Anche a Livorno, il taser è una pessima idea

Da oggi anche a Livorno le forze di polizia avranno in dotazione le pistole a impulso elettrico, dette taser.

Il sottosegretario leghista all’interno Laura Molteni qualifica questi strumenti come “di difesa e non di offesa, di sicurezza e non di violenza”. In realtà noi pensiamo che l’adozione dei taser sia una pessima idea. In merito rilanciamo alcuni brani di un articolo di Maria Pia Calemme da Transform! Italia, di cui consigliamo la lettura integrale.

“[…] Nonostante le affermazioni secondo le quali il taser sarebbe un’arma non letale e, addirittura, salverebbe delle vite (come sostiene l’azienda Axon), che comunque ammette un potenziale di letalità dello 0,25%, non sono solo le associazioni per la tutela dei diritti umani a sostenerne i rischi.

[…] Il Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti (dove il taser è in uso dagli anni ‘90), nel 2021 ha prodotto un interim report sulle morti verificatesi a seguito dell’uso del taser, nel quale si afferma, tra l’altro, che “un significativo numero di individui sono deceduti dopo l’esposizione a un dispositivo a energia condotta (CED). Alcuni erano adulti sani e normali; altri erano tossicodipendenti o erano affetti da malattie cardiache o mentali. […] Molti aspetti della sicurezza della tecnologia CED non sono ben noti, soprattutto per quanto riguarda i suoi effetti su popolazioni diverse dai normali adulti sani (cioè individui a rischio)”.

[…] Aver preso l’esempio americano per introdurre anche in Italia le pistole elettriche non è stata una buona idea: non serve un grande sforzo per immaginare che il taser verrà utilizzato per affrontare le situazioni meno pericolose. Come dimostra proprio l’esperienza statunitense, infatti, non è un’alternativa innocua alle armi da fuoco, bensì un’alternativa potenzialmente letale ad altri strumenti di immobilizzazione e contenimento.”

NAKBA – CATASTROFE

Il 14 maggio di 74 anni fa, un giorno prima che scadesse il mandato britannico sulla Palestina, Ben Gurion (capo dell’organizzazione sionista mondiale fondata da Theodor Herzl, giornalista austriaco), padre del sionismo, proclamò la nascita dello stato di Israele che non fu una nascita stabilita dall’ONU ma fu una autoproclamazione oltretutto su un territorio abitato in maggior parte da arabi, con una piccolissima percentuale di ebrei.

L’occasione fu fornita dalla risoluzione ONU 181 del 29 novembre 1947, risoluzione che avrebbe dovuto portare la pace in quella zona dove gli arabi erano la maggioranza rispetto al 6% di ebrei. Herzl non pensava affatto di portare gli ebrei della diaspora in Palestina, ma nessuno voleva andare in America o in Africa ed allora, mettendo in campo la mitologia biblica del “popolo degli eletti”, rivolse lo sguardo verso la Palestina.

Intanto il mandato britannico veniva restituito, anche perché i vari gruppi terroristici sionisti colpivano strutture britanniche in modo che lasciassero il territorio dove si erano insediati, ricordiamo il massacro del luglio 1946 al King David di Gerusalemme che provocò un centinaio di morti per mano dei terroristi ebrei dell’Irgun e della banda Stern ai cui vertici si trovavano Begin e Shamir che divennero, nel tempo, importanti e stimati statisti israeliani. L’approvazione di tale scempio era stata data da Ben Gurion, padre fondatore e primo presidente di Israele.

Il 14 maggio del 1948 Ben Gurion proclamò la nascita illegale dello Stato di Israele, leggendo la dichiarazione di indipendenza alla radio Kol Israel .

Poche ore dopo la dichiarazione di Ben Gurion l’esercito mandatario inglese lasciò la Palestina dando via libera alle violenze e atrocità iniziate il 15 maggio contro i villaggi palestinesi.

INIZIAVA COSI’ LA PULIZIA ETNICA, la NAKBA, la CATASTROFE.

Le formazioni paramilitari israeliane dell’Haganà, aiutate dai movimenti terroristi dell’Irgun e della banda Stern che già operavano in terra di Palestina anche sotto mandato inglese, distrussero in pochi giorni 432 villaggi di varie dimensioni. Città come Haifa o Jaffa vennero occupate e bombardate. Gli abitanti cacciati o uccisi o costretti a fuggire per il terrore di essere a loro volta uccisi o fare la fine degli abitanti di Deir Yassin, di Abu Shuba, di Al Arabiya e come quelli di tanti altri villaggi, massacrati senza pietà.

800mila palestinesi furono costretti a lasciare le loro abitazioni portando con sé l’unico ricordo della propria casa, LE CHIAVI, convinti che l’ONU avrebbe, prima o poi, ristabilito i loro diritti e che gli eserciti arabi avrebbero costretto Israele a fermarsi. Ma non andò così, la guerra è andata avanti con vittorie sempre più smarcate di Israele, forte di una dotazione militare abbondantemente aiutata da Washington non solo con mezzi da guerra ma anche con miliardi di dollari.

Iniziò così la Diaspora palestinese, paradossalmente lo stesso anno della dichiarazione dei Diritti Umani, mentre alla faccia del diritto i Palestinesi si videro privati di ogni diritto da parte di uno stato che voleva e vuole tutt’oggi eliminarli dalla loro Terra, distruggerne la cultura e la memoria per fare in modo che questa Terra diventi per loro invivibile.

Nel dicembre del 1948, l’ONU vista la terribile situazione dei Palestinesi sotto occupazione e ferocie violenza di Israele, emanò la Risoluzione 194 con la quale dichiarava il diritto al ritorno nelle loro case e nelle loro terre dei profughi palestinesi, ma Israele non ha mai riconosciuto tale diritto, lo stesso diritto per il quale i palestinesi di Gaza hanno manifestato per ben tre anni con la GRANDE MARCIA DEL RITORNO, marcia pacifica dove i cecchini israeliani attuavano una specie di “tiro al piccione” dalle alture che dividono Gaza dai confini illegali di Israele, che ha procurato più di 300 morti fra i manifestanti e centinaia di mutilati, nell’indifferenza generale del mondo, nessuna sanzione, solo un richiamino ad essere meno “cattivello”.

Mai nessuna risoluzione ONU è stata rispettata da Israele che ha continuato a mangiare terra palestinese, a cacciare i suoi abitanti, a creare insediamenti illegali per coloni ebrei, fino ad arrivare ad oggi con la triste storia, non ultima scintilla provocatoria di Israele a Gerusalemme Est, a Sheick Jarrah dove famiglie palestinesi vengono espropriate dalle proprie case, riaprendo una ferita molto profonda del popolo palestinese che continua a subire la pulizia etnica iniziata nel 1948 ed ancora non terminata.

Il 15 maggio si commemora la NAKBA, contro il volere di Israele che ha votato, alla Knesset, il suo Parlamento, nel 2010, una legge che punisce i palestinesi con cittadinanza israeliana che commemorano la “catastrofe”, Israele non vuole “tristezze” nel giorno della ricorrenza della nascita del suo stato, la memoria dei palestinesi non deve avere visibilità, la pulizia etnica ha le sue regole, la memoria degli eccidi deve essere dimenticata.

Ma la memoria della NAKBA non sarà mai dimenticata e sarà il tormento perenne nel ricordo doloroso del popolo palestinese ma anche di Israele, nonostante che venga vietato la storia nei libri di scuola e la carcerazione per chi osa mostrarsi in strada con i cartelli della “memoria”.

Mariella Valenti
Reponsabile internazionalismo e immigrazione Federazione livornese Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Sulla vicenda del Goldoni negato ad Orsini

Potrebbe essere un'immagine raffigurante attività all'aperto
Lucarelli, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Secondo il Sindaco di Livorno Salvetti il monologo sull’Ucraina del professor Alessandro Orsini non potrebbe andare in scena al Goldoni sulla base di un regolamento d’uso varato ai tempi dell’amministrazione Nogarin. Un regolamento, comunque mai revocato dall’attuale giunta, che vieterebbe (stupidamente) lo svolgimento di “iniziative che si occupano di politica”. Questo presunto documento è introvabile in rete, almeno sul sito del Comune o del Goldoni (se ne trova solo uno del 2016 che attribuisce una discrezionalità assoluta al teatro). In ogni caso, anche se esistesse ben custodito in qualche cassetto, voi pensate che un monologo sulla guerra in Ucraina sia ipso facto una iniziativa politica?
È evidente che hanno voluto impedire a Orsini di svolgere la sua iniziativa al Goldoni in quanto non è allineato alle posizioni guerrafondaie del governo. Hanno voluto impedire la presentazione di fatti, dati e argomenti che contraddicono il filoatlantismo che ci sta impelagando in una pericolosissima escalation militare.
Noi non siamo d’accordo con molte delle posizioni di Orsini ma siamo soddisfatti di sapere che il suo spettacolo si terrà comunque a Livorno e si terrà in un altro grande teatro, quello de I quattro mori.
Invitiamo il Sindaco Salvetti e la giunta a modificare il regolamento d’uso del teatro Goldoni per evitare di rimediare in avvenire ulteriori figuracce da censori. Quanto all’assessore Lenzi poco da dire, se non che con le sue parole ha qualificato sé stesso (non in modo particolarmente brillante) più che coloro dei quali parlava…

Marco Chiuppesi
Segretario federazione livornese Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

La lega se ne faccia una ragione, il 25 aprile è la festa della Liberazione d’Italia dal nazifascismo.

In merito alle recenti dichiarazioni di Carlo Ghiozzi, capogruppo della Lega in Consiglio Comunale a Livorno, secondo cui il Sindaco avrebbe dovuto indignarsi per “tutte quelle bandiere con le falci e martello che sventolavano in piazza”:

Ghiozzi se ne faccia una ragione, il 25 aprile è la festa della Liberazione d’Italia dal nazifascismo.

Tra i partigiani e le partigiane che diedero un contributo determinante alla Liberazione molti erano comunisti, come comunisti sono stati molti oppositori del fascismo prima della Resistenza, e molti protagonisti della costruzione della democrazia nel nostro paese a Liberazione avvenuta.

Se ne faccia una ragione Ghiozzi, le falci e martello ci sono state e ci saranno non solo nelle commemorazioni democratiche e antifasciste come le celebrazioni del 25 aprile, ma anche nelle lotte quotidiane per una società più giusta!

Marco Chiuppesi

Segretario federazione livornese Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

[https://livornopress.it/falci-e-martello-sventolanti-ghiozzi-se-ne-faccia-una-ragione-il-25-aprile-e-la-festa-della-liberazione-ditalia-dal-nazifascismo]

Contro la proposta di legge regionale 92

File:Paesaggio Parrana San Martino.jpg - Wikimedia Commons
Lucarelli, CC BY-SA 3.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0, via Wikimedia Commons

Il Consiglio Regionale toscano approva la deregulation urbanistica, con la scusa del PNRR. Al via le colate di cemento decise da pochi. Più consumo di suolo, meno strumenti di verifica e di partecipazione, cancellato il ruolo dei consigli comunali. Riannodiamo la mobilitazione politica e sociale contro questo scempio!

Con l’approvazione della proposta di legge 92 il Consiglio Regionale toscano ha scritto una bruttissima pagina della sua storia, contro la cosiddetta legge Marson e soprattutto contro un’idea programmatoria che vede come centrali la tutela dell’ambiente e il ruolo delle comunità locali. Con questa nuova legge infatti, con la scusa di poter impiegare al meglio i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, si cancella il ricorso alla Valutazione Ambientale Strategica, si bypassa completamente il ruolo dei Consigli Comunali sulle varianti urbanistiche demandando – solo parzialmente per altro – alle conferenze dei servizi la funzione di decisori politici, si comprime la partecipazione e si amplia la possibilità di ulteriore consumo di suolo. Insomma invece di una svolta verso un nuovo modello di sviluppo – che pandemia, guerra, crisi economica e ambientale rendono ogni giorno più evidentemente necessario – si va nella direzione opposta, proprio con la scusa di utilizzare i fondi per realizzare la svolta medesima in Toscana. Si deve accelerare per poter non perdere il treno del PNRR? Perché non si sono potenziati tutti gli strumenti regionali e soprattutto comunali, perché non si sono rafforzati gli organici degli uffici?

A beneficiare di questa legge sicuramente saranno gli interessi particolari forti, mentre l’interesse generale sarà sacrificato. E se si parla di procedure temporanee è bene ricordare che invece i progetti saranno definitivi e condizioneranno la vita delle toscane e dei toscani per i prossimi decenni. Come Rifondazione Comunista lo scorso gennaio fummo fra i promotori di un importante presidio sotto il consiglio regionale per fermare questa deregulation urbanistica, ci impegneremo per riannodare i fili della collaborazione e mobilitazione politica e sociale contro questo scempio.