Oggi siamo stati in piazza a Roma alla manifestazione nazionale indetta dalla convergenza NO KINGS di cui siamo tra le soggettività promotrici. La lotta contro Trump, Netanyahu e le complici Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen è solo all’inizio!
Siamo stati in piazza col nostro bandierone della pace per chiedere che finalmente si applichi la Costituzione a partire dal ripudio della guerra e dall’affermazione dei diritti sociali. Battiamo il ferro finchè è caldo!
No agli hotspot. Né a Collesalvetti né altrove: contro la politica disumana dell’emergenza permanente
Il progetto di un nuovo hotspot a Collesalvetti evocato dal Governo Meloni ripropone una pratica ormai consolidata: quella dell’emergenza migratoria (che non c’è) come giustificazione per misure straordinarie. Ma l’emergenza, in questo caso, non descrive la realtà, piuttosto la costruisce.
Gli hotspot, introdotti nel 2015 nell’ambito delle politiche europee sul controllo delle frontiere esterne, non sono strutture di accoglienza. Sono dispositivi di selezione e smistamento, luoghi in cui le persone vengono identificate, arbitrariamente classificate e indirizzate – o protezione o espulsione – svuotando il diritto d’asilo.
Il punto non è – solo – umanitario, ma politico. Gli hotspot segnano una trasformazione profonda: la migrazione viene trattata come questione tecnica e di ordine pubblico, non come fenomeno sociale e globale. In questo modo ogni persona si trasforma in un caso amministrativo e il diritto si piega alla logica della gestione.
Questa logica prosegue e si radicalizza nei CPR, dove la detenzione amministrativa colpisce persone che non hanno commesso reati. Hotspot e CPR non sono eccezioni, ma parti di un unico sistema che normalizza il confinamento e rende ordinaria la sospensione dei diritti.
Per questo diciamo con chiarezza: gli hotspot non sono riformabili, sono da superare. Non servono più strutture di confinamento, ma politiche capaci di governare le migrazioni fuori dalla logica emergenziale e securitaria.
Ci opporremo in ogni sede all’apertura dell’hotspot di Collesalvetti. Useremo tutti gli strumenti politici, istituzionali e sociali a nostra disposizione per impedirne la realizzazione.
Rifondazione Comunista Pisa Una Città in Comune Buongiorno Livorno Primo Polo per Livorno La Sinistra di Collesalvetti Rifondazione Comunista Livorno Circolo PRC – Collesalvetti
Il 25 marzo alle 12 si è tenuto alla stazione di Livorno Centrale il presidio organizzato dal Coordinamento antimilitarista livornese contro la logistica di guerra in ferrovia. Presenti alcune decine di persone che hanno distribuito 500 copie del volantino che accoglieva l’appello dell’assemblea antimilitarista sui temi della crescente spesa europea per la militarizzazione del trasporto e infrastruttura ferroviaria, sui conseguenti tagli sulla sicurezza e sulle condizioni di lavoro sempre peggiori in ferrovia. Sono quindi stati esposti uno striscione del coordinamento “TRENI PASSEGGERI E PENDOLARI – NO TRASPORTI MILITARI” e lo striscione del collettivo “FERROVIERIlE/I CONTRO LA GUERRA”
Come Coordinamento siamo stati intervistati dalla stampa locale e l’interesse generale per l’iniziativa è stato giudicato positivo anche in prospettiva, per la costruzione di un movimento di massa unitario ed autonomo, che faccia capire al governo che non siamo disposti a rassegnarci ai loro piani militaristi ed autoritari.
Sosteniamo una circolazione ferroviaria civile e sicura.
Contrastiamo l’uso della rete ferroviaria a scopo bellico.
La guerra parte anche da qui, fermiamola! Coordinamento Antimilitarista Livornese
Venerdì 20 marzo – dalle 18 alle 20, piazza Attias, Livorno: Un’iniziativa pubblica aperta, con interventi brevi di associazioni, soggetti e forze politiche che in queste settimane si sono mobilitate per dire NO a una riforma sbagliata e dannosa! A seguire, gli interventi conclusivi di: Niccolò Volpe (Comitato Giusto dire NO) Rossano Rossi (Società civile per il NO al referendum costituzionale) Noi di Rifondazione Comunista saremo in piazza per difendere la Costituzione, i diritti e l’equilibrio democratico del Paese. Il 22 e 23 marzo vota NO!
La Federazione livornese di Rifondazione Comunista esprime profondo cordoglio per la morte del giovane lavoratore che stava svolgendo il proprio servizio in mare di fronte al porto. Di fronte all’ennesima tragedia sul lavoro ci stringiamo alla famiglia, ai colleghi e all’intera comunità portuale colpita da una perdita dolorosa e inaccettabile. Il lavoro non può continuare a costare la vita: sicurezza, prevenzione e tutela delle lavoratrici e dei lavoratori devono tornare ad essere una priorità assoluta. Auspichiamo che venga fatta rapidamente piena luce sulla dinamica dell’accaduto; serve comunque che si rafforzino diritti e controlli affinché simili tragedie non si ripetano. Alla famiglia e ai compagni di lavoro va la nostra solidarietà e vicinanza. Per Livorno è una bruttissima giornata. Noi siamo pieni di rabbia e tristezza.
Marco Chiuppesi Segretario Federazione Livornese Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
MANIFESTAZIONE ANTIMILITARISTA – CONTRO LE GUERRE E CHI LE ARMA! LIVORNO MARTEDÌ 24 FEBBRAIO ORE 17:30 Via Grande angolo Via del Giglio
La Federazione livornese di Rifondazione Comunista partecipa alle attività del Coordinamento Antimilitarista Livornese: di seguito il comunicato della manifestazione cittadina del 24 febbraio!
Il Coordinamento Antimilitarista Livornese e varie realtà cittadine impegnate sul terreno del contrasto al militarismo scendono in piazza a Livorno contro tutte le guerre il 24 febbraio, a quattro anni dall’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa. Quattro anni in cui il conflitto in corso nella regione sino dal 2014 è stato trasformato in una guerra totale che ha già provocato centinaia di migliaia di morti e distruzioni incalcolabili da entrambi i lati del fronte. L’opposizione alla guerra tuttavia cresce e i disertori aumentano, mentre al contrario i governi europei, fra cui l’Italia, si impegnano per la continuazione della guerra, alimentando abilmente la psicosi della minaccia internazionale, attraverso la propaganda bellica, la reintroduzione del servizio militare in molti paesi e nuovi ingenti finanziamenti. La Commissione Europea ha presentato una proposta di legge che prevede per il governo Zelensky un finanziamento di 90 miliardi garantito dal bilancio europeo. Questi 90 miliardi si aggiungono agli oltre 200 già stanziati dall’Unione Europea e dai governi degli stati membri. L’Italia è direttamente coinvolta nella guerra, nel quadro dell’intervento della NATO e dell’UE, ha contribuito con più di 20 miliardi tra finanziamenti diretti e contributi al fondo europeo di sostegno al governo di Kiev. La corsa al riarmo finalizzata a far fronte al contesto europeo e alla guerra in Ucraina si traduce anche in iniziative come la reintroduzione del servizio militare, annunciata da Crosetto in linea con quanto sta già avvenendo in Germania e altri paesi europei: uno scenario che vedrà intensificarsi ulteriormente la propaganda militarista nelle scuole e negli organi di informazione. Opporsi a tutto questo è possibile. I lavoratori, con i blocchi di questi mesi, ci danno la dimostrazione che si può fermare la guerra anche da qui, con l’impegno di tutte e tutti. – Contro ogni imperialismo, contro l’escalation bellica, le missioni militari e le politiche di riarmo – Contro l’aumento delle spese militari e il taglio delle spese sociali – Contro la produzione, il commercio e il trasporto di armi e materiale bellico – Contro la reintroduzione del servizio militare – Contro la propaganda guerrafondaia e militarista nelle scuole e nelle università – Contro la propaganda militarista machista e sessista – Contro basi militari, poligoni, hub logistici della guerra – Contro i militari nelle strade, la guerra al dissenso e contro la repressione – Per sostenere i disertori di tutte le guerre e di tutti i fronti – Per sostenere i lavoratori dei trasporti che si rifiutano di essere complici della guerra – Per una scuola e una sanità pubbliche, gratuite, per tuttx – Per la libertà di manifestare e scioperare – Per la solidarietà internazionalista