Lavoratori degli uffici postali e diritto di sciopero

Da informazioni che ci giungono da nostri iscritti e simpatizzanti abbiamo appreso che allo sciopero nazionale indetto da CGIL e UIL per venerdì 16 dicembre non potranno partecipare i lavoratori degli uffici postali.
La commissione di garanzia, esattamente come accadde l’anno scorso, ha di fatto vietato il diritto di sciopero sulla base di valutazioni, alquanto discutibili, se non palesemente erronee, sull’impatto che avrebbe l’astensione sul pagamento della scadenza Imu del mese di dicembre.
Riteniamo che questo atto, rispetto al quale è impossibile non vedere una pressione della dirigenza di Poste Spa, sia una palese violazione del diritto al conflitto sindacale, in una fase particolarmente grave di crisi economica, pandemica e di guerra, affrontate dall’attuale governo di destra con una legge di bilancio di ulteriore attacco alle condizioni di vita delle classi popolari.
Poste Italiane Spa, azienda compartecipata dal Ministero dell’Economia e da Cdp, dimostra per l’ennesima volta che, a seconda della convenienza, può essere fornitrice di servizi essenziali, quando si tratta di reprimere il diritto di sciopero, e può essere azienda lanciata nel mercato, quando si tratta di guadagnare con pressioni commerciali, tagli al personale, straordinari, flessibilità, trasferimenti e distacchi dei lavoratori. In sintesi: tutti i vantaggi del pubblico e tutti i vantaggi del privato. Una posizione estremamente comoda e remunerativa – come dimostrano i bilanci costantemente in attivo dal 2003 ad oggi.
I lavoratori di Poste Spa, così come gli altri lavoratori colpiti dalle decisioni della commissione di garanzia, devono riconquistare il diritto allo sciopero.
La legge 146/1990, che impedisce il pieno diritto di sciopero nei “servizi pubblici essenziali”, deve essere cancellata.

Segreteria livornese Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

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