Dic 17 2017

17/12 Firenze: Manifestazione per Gerusalemme

Tag:admin @ 17:19

Oggi la Federazione Livornese PRC ha aderito e partecipato alla manifestazione di Firenze indetta dalla Comunità Palestinese contro la decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele: contro questa decisione arbitraria che non rispetta il diritto del popolo Palestinese all’autodeterminazione, contro questa decisione arrogante che contrasta con le risoluzioni dell’ONU e con la legalità internazionale.

 
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Dic 17 2017

Sui traffici di rifiuti pericolosi a Livorno

Tag:admin @ 15:40
Ci siamo, finalmente il bubbone è scoppiato. Tutta la città aveva il sospetto che qualcosa non andasse alla Lonzi Metalli. Una parte, naturalmente inascoltata, da anni cercava di far luce sulla vicenda, un’altra sapeva ma ha taciuto, un’altra ancora è responsabile. La giustizia farà il suo corso e speriamo possa farlo fino in fondo, analizzando anche tutti gli intrecci che, da aamps e Lonzi e dalla REA alla discarica di Scapigliato, passando per l’inceneritore, hanno reso i rifiuti una fonte illegittima di profitto.
In primo luogo sollecitiamo ed esigiamo immediatamente una valutazione di danno ambientale causato dal conferimento dei rifiuti pericolosi non trattati oggetto dell’inchiesta. Troppe volte la collettività è rimasta all’oscuro della pericolosità del proprio territorio e tutti noi abbiamo il diritto di sapere.
In secondo luogo occorre, da subito, agire sulla tutela dei lavoratori. La propaganda metterà in conflitto il diritto alla salute con quello al lavoro, un ricatto che chi ha in mano il potere non farà che riproporre nel solco del “lavoro ad ogni costo” che ci rende quotidianamente schiavi. Perché lavoro e salute sono in conflitto solo per l’arroganza di chi pretende il profitto ad ogni costo, anche contro la salute di tutti. Infine, ci rivolgiamo a chi, ricoprendo posizioni di responsabilità, resta sordo alle richieste ed alle sollecitazioni di quanti denunciano ed hanno denunciato questi giri di malaffare, affinché vengano ascoltati e non snobbati.
Nel frattempo è davvero deprimente leggere le considerazioni di chi, come il PD, ha voluto le privatizzazioni e messo il piedi la struttura attuale di gestione dei rifiuti, stracciarsi le vesti inorriditi. Ma lo sanno che i privati cercano profitto e non fanno beneficenza? Altrettanto deprimente è stata la reazione dell’attuale giunta. Se sono bastati 5 minuti per fare a meno di Lonzi Metalli e Rari, Nogarin non poteva intervenire prima? Invece di cercare trasparenza nella So.Crem, dove già c’era, come ha fatto a non attivarsi laddove trasparenza non sembra esserci mai stata?
Caro sindaco, a Livorno un’emergenza rifiuti esiste eccome! Perché i cittadini non vogliono essere rassicurati solo sullo spazzamento delle strade, ma anche sul conferimento dei rifiuti ed è proprio in questo secondo segmento che deve intervenire la mano pubblica. Se i rifiuti sono una risorsa lo siano per l’intera comunità e non per il pascolo di privati inseriti bene e con i giusti agganci.
 
Francesco Renda
Segretario Federazione Livornese Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
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Dic 13 2017

Sulla visita del nuovo ambasciatore statunitense

Tag:admin @ 23:26

La visita del neo ambasciatore statunitense in Italia da inopportuna si è trasformata in farsa offensiva. Apprendiamo che il tema al centro dell’incontro, durato circa 30 minuti, è stato il ruolo dei turisti e degli operatori statunitensi circa lo sviluppo turistico del porto di Livorno. Non un accenno di disappunto da parte del Sindaco di Livorno per il trasloco dell’ambasciata americana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, non una parola soprattutto sugli imminenti lavori di potenziamento di Camp Darby, dove l’ambasciatore Eisenberg si è recato poco dopo. L’incontro è stata la riprova della totale sudditanza ai diktat americani su questioni che riguardano direttamente il nostro territorio. Ancora più grave è il fatto che il sindaco non abbia colto l’occasione per prestare la propria voce istituzionale alle proteste e preoccupazioni dei cittadini e delle cittadine livornesi. Non è possibile trincerarsi dietro il dito delle competenze comunali. La visita di Eisenberg è stata inopportuna ed il comportamento di Nogarin offensivo della dignità della città di Livorno.

Francesco Renda
Segretario Federazione livornese Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

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Dic 07 2017

Sul migrante costretto a gettarsi in mare

Tag:admin @ 20:14

Un peschereccio livornese, un comandante che fa “lavorare” un ragazzo africano… Sembrerebbe una ottima notizia in questi ultimi tempi, ma il “bravo” comandante, alla vista della guardia costiera livornese, spinge il cittadino senegalese in mare nonostante le urla del ragazzo che non sa nuotare. Un lucido esempio di come si interpreta l’uso della manodopera africana (in questo caso) da parte di individui senza scrupoli che “pensano” gli immigrati come persone da sfruttare, da usare e poi… gettare in mare. Quanti ce ne saranno che ancora non sono stati individuati e puniti, quanti immigrati ancora dovranno subire aberranti violenze – anche perché c’è una legge, la Bossi Fini, che impedisce loro di avere un permesso di soggiorno regolare, quanti ancora saranno rinchiusi in centri di non-accoglienza. Il Partito della Rifondazione Comunista di Livorno denuncia questo orribile fatto, le condizioni di sfruttamento a cui molti cittadini immigrati sono sottoposti, auspicando che il comandante sia punito e che il sistema di protezione e di inclusione dei richiedenti asilo diventi, finalmente, un esempio di convivenza e di rispetto civile e umano come dichiara la nostra Costituzione e come un paese rispettoso dei diritti umani dovrebbe applicare.

MARIELLA VALENTI – Responsabile Immigrazione Federazione Livornese Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

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Dic 04 2017

Circolo Colline per “Colline in festa”

Tag:admin @ 19:59

Venerdì 8 dicembre, in occasione dell’iniziativa “Colline in festa”, il Cicolo PRC “Edda Fagni” di Colline (Via di Salviano 51) sarà aperto tutto il giorno con un rinfresco a base di dolce e bevande per chi passa a trovarci!

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Nov 11 2017

Una analisi su NATO e CAMP DARBY

Tag:admin @ 11:49
2 giugno 2017, manifestazione a Camp Darby

Foto by Giacomo Bazzi

Il dibattito sul potenziamento di Camp Darby si è concentrato, fino ad oggi, su due principali ordini di considerazioni.
Il primo relativo al pericolo connesso al trasporto ed allo stoccaggio di armi, il secondo connesso al danno ambientale conseguente la realizzazione delle nuove infrastrutture, per le quali si è stato appena aggiudicato il bando. Come giustamente veniva ricordato da Fabrizio Coticchia sulle colonne de “Il Tirreno”, è fondamentale prendere in analisi l’aspetto strategico, e di conseguenza la ragione politica, dietro questa operazione; anche se facendo ciò si può arrivare a posizioni anche lontane da quelle espresse nella sua intervista. Il principale ambito di relazioni da tener presente è sicuramente quello della NATO, di cui l’Italia è membro fondatore (e non per suo merito, tra l’altro). Per prima cosa, la NATO rappresenta in realtà solo la struttura militare integrata di quello che viene chiamato “Patto Atlantico” che è sostanzialmente un accordo politico di mutua difesa e una dichiarazione d’intenti e comune volontà. Tanto che la Francia gollista, pur non denunciando mai il trattato, sottrasse ad esempio le proprie forze armate dalla struttura militare integrata dell’Alleanza fin dall’inizio della V Repubblica. Questa distinzione è importante perché consente di affrontare la questione senza dover ricorrere a pretestuosità ideologiche o di antiamericanismo preconcetto.
Indubbiamente, finché è esistito nella percezione dell’Europa Occidentale il timore di aggressione da parte del Patto di Varsavia. questo faceva sì che gli interessi nazionali dei singoli membri coincidessero, in tutto o in parte, con quelli degli Stati Uniti, nella misura in cui gli americani avevano interesse ad un’Europa non comunista. Come è possibile dimostrare questa aderenza d’interessi? Senza dover analizzare una ad una le dottrine d’impiego della forza che si sono susseguite a partire dall’inizio degli anni ’50, il meccanismo d’ingaggio delle forze NATO non è sostanzialmente mutato nel corso dei decenni della guerra fredda. Questo meccanismo consisteva in una massiccia concentrazione di truppe a difesa della cortina di ferro, e nell’ombrello nucleare americano. Affinché la garanzia di quest’ultimo fosse percepita come reale dagli alleati, diverse decine di migliaia di soldati americani stazionavano nei paesi membri, più come ostaggi che come reali difensori in caso di invasione. L’Europa Occidentale non poteva infatti garantire la profondità strategica sulla quale l’Unione Sovietica poteva fare affidamento, di conseguenza l’unica assicurazione contro un intervento con armi convenzionali del Patto di Varsavia era rappresentata dall’impiego dell’arsenale nucleare americano, da qui la necessità brutale di averne il certo impiego con morti americani sul terreno in caso di conflitto. Gli stessi modelli di difesa dei paesi alleati rispondevano a questo tipo di minaccia. Nel caso italiano, più di 1/3 dell’esercito era schierato a nord est e organizzato in divisioni e brigate corazzate, mentre aeronautica e marina erano considerate relativamente marginali in quel contesto – nonostante l’estensione latitudinale del nostro paese e la sua centralità nel Mediterraneo. Era stata infatti la Francia a volere fortemente l’Italia nell’Alleanza Atlantica. La Francia, avendo una sponda mediterranea e cercando un contrappeso politico, si fece il nostro miglior sponsor, non facendo mutare per questo lo scacchiere principale di confronto. Questi elementi fanno subito emergere come solo una parte dell’interesse nazionale italiano fosse in prima battuta corrispondente a quello americano o della NATO. Certamente, il contesto bipolare della seconda metà del XX secolo aveva modificato molti fattori nella stessa definizione politica di interesse nazionale, almeno nel nostro paese.

Le cose sono radicalmente mutate con la fine della guerra fredda e l’implosione dell’Unione Sovietica. Mentre il Patto di Varsavia si è sciolto, la NATO non ha fatto altrettanto. Qual è allora la convergenza di interessi nazionali che accomuna i membri dell’Alleanza? Sostanzialmente si tratta di un singolo interesse, che non ha fatto altro che riproporsi, ossia quello della Germania. Se l’Unione Europea era agli occhi di americani ed inglesi il contenitore della potenza economica tedesca (o il contesto della propria velleità egemonica continentale, per quanto riguarda i francesi), la NATO doveva esserne la garanzia militare. Così come la Germania, nuovamente unita, ha portato al trattato di Maastricht del 1992, così ha determinato la persistenza dell’Alleanza Atlantica. Ricordate la battuta di Andreotti? “L’Italia vuole così bene alla Germania da volerne due”; nel suo stile, aveva centrato il segno. Se dal punto di vista economico l’Euro non è riuscito a neutralizzare l’egemonia tedesca, tanto da esserne divenuto lo specchio della politica monetaria, la NATO si è trasformata nel mero strumento di proiezione della potenza americana. Il numero di conferenze internazionali nei quali veniva discussa la nuova dottrina dell’Alleanza si perde, semplicemente perché una nuova dottrina non poteva essere adottata, a meno di non voler giustificare la realtà con una foglia di fico. Le prime a reagire al nuovo contesto internazionale sono state naturalmente le intelligenze strategiche dello stato maggiore. Da una forza che riuscisse ad attutire il colpo di un’invasione, almeno il tempo necessario a far scattare l’ombrello atomico, si è passati ad un modello di difesa di proiezione. Per l’Italia questo ha significato in soldoni la fine della leva obbligatoria, lo smantellamento di intere divisioni corazzate ed una rinnovata centralità di aeronautica e marina. La stessa cosa hanno fatto gli altri membri dell’Alleanza, americani compresi, che avevano però ben capito come le proprie forze in Europa, non più ostaggi a garanzia del pericolo sovietico, potessero essere utilizzate come punti avanzati e di proiezione della propria potenza. Sebbene infatti gli accordi bilaterali di stanziamento delle forze alleate siano adottati in ambito NATO, di accordi bilaterali comunque si tratta, non costituendone alcun impedimento all’impiego da parte del Pentagono. Dall’Italia, e senza alcuna necessità di autorizzazione “politica” e quindi democratica, transitano ed hanno transitato i più svariati mezzi per operazioni di guerra americane che nella hanno a che vedere con la dottrina NATO o con il coinvolgimento di qualsivoglia organismo dell’Alleanza, salvo poi coinvolgerla quando le cose si fanno difficili, come in Afghanistan, grazie a dottrine ad hoc fatte uscire fuori dal cilindro al primo vertice utile. Naturalmente, siccome la si fa ma non la si dice, anche l’incessante retorica americana sulla necessità che gli europei, Italia inclusa, aumentino almeno al 2% del PIL le proprie spese militari, risponde a questa logica. Gli europei devono investire di più per garantire la propria sicurezza, dicono, perché loro non lo possono più fare. Peccato che non lo stiano già facendo, e che tutto questo serva solo a mascherare agli occhi dell’opinione pubblica le reali motivazioni dietro la loro permanenza. Nessuno, meno che mai in politica internazionale, fa niente per niente, ma a volte sembra che ce ne dimentichiamo.
Per un’economia di grandi dimensioni ed in contesto globale, quale quella italia, la definizione di interesse nazionale possa spaziare ovunque nel mondo, ma questo è fuorviante. L’interesse nazionale italiano è saldamente ancorato al Mediterraneo e non passa per il Mar Baltico o le montagne dell’Hindukush; occorre però una seria riflessione nazionale su quali siano i mezzi adatti allo scopo e perseguirli, non certo essere corresponsabili dei massacri altrui consentendo il potenziamento di un’infrastruttura di morte su comando altrui come Camp Darby.

Francesco Renda
Segretario Federazione Livornese Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

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