Idee per una azione politica sulla portualità

– Coord. Federazione della Sinistra Livorno –

La crisi di sistema che è esplosa in questi anni a livello mondiale, ha avuto forti ripercussioni anche nel settore dello shipping e della portualità nelle sue diverse dimensioni. La Commissione dell’Unione Europea sta riproponendo ricette ultra liberiste nei confronti dei segmenti più deboli del sistema marittimo-portuale (dal lavoro portuale ai servizi tecnico-nautici) ma acquiescente e tollerante verso i grandi monopoli/oligopoli che governano il traffico mondiale.
La richiesta formulata al Governo da alcuni importanti armatori del settore delle autostrade del mare, i quali rappresentano ormai una ristretta oligarchia, di modificare l’attuale ordinamento attraverso circolari e modifiche legislative per deregolamentare il settore del lavoro portuali, quello dei servizi tecnico nautici come l’ormeggio, il pilotaggio, il servizio di rimorchio e altri servizi ancillari, è solo l’anticipo dei temi che saranno all’orine del giorno nei prossimi mesi. Le premesse che riguardano gli indirizzi politici e programmatici del Governo Monti lasciano presagire una omogeneità con gli indirizzi della Commissione UE.
Su questi punti la Fed. Sin. di Livorno ha espresso una posizione coincidente, a Livorno con la Filt CGIL.
In molte città portuali italiane si è aperta, sulla richiesta degli armatori, una discussione che ha visto prendere posizioni di critica e di contrasto a quelle richieste, sia da esponenti politici e parlamentari del PD, sia, in forma unitaria da CGIL CISL UIL di Categoria. Riscontriamo con preoccupazione che a Livorno su questo ed altri problemi che potrebbero provocare effetti negativi anche nel nostro scalo, non si riesce a produrre un’analisi capace di avere più chiari gli indirizzi strategici e programmatici della Città, del porto e del suo hinterland.
Modifica alla Legge 84/’94
Il Disegno di Legge approvato al Senato e attualmente in discussione alla Camera ha in se luci ed ombre. Va sicuramente apprezzato il fatto di avere reintrodotto il concetto di “ambito portuale” all’art. 5 che regola la materia dei piani regolatori portuali. All’esigenza di rafforzare le competenze di coordinamento e controllo delle Autorità Portuali si supplisce rafforzando i poteri dei Presidenti. Sulla nomina dei Presidenti le istituzioni elettive dei comuni rientranti nella circoscrizione territoriale perdono ogni prerogativa, portando queste procedure in capo ai Presidenti delle Regioni ed al Ministro dei Trasporti e delle infrastrutture. In questi anni di assenza di controlli vi è stato nel sistema portuale italiano una azione degenerativa della legge 172/2003 che prevedeva che alcuni art. 16 potessero gestire una parte minoritaria dell’operazione portuale, attraverso l’erogazione di servizi attraverso un appalto di lunga durata. Purtroppo grazie alle interpretazioni di alcune Autorità Portuali e Autorità Marittime, e con il placet dei vertici ministeriali molti art 16 hanno svolto in realtà attività di lavoro temporaneo. Esistono anche realtà dove gli art. 16 sono stati all’interno del rispetto della legge. Le modifiche apportate con l’accoglimento degli emendamenti delle Organizzazioni Sindacali, se da una parte evitano il perdurare di una situazione dove le norme sono state stravolte, dall’altra rischia di aprire situazioni disastrose in quelle realtà come a Livorno dove per anni la situazione è stata sotto controllo. Il rischio reale per la nostra realtà è che circa 400 lavoratori si trovino da un giorno all’altro senza lavoro. Ci riferiamo in particolare alla Compagnia Portuale di Livorno e la Cooperativa Unicoop.
Livorno
Le ripercussioni della crisi nella nostra realtà sono ancora più acute rispetto ad altre realtà italiane, anche perché abbiamo alle spalle un decennio nel quale i livelli di programmazione e pianificazione del porto e del territorio sono stati scarsissimi. In questi ultimi anni si sono realizzati fenomeni di frammentazione funzionale nel porto, specie nel settore ro-ro, che hanno reso più difficile il rafforzamento di imprese strutturate, agevolando invece forme di “nanismo imprenditoriale” che poggia le sue basi sulla deregolamentazione del lavoro, con quello che ne consegue sia sul piano sociale, sia sulla qualità dei servizi resi ai clienti. Continuare sulla strada delle “guerre tariffarie” sul porto mette in discussione anche la capacità competitiva, al momento dell’auspicabile superamento della crisi. La presenza di Fondi Finanziari che agiscono solo in una logica finanziaria sta ponendo un serio problema di governabilità dei processi e degli assetti del porto di Livorno.
L’adeguamento e l’ammodernamento infrastrutturale (fondali, collegamento ferroviario, cablaggio ed informatizzazione del porto) diventa una priorità senza la quale la deriva di declino che sta vivendo il nostro scalo diverrà irreversibile.
PIANO REGOLATORE PORTUALE
La discussione sulla zonizzazione e sul Piano Regolatore del porto nasce , per la stessa ammissione del Presidente Gallanti, come una provocazione. Ad oggi la discussione attorno a questi temi è basata su indirizzi generici e non è supportata da nessuna analisi economica, di pesatura delle varie attività e del Valore Aggiunto da esse prodotte, con il rischio che si creino delle situazioni di squilibrio che non giovano alle prospettive del porto . Per noi rimane un punto fermo dal quale sviluppare i futuri assetti: In coerenza con il Piano Regionale di Sviluppo, il porto di Livorno deve mantenere la sua centralità “commerciale” come nodo sul quale sviluppare ed agevolare le attività industriali livornesi e della nostra Regione. Tutto questo ad oggi non è chiaro, sia nel rapporto fra le attuali aree commerciali dell’Alto Fondale ed il loro possibile arretramento per fare posto alle attività crocieristiche, sia per quanto riguarda l’assetto del c.d. terminal multi purpose a partire dal problema della delocalizzazione del TCO.
Per quanto riguarda l’Alto Fondale: al terminalista CILP deve essere garantita la certezza che ad ogni area in concessione, scoperta o coperta o banchina che concordemente viene dedicata per attività di supporto ai passeggeri, gli sia garantita attraverso, lo strumento della concessione e simultaneamente l’equivalente di aree scoperte, coperte, ml di banchina , così come è avvenuto per altri operatori livornesi.
Auspichiamo che in sede di discussione in Consiglio Comunale questi ed altri fattori che rendono vaga ed incerta l’attuazione di un piano regolatore portuale, siano elementi di valutazione per poter armonizzare lo strumento urbanistico della città con quello del porto. In questo quadro si deve aprire un ampio confronto sui lineamenti del nuovo Piano Operativo Triennale, affinché non risulti essere un mero “copia e incolla” della zonizzazione
L’altro aspetto delicato riguarda l’assetto delle aree dove dovrà sorgere il c.d “terminal multi proposta”. Il Circolo della Portualità ha per prima denunciato le procedura avanzate delle Società BASE/TLPR spa e MESOL srl di ottenere la concessione di pregiate aree portuali per realizzarvi attività industriali. Il dibattito che ne è seguito ha prodotto un’azione tendente a non perdere l’investimento per la realizzazione di una raffineria di biodiesel, cercando soluzioni compatibili con le destinazioni d’uso delle aree, potendo anche trovare risposte industriali al problema aperto con crisi di Novoil(nome giusto??)
IL LAVORO
Non vi è dubbio che i primi a pagare gli effetti della crisi e le sue storture di “price competition” siano stati i lavoratori del porto.
Consideriamo positivo il fatto che fra le Organizzazioni Sindacali e Associazioni datoriali  si sia trovato un accordo rispetto ai temi del Lavoro. Ora è utile che le Istituzioni diano la loro adesione a questo documento facendosi garanti dell’attuazione e del rispetto dell’accordo stesso.
AGELP
La vicenda AGELP sta diventando un’emergenza politica e sociale. Politica perché la funzionalità di questo strumento misura il livello del mercato del lavoro di un porto. Se al soggetto deputato per legge ad erogare “lavoro temporaneo” nel porto viene tolto spazio, attraverso l’erogazione di falsi servizi, che spesso vengono svolti da alcuni art. 16. mancano anche i presupposti economici per la concreta prospettiva di questa azienda, che fra l’altro esprime professionalità non indifferenti. La ritrosia espressa dalle imprese terminaliste e art.16 ad entrare nella compagine sociale è sicuramente un segno negativo . Dopo che la Compagnia Portuale ha deciso di mettere su mercato le sue quote, per aiutare un processo di integrazione delle altre aziende, anche questo alibi è caduto. Nello specifico rileviamo che ai sensi del comma 5, art 17. L. 84/’94, essendo l’Autorità Portuale il soggetto che promuove e controlla queste agenzie di lavoro portuale temporaneo, utilizzi il suo potere politico-istituzionale per facilitare la più ampia partecipazione azionaria, pensando anche ad attivare penalizzazioni a quelle imprese che strumentalmente non diventano azionisti di Agelp.

Obiettivi
Il nostri obiettivi sono:

  • Aprire un confronto innanzitutto con i lavoratori del porto, cercando un loro maggior coinvolgimento su questi temi politici, che vanno inquadrati nel contesto della crisi e dei suoi effetti, per poter affrontare le emergenze ma anche per creare prospettive di sviluppo e certezze per il futuro
  • Vogliamo altresì attivare un confronto con le forze politiche e le rappresentanze presenti nei Consigli elettivi, per arrivare preparati alla discussione in Consiglio Comunale in merito al Piano Regolatore Portuale, al Piano Operativo Triennale, e sui problemi che dal porto si intrecciano sulla programmazione economica e territoriale della nostra area.
  • Per quanto riguarda i problemi di una novo assetto regolamentare (revisione ordinanza 40) come ad esempio sul tema rapporto fra art. 16 e art.16 è necessario uno stringente rapporto con i sindacati di Categoria e con i soggetti imprenditoriali.
  • La Federazione della Sinistra di Livorno intende, attraverso le strutture regionali, aprire un confronto sul tema della portualità toscana ed in particolare sul porto di Livorno, per togliere l’ambito della discussione dai pochi soggetti che prendono delle decisioni fra, cercando con questo di ridare al politica il giusto ruolo che gli spetta specie sui temi degli indirizzi di programmazione economica territoriale.
  • Rimane il grosso problema inerente la funzione dell’Autorità Portuale con la sua società controllata e quindi il mantenimento di un ruolo di terzietà che questa amministrazione deve garantire.