10 novembre manifestazione nazionale contro governo, razzismo e decreto Salvini

Sabato 10 novembre a Roma si svolgerà una manifestazione nazionale antirazzista e contro il governo, organizzata da un ampio schieramento di forze riunite in assemblea antifascista. Anche il nostro partito è coinvolto nell’organizzazione e un pullman organizzato da Rifondazione passerà da Livorno alle 7:30 per raccogliere i partecipanti della nostra città.
Per partecipare prenotare al 3934799175 (Viviana), contributo minimo 15€.
Questa la dichiarazione di convocazione della manifestazione:

È il momento di reagire, mobilitarsi e unirsi contro gli attacchi del governo, a cui Minniti ha aperto la strada, contro l’escalation razzista e il decreto Salvini che attacca la libertà di tutte e tutti.
– Per il ritiro immediato del Decreto immigrazione e sicurezza varato dal governo. NO al disegno di legge Pillon.
– Accoglienza e regolarizzazione per tutti e tutte.
– Solidarietà e libertà per Mimmo Lucano! Giù le mani da Riace e dalle ONG.
– Contro l’esclusione sociale.
– No ai respingimenti, alle espulsioni, agli sgomberi.
– Contro il razzismo dilagante, la minaccia fascista, la violenza sulle donne, l’omofobia e ogni tipo di discriminazione.
Per queste ragioni convochiamo una MANIFESTAZIONE NAZIONALE pacifica, solidale, accogliente e plurale per sabato 10 novembre a Roma.
Piattaforma approvata dall’assemblea antirazzista del 14 ottobre a Roma

Con il sindaco di Riace, per un modello di accoglienza e integrazione

È oramai da tempo che in Italia ed in Europa la linea politica è chiara, chi si avvicina con prospettive umanitarie all’immigrazione, fenomeno epocale e di portata mondiale, viene contrastato, in dispregio dei trattati internazionali con una logica solo emergenziale. Il reagire e disobbedire ad un sistema punitivo e marginalizzante viene definito “contro legge” come è accaduto al sindaco di Riace Domenico Lucano, accusato di “immigrazione clandestina” e per questo, prima obbligato agli arresti domiciliari poi espulso dal suo paese come un mafioso assassino. La sua e nostra Riace, fondata su un diverso modo di accoglienza e di integrazione, attraverso processi di inclusione sociale e lavorativa, dove non si sono parcheggiati esseri umani come fossero macchine, ma è stata data loro la dignità del diritto, dimostrando che si può accogliere senza alcuna forma di disumanizzazione, coniugando solidarietà e giustizia sociale. Ma tutto ciò non è piaciuto al ministro Salvini che ha costruito per suoi fini elettorali il nemico pubblico, profughi e migranti, attaccando un modello economico e sociale che ai suoi occhi è soltanto una “minaccia” perché potrebbe diventare un principio universalmente valido e cioè quello che chiunque sta in un luogo diventa autoctono e per un signor ministro che ha fatto della paura del “diverso” il suo modello di vita è certamente grave. Ma non solo Riace è nel mirino , anche a Pistoia, nella parrocchia di Don Biancalani, dove sono ospitate persone provenienti da varie nazioni e da situazioni terribili come tutti coloro che fuggono dalla loro terra, l’ “ira funesta” del ministro dell’Interni ha fatto si che carabinieri, vigili urbani, vigli del fuoco, polizia ed altre forze di “sicurezza”, hanno compiuto un vero e proprio blitz di “controllo”, ovviamente per il solo gusto di criminalizzazione della solidarietà e del nuovo modello di accoglienza. Nel decreto sicurezza salviniano troviamo la violazione della Costituzione, dalla normativa internazionale e di quella della UE, l’abolizione della protezione umanitaria, il ridimensionamento del sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, il trattenimento per ulteriori 30 giorni dei richiedenti asilo negli hot spot e l’ estensione del periodo di detenzione degli irregolari nei centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Tutto questo, anziché governare l’immigrazione e garantire sicurezza per tutti produrrà nuova marginalità e irregolarità, un grave attacco alle libertà individuali ed a chi vive già in povertà estrema.

Dobbiamo costruire una NUOVA COSCIENZA che si ribella, una memoria collettiva che salvaguardi tutte le esperienze di buona accoglienza giusta e solidale, contro decreti che stanno istituzionalizzando la criminalizzazione della solidarietà e di chi la pratica. Noi di Rifondazione Comunista saremo sempre al fianco di coloro che si ribellano all’uso distorto della legge che vuole distruggere le basi di una comunità fondata sul diritto, aperta ed inclusiva, che non trasforma gli immigrati in nemici ma ne rispetti i valori, le storie, le culture, la dignità, il diritto ad una vita migliore.

Mariella Valenti
Responsabile immigrazione Federazione livornese Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Pascoli, tutelare lavoratori ed ospiti della RSA

Qualcosa non torna sulla vicenda della paventata chiusura della RSA G. Pascoli. La posizione del comune è quella di chiudere la struttura a causa degli elevati costi di gestione e manutenzione: cifra dei costi, tra l’altro, contestata dagli stessi lavoratori e che infatti si riferiva anche all’altra rsa comunale, quella di Villa Serena, non tenendo conto, ulteriormente, dei soldi versati dalle famiglie. Com’è possibile che, stante il costante invecchiamento della popolazione, si renda conveniente la gestione privata e non pubblica di una struttura del genere? La colpa è addossata dal Comune ai voucher che la Regione concede dallo scorso anno, e destinati alla compartecipazione alle spese delle famiglie per l’assistenza dai propri congiunti, da ospitare in strutture private convenzionate. Non crediamo che le cose stiano così: Sono gli stessi lavoratori a denunciare che, da più di un anno, non vengono accettate nuove quote nella residenza, che è passata da 93 a 70 ospiti, non per mancanza di domanda, ma per blocco dell’offerta! 

Nogarin ha dichiarato che il problema è anche colpa della scorsa amministrazione, che aveva lasciato il Pascoli in condizioni tali da richiedere adesso spese ingentissime per la sua manutenzione. Era però prevista in quell’area la costruzione del nuovo ospedale ed il trasferimento in città degli ospiti, come da protocollo del maggio 2010. Nello scontro tra Regione e Comune di Livorno su quest’ultimo accordo le vittime sembrano essere state gli ospiti della rsa G. Pascoli. Crediamo si sia prodotta una svista clamorosa della quale la giunta dovrà rispondere politicamente e con la massima urgenza:

Esiste qualche relazione tra l’attuale blocco di nuove quote al Pascoli ed il protocollo del maggio 2010 sul nuovo ospedale? Se, al contrario, non vengono accettati nuovi ospiti, tali da garantire la sostenibilità economica della struttura, per soli motivi di inagibilità di molte parti della stessa, come mai in tutti questi anni di finanziamenti promessi e ricattati sulla città non è mai stata fatta parola sulle inderogabili necessità manutentive della struttura con la Regione? Crediamo che gli ospiti ed i 113 lavoratori e lavoratrici del Pascoli siano vittime di una gigantesca svista alla quale occorre porre rimedio il prima possibile. Solo lo scorso anno sono stati spesi 250,000 EUR per il rifacimento dell’impianto antincendio, ancora soldi buttati? Il prossimo anno sono previste le elezioni, impegnare il Comune in scelte tanto radicali a fine mandato non ci sembra la miglior eredità da lasciare alla futura amministrazione.

Francesco Renda
Segretario Federazione livornese Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

No alla chiusura della RSA Pascoli, tutelare ospiti e lavoratori

L’amministrazione grillina smantella i servizi sociosanitari a Livorno: L’assessore al sociale ha annunciato la chiusura della RSA Pascoli.
Ne faremo tutti le spese: le lavoratrici e i lavoratori del Pascoli, gli ospiti della struttura, le loro famiglie, la città di Livorno ulteriormente impoverita sul fronte dei servizi.
Tutto questo è inaccettabile, come è inaccettabile la politica sociosanitaria della regione Toscana fatta di tagli e “ponti d’oro” ai privati.
Rifondazione Comunista è per mantenere i servizi socioassistenziali pubblici, è per la tutela di lavoratrici e lavoratori, è per il rispetto della dignità degli anziani.

Su Rifondazione Comunista e Potere al Popolo

Rifondazione e Potere al PopoloRabbia e delusione. Sono queste le emozioni che adesso restano dopo il rapido susseguirsi di eventi che hanno portato Rifondazione Comunista a porsi in maniera estremamente critica sul processo organizzativo di Potere al Popolo. Vorrei subito mettere in chiaro che abbiamo perso tutti, a prescindere dal lato al quale si voglia addossare la colpa. Abbiamo perso perché l’unità della sinistra di alternativa non può fare a meno di nessuna delle sue componenti e perché questa unità è la via obbligata per dare alla città ed al paese le politiche redistributive e progressiste delle quali abbiamo disperato bisogno. Non quelle a debito che fanno alzare lo spread del governo pentaleghista, ma quelle che aboliscono la legge Fornero perché hanno il coraggio di togliere a chi ha, per dare a chi non ha.
Ho partecipato a Potere al Popolo fin dalla sua nascita alla prima assemblea romana, lo vedevo come un contenitore dove lo stato disperato di questa povera Italia potesse farci trovare un minimo comune denominatore, un movimento che mettesse insieme partiti, associazioni, comitati, vertenze e singoli aderenti. Un movimento capace di esulare dalle dicotomie che tanto vanno di moda come quelle tra vecchio e nuovo, noi e loro, giovani e anziani, bravi ragazzi e brutti politicanti, gente del fare e gente del parlare, potrei naturalmente andare oltre, perché tutti i giorni siamo immersi in questo “cambiamentismo senza bussola”. La politica è sostanzialmente una cosa, la composizione di interessi contrapposti e da quale parte far pendere l’ago della bilancia dipende dalla visione del mondo che abbiamo in testa e quest’ultima dall’ideologia. La politica non è onestà e buon senso, che ne rappresentano solo i prerequisiti, ma la costante ricerca del modo di favorire gli interessi che abbiamo individuato per costruire la società che vogliamo. Ho avuto la fortuna di poter studiare, solo per capire che non mi sarebbe bastata questa vita per avere sempre la risposta giusta. La costruzione di un soggetto politico, che è strumento per incidere nella società, deve seguire la stessa logica. In caso contrario non farebbe che scadere nelle false certezze dei nostri tempi, dettate da poco studio e tanta superficialità.
La decisione di procedere alla strutturazione di Potere al Popolo per statuti contrapposti, scelta che abbiamo contestato, rappresentava già in partenza un fallimento annunciato. Rifondazione Comunista, anche dopo l’abbandono di PCI e sinistra anticapitalista, ha continuato a credere ad a mobilitarsi per Potere al Popolo, che era e resta un soggetto ad adesione individuale, non partitica. Leggendo i commenti sulla vicenda, non credevo che verso il partito che ho l’onore di guidare si nutrisse un odio tanto viscerale da parte di compagni e compagne con i quali abbiamo collaborato e costruito momenti interessanti. Come segretario ho il dovere di rispedirli con fermezza al mittente perché la comunità che guido è fatta di persone straordinarie, di militanti che non ricevono 1 Euro per la propria attività, che vivono anche con rischio privato l’adesione ad un partito che si chiama Rifondazione Comunista, sono studenti, impiegati, disoccupati ed operai, esattamente come la gran parte di società ridotta allo stremo dal neoliberismo che caratterizza questa fase della storia del capitale. Con altrettanta fermezza rispedisco al mittente anche l’idea che i militanti locali del PRC siano “buoni” mentre i loro dirigenti nazionali siano “cattivi” perché abbiamo contribuito ad eleggerli, perché abbiamo dato loro ripetutamente fiducia, perché abbiamo regole democratiche al nostro interno per costringerli a rendere conto del proprio operato ed infine perché condividiamo la bontà delle ragioni espresse, molte delle quali avevano proprio a che fare con la democraticità di Potere al Popolo.
Forse dovevamo accorgerci prima che PaP non sarebbe stato quello che credevamo, perché questo ha dato modo ai nostri detrattori di accusarci delle peggiori nefandezze e di essere d’ostacolo al sorgere del sol dell’avvenire. In terra però non ci sono macerie, Potere al Popolo è riuscita a mobilitare una fetta importante di società che era estranea alla politica e questo è un bene immenso, ha permesso a mondi che non si parlavano da troppo tempo di ricucire rapporti e fiducia personale ed infine ha ravvivato la militanza di tanti compagni e compagne di rifondazione Comunista. Continueremo a dare il nostro contributo nelle forme che decideremo nella fase di riflessione che adesso ci attende, ma credo però che in una casa comune non ci si debba sentire ospiti non graditi, e proprio per salvaguardare quello che abbiamo contribuito a costruire, soprattutto in vista degli importanti appuntamenti elettorali che ci attendono, riacquistiamo la nostra piena sovranità e libertà d’azione politica, per la costruzione di un’ampia coalizione d’alternativa netta a PD, M5S e destre.

Francesco Renda
Segretario Federazione livornese Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea