Sulle chiusure serali anticipate del parco pubblico della Fortezza Nuova

Sulle chiusure serali anticipate del parco pubblico della Fortezza Nuova:
GIÙ LE MANI DAI PARCHI PUBBLICI!


Livorno è carente di verde pubblico. E nel centro città l’unico bellissimo polmone verde è rappresentato dalla frequentatissima Fortezza Nuova. L’antico baluardo è frequentato ogni giorno da bambini, cani con i loro proprietari e increduli turisti stupiti da tanta bellezza. Ad inizio di quest’anno la Fortezza Nuova è stata presa in gestione da Fortezza Village Livorno S.R.L.S. Nel bando è indicato chiaramente che tra le condizioni di permanenza del diritto di gestione da parte della società vincitrice c’è il rispetto della qualità pubblica del parco: il concessionario infatti si obbliga ad usare la Fortezza “garantendo la fruibilità delle aree costituenti il parco pubblico“, oltre a usare aree specifiche per eventi culturali e servizi accessori. Adesso che gli stand gastronomici vengono smantellati, si è però pensato bene di impedire il godimento del parco ai suoi frequentatori, chiudendolo in diverse occasioni ben prima dell’orario di chiusura in vigore nei parchi di tutta la città!
Premettendo che, come Partito della Rifondazione Comunista, siamo contrari alla concessione di beni pubblici alla gestione di soggetti privati che perseguono in ultima analisi solo il proprio profitto, stante la situazione attuale denunciamo e sollecitiamo l’amministrazione a vigilare e far rispettare le condizioni dettate nel bando che prevedono in caso di inosservanza la possibile decadenza della concessione.

la Segreteria della Federazione Livornese Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Elezioni a Castellina Marittima

Tra i comuni nei quali si è votato domenica e lunedì c’è anche Castellina Marittima, che pur essendo in provincia di Pisa ha un circolo di Rifondazione comunista che fa parte della nostra federazione livornese.

A Castellina il nostro partito ha partecipato alla lista “Agorà – La sinistra” a sostegno del candidato sindaco Manolo Panicucci, già sindaco nella precedente amministrazione, candidando la compagna Fulvia Vetturini (già vicesindaco nell’amministrazione uscente) e il compagno Renzo Dani (segretario del nostro circolo di Castellina).

Purtroppo, nonostante il grande impegno di candidati e militanti, i risultati non sono stati quelli che auspicavamo; è stato eletto nuovo sindaco un altro candidato, Alessandro Giari. in ogni caso il risultato raggiunto dalla lista Agorà le permette di partecipare alla prossima consiliatura con due consiglieri. Oltre a Manolo Panicucci sarà in consiglio comunale la nostra compagna Fulvia Vetturini, che è stata la più votata della lista.

A lei e a Manolo gli auguri di un buon lavoro, siamo sicuri che sapranno servire in modo esemplare le cittadine e i cittadini di Castellina anche dai banchi dell’opposizione. Un ringraziamento a loro, al compagno Renzo Dani, e a tutte e tutti coloro che a Castellina si impegnano ogni giorno con coerenza e concretezza!

E’ il momento della lotta! Se non ora quando?

E’ IL MOMENTO DELLA LOTTA! SE NON ORA QUANDO?

Il governo Draghi insiste con le politiche che hanno prodotto disoccupazione, precarietà, salari da fame, perdita di diritti, le politiche che hanno impoverito scuola, sanità e servizi pubblici,le politiche che hanno aumentato le disuguaglianze e devastato l’ambiente!

NO AL PATTO SOCIALE DI DRAGHI E BONOMI!

Rilanciamo l’unità nelle lotte, a partire dalla mobilitazione dell’11 ottobre dei sindacati di base, per fermare le politiche neoliberiste e rimettere al centro il lavoro, la giustizia sociale, la cura delle persone e dell’ambiente!

SOLIDARIETÀ AI LAVORATORI MT LOGISTICA!

MT logistica licenzia 25 lavoratori, addetti alla movimentazione auto.
Esprimiamo solidarietà ai lavoratori e chiediamo che i licenziamenti vengano ritirati.
Ma la solidarietà non basta!
Bisogna che cittadinanza e istituzioni capiscano perché questi lavoratori che operano sul piazzale di via Enriquez, dal momento nel 2015 dell’acquisizione della azienda F.lli Elia da parte della Bertani, hanno dovuto frequentemente proclamare stati di agitazione sindacale e scendere in sciopero!
Bisogna sapere perché molti dei lavoratori che operano in appalto in ambito portuale, sono inquadrati contrattualmente come lavoratori di imprese di pulizie o multiservizi!
Bisogna capire come funziona, e chi avvantaggia veramente, il sistema di appalti e subappalti di questo settore. Non certo i lavoratori, che ad ogni cambio di appalto faticano ad ottenere TFR, ferie non godute e ultimi stipendi!
Vorremmo poi sapere: perché il “Patto per il lavoro, la competitività e la coesione sociale del sistema città porto di Livorno”, proposto e firmato da Comune, Autorità portuale, dai rappresentanti dei maggiori terminalisti operanti nel porto e dalle parti sociali, non fa scattare nei confronti dei 25 lavoratori licenziati quella coesione sociale sottoscritta nel patto?
Ed infine chiediamo controlli ed un richiamo alla correttezza da parte delle istituzioni regionali e locali nell’elargizione di contributi e sgravi per le imprese che operano nel nostro territorio.
I soggetti sopra citati si devono attivare per quanto compete loro, e invitiamo tutta la cittadinanza ad unirsi a noi nel chiedere il ritiro dei 25 licenziamenti alla Mt!

La segreteria della federazione livornese del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

2 ottobre: assemblea cittadina per il ritiro delle missioni militari

BASTA GUERRE E FRONTIERE
SOLIDARIETÀ ALLA POPOLAZIONE AFGHANA
PER IL RITIRO DELLE MISSIONI MILITARI!

Nell’ottobre 2001 iniziava l’invasione dell’Afghanistan. Anche l’Italia, nel quadro della NATO, ha partecipato all’occupazione militare del paese che negli ultimi 20 anni ha mantenuto la popolazione in condizioni di miseria, oppressione, guerra, violenza patriarcale. Ora la restaurazione del regime talebano avviene anche per gli accordi fatti dagli USA, con la complicità dell’Italia. La vicenda afghana mostra a cosa portino le missioni militari, e mostra tragicamente l’urgenza di prendere l’iniziativa per il ritiro immediato delle missioni ancora in corso, per garantire la libertà di movimento ai profughi, per rilanciare l’impegno di solidarietà concreta tra i soggetti sfruttati e oppressi in tutto il mondo. In particolare in sostegno alle donne e a tutt* coloro che in questi giorni in Afghanistan stanno levando la propria voce per la libertà.

PER IL RITIRO DELLE MISSIONI MILITARI!
Le missioni militari italiane all’estero sono 40, di cui ben 18 in Africa. Tra 2020 e 2021, in piena pandemia, il governo ha avviato 4 nuove missioni. Nel Golfo di Guinea, nel Sahel, in Somalia, nello Stretto di Hormuz. Tra le motivazioni ufficiali di queste missioni: “proteggere gli asset estrattivi di ENI”. Dal 2018 è presente un contingente militare italiano in Libia che tutela gli impianti dell’ENI, che non ha lasciato il paese neanche durante la guerra civile.La strategia militare italiana è sempre più aggressiva e predatoria, apertamente imperialista e neocoloniale.
Mentre cresce lo scontro tra l’imperialismo di USA, Cina e Russia, si torna a parlare proprio per le missioni coloniali in Africa di un esercito europeo. Le ragioni che muovono le missioni di guerra sono sempre le stesse: controllo delle risorse; spartizione delle aree di influenza politica ed economica e repressione delle istanze sociali e di classe; controllo delle zone considerate centrali per i movimenti migratori; pubblicità per armamenti, mezzi ed equipaggiamenti militari. Anche per sostenere queste guerre la spesa militare dello Stato italiano è in costante aumento.
Nel 2020, mentre di fronte alla pandemia collassava il servizio sanitario lo Stato italiano aveva deciso di aumentare a 24,97 miliardi la spesa militare per il 2021. Un aumento dell’8,1 % rispetto all’anno precedente, a cui corrisponde una riduzione della spesa sociale, in particolare sanità e scuola.
Abbiamo costituito un coordinamento formato da forze politiche, sindacali, realtà associative e singol*, unite per lanciare una campagna per fermare il crescente intervento militare dello stato italiano all’estero, convinte che solo l’opposizione dal basso possa contrapporsi efficacemente a questa politica.
Invitiamo tutte le persone e le realtà interessate a partecipare a una prima occasione pubblica di confronto per lanciare la campagna:

Assemblea Cittadina
Sabato 2 ottobre ore 16
Piazza Garibaldi
(in caso di pioggia si terrà in sotto il loggiato di Piazza della Pescheria in Venezia)

“Basta missioni militari!”
Coordinamento cittadino per il ritiro immediato delle missioni militari italiane all’estero

Sofferenza…

6 Palestinian prisoners escape from high-security Israeli prison - Axios


“Se la sofferenza non ti ha reso un essere umano migliore, vuol dire che l’hai sprecata”…
Questo bisognerebbe dirlo tutti i giorni agli israeliani, occupanti dei territori palestinesi, questo bisognerebbe gridarlo ogni giorno a coloro che infliggono sofferenze disumane ai prigionieri politici rinchiusi nelle carceri di massima sicurezza nel deserto: 4650, di cui 520 detenuti amministrativi (quelli che non sono passati attraverso un processo), 200 bambini, 40 donne, 544 condannati alla pena di morte, 499 condannati a più di 29 anni di reclusione. Per quanto riguarda i bambini, da un rapporto di Save the Children, la maggior parte di questi bambini e ragazzi vengono portati via dalle loro case di notte, bendati, con le mani dolorosamente legate dietro la schiena. Molti di questi minori non sanno nemmeno il perché di questo arresto e dove verranno portati, tantomeno le loro famiglie. Questi minori sono gli unici al mondo che vengono sistematicamente perseguiti attraverso un sistema giudiziario militare invece che civile. L’accusa più comune è il lancio di pietre, per il quale la pena massima è di 20 anni.
Il 6 settembre nelle prime ore del mattino sei prigionieri palestinesi sono riusciti a fuggire dal carcere di massima sicurezza di Gilboa, attraverso un tunnel sotterraneo. Da subito i servizi carcerari israeliani, con lo Shin Bet, hanno trasferito per rappresaglia, oltre 350 prigionieri politici nelle carceri situate nel deserto e, tra loro, i leader politici sono stati interrogati attraverso i sistemi israeliani, trascinati nel reparto di interrogatori di Kishon, dove vengono utilizzate torture fisiche, torture psicologiche, posizioni dolorose nonostante l’assoluto divieto di tortura imposto dalle leggi internazionali… ma si sa, ad Israele tutto è permesso. Le misure su vasta scala adottate dallo Shin Bet e dalle forze carcerarie israeliane per volere dell’autorità giudiziaria israeliana, riguardo al trasferimento ed all’interrogatorio dei prigionieri, costituiscono una chiara forma di punizione collettiva vietata dall’articolo 3 della Convenzione di Ginevra; inoltre, sempre per rendere invivibile la permanenza illegale in carcere, gli aguzzini israeliani hanno istituito un lockdown per tutti i centri di detenzione, vietando così anche un minimo contatto con i familiari e gli avvocati (avvocati il cui accesso è previsto solo in casi eccezionali, come è avvenuto, dopo giorni di torture ai palestinesi fuggiti e ripresi dopo 2 settimane di ricerche ), esemplificando così la repressione arbitraria, punitiva e di rappresaglia.
Ad oggi, i sei palestinesi fuggiti , come sappiamo, sono stati nuovamente ricondotti nei carceri di massima sicurezza e dalle foto rubate e dalle dichiarazioni dei loro avvocati, sono stati interrogati sotto tortura, in special modo Zakaria Al Zubeidi, portato poi in ospedale per fratture e in precarie condizioni di vita. Zubeidi è stato il principale artefice dell’intifada, leader a suo tempo della lotta contro l’occupazione, e promotore del Freedom Theatre di Jenin. La tortura ai prigionieri politici costituisce una condotta vietata dall’art. 1 della Convenzione in materia, secondo il quale il termine tortura designa qualsiasi atto con cui sono inflitte ad una persona sofferenze acute fisiche e psichiche al fine di ottenere confessioni o punirla per atti che ha commesso.
Il gesto dei sei palestinesi è stato comunque un segnale di riscossa e di libertà, di non aver ancora rinunciato alla vita, che è e sarà pagata a caro prezzo dai prigionieri politici tutti e dalla popolazione palestinese.
Israele imporrà come suo solito, punizioni collettive contrarie ad ogni legalità e non ne pagherà mai il prezzo, grazie alla complicità dei nostri governi e del governo USA che ha sempre protetto Israele qualunque azione facesse contro il popolo palestinese, rendendosi complice delle violazioni del diritto umanitario, dei diritti umani e degli assassinii. Il popolo palestinese sta conducendo, da solo, una lotta per la libertà e la dignità; i suoi nemici sono l’oppressione, la negazione dei diritti, la segregazione, l’apartheid, e soprattutto l’indifferenza e la volontà di non agire del mondo occidentale nei confronti di un Israele occupante.
Marwan Barghouti, il leader storico palestinese, da anni incarcerato nelle prigioni israeliane, diceva che di fronte al sistema coloniale razzista che diffonde violenza, segregazione e oppressione, noi tutti dal carcere e fuori di esso, dobbiamo diffondere una visione pluralista ed il riconoscimento dei diritti umani. La comunità internazionale ha l’obbligo POLITICO, MORALE E LEGALE di agire in difesa della giustizia e di sostenere e promuovere il diritto internazionale, questa responsabilità ricade sui governi, sui rappresentanti eletti, sui rappresentanti dei partiti che credono nel diritto e nella libertà, sui sindacati, sui movimenti della società civile, su ognuno di noi come cittadini.
Oltre a far sentire la nostra voce bisogna aderire al movimento internazionale del BDS, disinvestimento e sanzioni contro Israele che tanto ha prodotto contro l’apartheid in SudAfrica. Importante riproporre un appello per la liberazione dei prigionieri politici palestinesi, bambini e donne, e questo può essere un atto che il prossimo congresso nazionale del nostro partito può attuare, ricominciare a denunciare le violenze quotidiane contro la popolazione palestinese, facendo sentire la nostra voce in tutti i luoghi possibili. Libertà per la Palestina!

Mariella Valenti
responsabile immigrazione Federazione livornese Partito della Rifondazione comunista – Sinistra Europea