giu 15 2017

Acquisizione UASC da parte di Hapag-LLoyd: lavoratori livornesi a rischio, vogliamo risposte chiare

Tag:admin @ 8:23

portoIl riassetto del mondo dello shipping, che ha fatto seguito al fallimento della coreana Hanjin, non riguarda Livorno solo per le sorti della Darsena Europa, ma rischia di lasciare sul terreno altri posti di lavoro.

Nell’ultimo anno si sono succedute notizie di nuove alleanze e fusioni tra i principali vettori globali. Una di queste, ovvero l’acquisizione di UASC (United Arab Shipping Company) da parte della tedesca Hapag-Lloyd, riguarda Livorno molto da vicino. Entrambe le società hanno uffici nella nostra città che impiegano nel complesso 23 persone, rispettivamente 15 per Hapag-Lloyd e 8 per la UASC, la cui sorte sembra essere sempre più appesa ad un filo, specialmente per i lavoratori e le lavoratrici impegnati con la compagnia araba. Non ci sarà infatti alcuna fusione tra le agenzie italiane delle due flotte e, conseguentemente, nessun passaggio diretto dei lavoratori da una socierà all’altra: ipotesi che avrebbe tutelato il personale relativamente a garanzie e diritti acquisiti.

UASC, braccio italiano della compagnia araba che impiega complessivamente oltre 100 lavoratori, ha già annunciato la prossima chiusura della sede de La Spezia, mentre alcun annuncio è stato ancora fatto circa la sede livornese. La nostra preoccupazione è che solo una piccolissima parte dei lavoratori e delle lavoratrici impegnate attualmente in UASC possa passare a ad Hapag-Lloyd. Quest’ultima rileverà infatti il mandato agenziale in mano a UASC, e le modalità con le quali stanno pianificando il passaggio non lascia ben sperare. In primo luogo, i lavoratori UASC dovranno accedere ad un portale appositamente creato per presentare la propria domanda di assunzione ed il relativo colloquio successivo, facile immaginare che, anche in caso di responso positivo, fioccheranno proposte per trasferimenti improponibili. In secondo luogo, è la stessa Hapag-Lloyd ad aver annunciato un piano di riduzione del personale del 12% da attuare nel prossimo biennio: resta veramente difficile immaginare un buon esito della vertenza.

C’è già stato un incontro a Genova, tra sindacati, Federagenti ed i  rappresentanti di entrambi i vettori, con lo scopo di trovare soluzioni alternative ai licenziamenti. Non condividiamo l’invito alla tranquillità di Federagenti, l’associazione di categoria datoriale, perchè troppe volte questi inviti sono serviti solo a mantenere la pace in azienda senza che alcun risultato soddisfaciente potesse essere raggiunto. Livorno, e la sua dichiarata area di crisi complessa, meritano immediatamente risposte chiare. Le rassicurazioni di facciata non fanno dormire sonni tranquilli ai lavoratori ed alle lavoratrici coinvolti, al contrario di chi ha in mano le chiavi delle loro sorti.

Francesco Renda
Segretario Federazione Livornese Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

FacebookTwitterGoogle+TumblrPinterest

giu 05 2017

Giovedì 8 giugno rimetteremo la targa al Circolo di Colline!

Tag:admin @ 22:57
Giovedi 8 giugno p.v. alle ore 18, presso il Circolo “Edda Fagni” del Partito della Rifondazione Comunista – SE, Via di Salviano 53, verrà celebrata la riapposizione della targa che, circa un mese orsono, ignoti hanno asportato dall’ingresso del Circolo stesso.
La targa non era solo la mera indicazione della sede del Circolo, ma rappresentava un omaggio a due grandi personaggi, purtroppo scomparsi, del Comunismo a Livorno: Edda Fagni, politica e insegnante di indiscusse virtù, e Mario Chiellini detto “Naretto”, compagno esemplare di ideali comunisti ed antifascisti perseguiti per tutta la vita a costo anche di grandi privazioni per sé stesso e per la propria famiglia.
 Un gesto vandalico condannato con innumerevoli messaggi di solidarietà da parte di associazioni, soggetti politici e cittadini.

Alla semplice cerimonia parteciperanno, oltre ai compagni di Partito, anchetarga_colline_divelta i familiari di Naretto Chiellini e l’Associazione ANPI, in cui il compagno Naretto si è riconosciuto per tutta la vita.
Invito a partecipare anche tutti coloro che hnno conosciuto e stimato questi due grandi Comunisti o che condividono con il nostro Partito gli ideali dell’antifascismo, in modo da cogliere l’occasione per un doveroso ricordo ed una riflessione su vecchie e nuove forme di fascismo.
Invito, e perchè no!, anche coloro che si sono resi responsabili della sottrazione della targa, per un confronto sereno e costruttivo sulle ragioni di tale gesto, ma poichè dubito che siano capaci di un tale atto di coraggio, colgo questa occasione per inviare loro  un messaggio: niente e nessuno può fermare chi lotta dalla parte giusta, per un mondo migliore per tutti!

Viviana Coppini – Segretaria del Circolo “E. Fagni” del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
FacebookTwitterGoogle+TumblrPinterest

giu 04 2017

Camp Darby: Il 2 giugno è solo un inizio, adesso le istituzioni prendano posizione

Tag:admin @ 12:11

La riuscita manifestazione contro il potenziamento di Camp Darby del 2 giugno ha rappresentato solo il primo appuntamento di una stagione di proteste che si protrarrà fino al raggiungimento dell’obbiettivo di impedire la realizzazione delle nuove infrastrutture.

Crediamo che questo successo possa e debba essere raggiunto, perché i grandi temi della guerra e della pace non lasciano indifferente la popolazione, che ormai ha capito dove risiedono le responsabilità dei morti e della disperazione che affliggono la sponda sud del Mediterraneo e che spingono centinaia di migliaia di esseri umani a scappare da guerra e fame. Occorre adesso che le istituzioni, a cominciare dai comuni di Pisa, Livorno e Collesalvetti e dalla Regione Toscana, rispondano a questa mobilitazione ed offrano una sponda istituzionale alla lotta. Davvero le istituzioni sono pronte ad avallare questo progetto? La smettano di nascondersi dietro la scusa delle esigenze di sicurezza nazionale e si assumano le loro responsabilità sull’accelerazione della militarizzazione del nostro territorio. Conosciamo bene l’interventismo servile del Partito Democratico, ma la posizione del Movimento 5 Stelle, che amministra il Comune di Livorno, non è pervenuta a nessun livello. Riteniamo che la farsa del superamento delle categorie di destra e sinistra si riveli su questo tema proprio come tale, una stupida e pericolosa menzogna. Destra e Sinistra restano due categorie estremamente valide, certamente sul grande tema della guerra e della pace. Sinistra è pace, senza scusanti, senza attenuanti e senza remore. L’assordante silenzio del Movimento 5 Stelle lo dimostra abbondantemente e lo relega a complice dei futuristi massacri. Il 15 giugno assisteremo alla discussione, nel consiglio comunale di Pisa, della mozione presentata da Una Città In Comune-PRC, nell’attesa che venga calendarizzata a Livorno quella analoga. Speriamo che in quell’occasione la bella addormentata Filippo Nogarin e la sua maggioranza escano allo scoperto. Dal canto nostro, ci prepariamo ad opporre i nostri corpi appena le ruspe entreranno in azione.

Francesco Renda
Segretario Federazione Livornese Partito della Rifondazione Comunita – Sinistra Europea

2 giugno 2017, manifestazione a Camp Darby

Foto di Giacomo Bazzi

FacebookTwitterGoogle+TumblrPinterest

mag 06 2016

Renzismo spirituale: il Segretario PRC risponde al vescovo di Livorno

Tag:admin @ 8:01

Francesco_RendaHo letto con disgusto le dichiarazioni del Vescovo di Livorno, Sig. Giusti, sull’assenza di una cultura del lavoro a Livorno. Pur condividendo l’appello ad uno sforzo unitario affinché nella nostra città possano tornare a crescere i posti di lavoro, questa affermazione dà la misura di quanto i rapporti di forza tra lavoratori e datori di lavoro siano ormai sproporzionati a vantaggio di questi ultimi. E’ al corrente il Sig. Giusti che, in questo paese, i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono in via di smantellamento progressivo in un sostanziale clima di rassegnazione sociale? Come spiega che, nonostante il blocco della contrattazione collettiva, l’abolizione dell’articolo 18 e via discorrendo, non si sia verificata nessuna impennata della crescita economica? Col fatto che i lavoratori sono dei fannulloni?

Non me ne voglia il Vescovo, ma leggere che i livornesi non hanno la cultura del lavoro non è solo falso, ma strumentale alle politiche del Governo Renzi, di cui infatti utilizza proprio il linguaggio e l’atteggiamente sprezzante. Per quanti esempi lui possa portare ne esistono altrettanti dove i lavoratori e le lavoratrici livornesi continuano ad andare sul posto di lavoro senza percepire lo stipendio, o sottopagati, subendo soprusi quotidiani da parte del datore di lavoro, del quale sono completamente in balìa, e che, nonostante tutto, difendono la propria professionalità continuando ad edempiere al loro dovere. Perché allora rammentare presunti fannulloni? Semplicemente per lo stesso motivo per cui, ad ogni fatto di cronaca, occorre specificare la nazionalità del reo, in modo così da scaturire una reazione generalizzata di colpevolezza attorno a tutti gli altri. La colpa del lavoratore indisciplinato o fannullone ricada su tutti gli altri, sarà più facile attaccare le ultime vestigia della nostra lotta il prossimo anno!

La colpa non è dei lavoratori Sig. Giusti, la colpa è stato il permettere l’adozione a-critica del modello neoliberista dopo la caduta del Muro di Berlino, senza mantenere in vita quanto di buono la tradizione della lotta operaia aveva da offrire. L’Italia ha scalato la classifica della disuguaglianza, foraggiato un sistema finanziario crudele, abbandonato qualsiasi politica industriale ed illuso i suoi cittadini con parole da imprenditore macchietta, insegnandoci che dovevamo essere “giovani, dinamici e flessibili” o “reperibili H24″ mentre stavamo tornando ad essere sfruttati come nell’800. Chieda pure a qualsiasi lavoratore o lavoratrice se oggi è possibile far valere in azienda i propri diritti rimasti, le verrà risposto con secco NO! Voglio portare alla sua attenzione una vicenda personale, cosa farebbe se non percepisse lo stipendio da mesi e scoprisse che il suo datore di lavore è in villeggiatura all’estero senza aver minimamente giustificato il proprio inadempimento con lei? Sig. Giusti, se lavorasse, si scoprirebbe in malattia pure Lei!

La soluzione alla stagnazione economica italiana non è inculcare ai livornesi la cultura del lavoro, cultura che anzi potrebbero insegnarle, ma quella di smetterla di sbilanciare dal lato imprenditoriale le politiche governative, dirottandole su quello dei lavoratori e delle lavoratrici, con una sana opera di redistribuzione del reddito capace di rilanciare i consumi senza tagliare i servizi. Papa Francesco sarebbe d’accordo, e lei?

Francesco Renda
Segretario Federazione Livornese del Partito della Rifondazione Comunista

FacebookTwitterGoogle+TumblrPinterest

mar 01 2016

Sui traffici Ro-Ro, botta e risposta tra Roffi (Messaggero Marittimo) e Circolo Porto del PRC

Tag:admin @ 22:57

Sui traffici Ro-Ro, botta e risposta tra Renato Roffi (del Messaggero Marittimo) e il nostro Circolo Porto.

Tutto inizia con un comunicato del nostro Circolo porto, pubblicato integralmente su Senza Soste e in stralci sul Tirreno il 18 febbraio.

Nel comunicato il Circolo Porto criticava il comportamento dell’Autorità Portuale di Livorno, che nel settore dei traffici ro-ro anziché un ruolo di garanzia della concorrenza in porto appare incline a soddisfare le necessità di un singolo grande armatore, Grimaldi. Pur concordando con la necessità di un processo di unificazione, visto come la frammentazione dei terminalisti sui traffici ro-ro abbia peggiorato le condizioni lavorative, il nostro circolo esprimeva preoccupazione per le modalità concrete di questo processo, che rischia di risolversi in un tentativo di interposizione di manodopera.

Qualche giorno dopo la pubblicazione del nostro comunicato, il 22 febbraio sul Messaggero Marittimo è uscito un articolo a firma Renato Roffi e a titolo: Traffico ro-ro a Livorno è di Grimaldi. Nell’articolo le posizioni del nostro Circolo Porto venivano criticate come anticoncorrenziali e si difendeva la posizione di Grimaldi.

A questo articolo il nostro Circolo Porto ha risposto con una replica pubblicata ieri sul Messaggero Marittimo e che riportiamo per esteso qui sotto:

 

L’articolo del Dott. Renato Roffi, apparso su IL MESSAGGERO MARITTIMO del 23.02.2016, entra nel merito delle nostre considerazioni pubblicate da IL TIRRENO, riguardo alla situazione che si è venuta a creare nel settore dei RO-RO e agli assetti che si stanno delineando nel nostro Scalo. Precisiamo: nessuna nostalgia per Stalin e sul monopolio del lavoro nei porti, ormai abolito da 22 anni. Forse una rilettura di Karl Marx sarebbe giustificata (specie per chi non è marxista) date le caratteristiche della crisi, che evidenziano come non sia finita la “lotta di classe”, ma come al contrario, questa sia stata vinta da quelle che un tempo venivano chiamate “classi dominanti”. Non dal Politburò del PCUS, ma dal Word Economic Forum, viene ormai rilevato l’estremo squilibrio fra creazione di ricchezza e la sua redistribuzione. Infatti l’1% della popolazione mondiale detiene circa il 50% della ricchezza. Non il Soviet Supremo ma l’OCSE, calcola che in un decennio il 10% del PIL mondiale si è trasferito da Lavoro a Capitale. Non solo, rivela anche che la parte più ricca della popolazione sta pagando progressivamente meno tasse grazie allo politiche fiscali di molti governi nel mondo. Del resto gli effetti del liberismo sfrenato, ma è difficile temperarlo, sono di fronte a tutti.

Torniamo al settore dei ro-ro a Livorno e a quello che c’è dietro. Però partiamo dai dati oggettivi e non dalle suggestioni: nell’anno record (2008) sono stati movimentati a Livorno, in circa 110.000 mq lordi (con le banchine di LTM + quelle sottratte a TDT): 445.339 mezzi per un totale di circa 13.400.000 milioni di tonnellate. Negli anni successivi, nonostante fosse iniziato una fase calante per i traffici Ro-Ro (riduzione della domanda) si è proceduto all’ampliamento dell’offerta, rilasciando, a lume di naso, 12.631.mq di aree in concessione alla Calata Pisa al terminalista Lucarelli, con l’aggiunta di “occupazioni temporanee” di aree in radice dal Molo Italia. Infine. Con l’entrata di Sintermar nel settore dei RO-RO l’offerta si è allargata di circa 150.000 mq di aree e circa 500 ml di banchina, con possibilità di due accosti contemporanei di pertinenza del terminal. Oggi abbiamo il problema Cotunav che a seconda dei risultati sancirebbe la presenza del 5° operatore. Nel 2015, abbiamo operato nel nostro scalo 341.297 mezzi per un totale di 11.373.082 tonnellate, a fronte del raddoppio dell’offerta di aree e banchine. Allora come è possibile enfatizzare una emergenza Ro-Ro, come fa l’Autorità Portuale, se siamo in presenza di surplus di offerta terminal rispetto ad una diminuzione di domanda. Vogliamo ricordare che una più stretta relazione con il territorio si potrebbero trovare alcune soluzioni organizzative anche nel c.d. “retroporto” ed in particolare nell’interporto Amerigo Vespucci, proprio come tentò di fare Nereo Marcucci, il quale osteggiato dai DS e dalle istituzioni locali e regionali, aveva già trovato i finanziamenti per acquisire una parte dell’Interporto Amerigo Vespucci, proprio per decongestionare il porto. Il totem della concorrenza assoluta, cioè la guerre fra banchine per accaparrarsi la merce che già è presente in porto, non è la panacea né per i lavoratori né tantomeno per le imprese. Quando la concorrenza si basa solo su ribassi tariffari (price competition) e non su elevati ed innovativi modelli organizzati, diventa una patologia e i primi a subirne le conseguenze sono i lavoratori che vedono diminuiti i propri livelli salariali, dovendo realizzare alti livelli di produttività, per far quadrare i conti delle imprese, mettendo a repentaglio le proprie condizioni di sicurezza nei luoghi di (4 rizzatori che “servono” 6 ralle!). Il dott. Roffi parla di maggiori opportunità di lavoro e di salario ma nel nostro scalo sono spariti in pochi anni più di 200 posti di lavoro e i livelli salariali sono stati erosi per i motivi a cui abbiamo accennato. Come abbiamo detto, in Italia il monopolio del lavoro portuale non esiste più da 22 anni, ma in tutta Europa esistono dei Pool che, loro e solo loro, gestiscono il “lavoro temporaneo portuale” In Italia questo soggetto operativo è regolamentato dall’art. 17 della Legge 84/’94.

Da quello che comprendiamo il Dott. Roffi è per un suo superamento, noi no, vogliamo anzi che l’Italia faccia parte dell’Europa. E’ chiaro, situazioni come queste che sono la sommatoria delle precarietà, diventano di difficile soluzione e anzi sono producono frutti venefici con il passare del tempo. In questo caso è forte il rischio che a rimetterci sia il ruolo dell’art.17 e i loro lavoratori. Siamo convinti che la soluzione più lineare per la gestione delle banchine 14 e/f/g. fosse quella di riconsegnare al Terminal Darsena Toscana, a fronte di una disponibilità dichiarata di assumere tutti i lavoratori di Sea Trag. Fra l’altro la previsione del PRP per quelle aree non prevede attività di Ro-Ro, bensì “multipourpose”. Molto ci sarebbe da dire sul mondo del trasporto marittimo nelle sue varie articolazioni, ma fermiamoci al fatto che l’armatore è uno dei clienti principali di un porto. E’ anche vero che una volta sceso a terra questo pensi solo ad avvantaggiare la propria compagnia di navigazione, mentre il terminalista puro deve garantire servizi per più armatori e più linee. In particolare il Dott. Manuel Grimaldi professa molto chiaramente la deregolamentazione del lavoro portuale, la liberalizzazione dei servizi nautico-portuali, con tutto quello che ciò comporta in termini economici, sociali e sui livelli di sicurezza nel lavoro.
Molti lavoratori, specie dell’Alp (del resto non lavoriamo in pasticceria), ci dicono che a fronte di denunce su irregolarità segnalate all’Autorità Portuale che avvengono sulle banchine dove operano le navi di Grimaldi ( marittimi che svolgono operazioni portuali), non vi è da parte di questa amministrazione l’attivazione di alcuna verifica e azione conseguente. Paradossalmente una figura di rilievo dell’amministrazione AP, come il Segretario Generale è al contempo Presidente dell’ALP. Che vi sia in questo caso un conflitto di interessi? Il sindacato fa il suo mestiere e da quello che abbiamo capito non dice no al “contratto a rete”, ma vuole vedere le carte. Premettiamo che questa tipologia di contratto ha un tempo massimo di attuazione.

Si tratta però di capire se il contratto a rete significa omogeneizzare gli orari di lavoro, far rispettare i tetti all’utilizzo dello “straordinario” e dei carichi di lavoro ecc. ecc. Nella situazione che si sta definendo, cioè un nuovo art. 16, dobbiamo mettere nel conto che, portando via un lavoro ad un altro art.16 o togliendo giornate all’art 17, ci possa essere bisogno di fare nuove assunzioni, aumentando il numero degli esuberi alle aziende (16 o 17) a cui dovesse essere tolto il lavoro. Noi proponiamo che le eventuali nuove assunzioni siano fatte fra il personale già iscritto nei registri previsti dalla Legge 84/’94. Rispetto all’uso delle “occupazioni temporanee” che si protraggono per anni diventando una surroga alla concessione, quando è impossibile dare una concessione, vedi banchine 14/g/h/e, il Dott. Roffi cita, volutamente a sproposito, le due “occupazioni temporanee” di CPL/Cilp, sapendo che su queste aree esiste: per una (5000 mq), un’azione legale da parte di CLP contro il Ministero, mentre l’altra (9000mq) è un’area da sempre in concessione alla CLP, la quale alla scadenza ha fatto subito richiesta di rinnovo, data la sua complementarietà con il Terminal Paduletta. Richiesta non accettata dall’Autorità Portuale perché sembrava vi fosse la manifestazione di interesse di un altro operatore.

Che il 40% del traffico marittimo su Livorno sia ad appannaggio della Grimaldi, non toglie niente al fatto che gli armatori debbano continuare a fare gli armatori e che i terminalisti si strutturino per dare i servizi a tutti gli armatori che operano sul nostro scalo. Tutto questo se vogliamo evitare la creazione di nuovi monopoli, questi forse benvisti dal dott. Roffi.

Il Coordinamento del Circolo Porto – PRC Livorno

FacebookTwitterGoogle+TumblrPinterest

feb 27 2016

LA NUOVA SCHIAVITU’ SI CHIAMA LAVORO

Tag:admin @ 17:19

C’era una volta la Livorno città ribelle, figlia delle leggi livornine…
E c’erano una volta, nella nostra bellissima città, realtà lavorative importanti costituite da cooperative di lavoratori come lo sono state anche la Compagnia Lavoratori Portuali, la Cantiere Navale Fratelli Orlando scrl e i grandi poli industriali nel settore della trasformazione petrolifera e automobilistico, tali da garantire un livello occupazionale discreto nel tessuto urbano e nelle immediate vicinanze.
Oggi la realtà lavorativa nell’ambito degli stessi confini territoriali è a dir poco tragica, figlia di una crisi economica mondiale e di infelici scelte governative dalle quali è scaturito il jobs act; attualmente il licenziamento senza giusta causa è prassi quotidiana e questa cosa comporta l’imposizione da parte del padrone ed il conseguente assoggettamento della forza lavoro e ahinoi, anche dei sindacati, costretti ad accettare qualsiasi condizione venga imposta. Lavoratori a tempo fisso vengono licenziati e iscritti alle liste di mobilità per poi essere riassunti due volte a tempo determinato ed infine a tempo “indeterminato” con i conseguenti incentivi e sgravi riscossi dai padroni. Di pari passo, a tutti questi passaggi assai dolorosi e sgradevoli per i lavoratori anche di età avanzata e carichi di famiglia sulle spalle, vengono aggiunte rigide e severe regole da rispettare riguardanti i risultati produttivi da raggiungere. Tutto ciò ci riporta ad un periodo compreso tra il dopoguerra e gli inizi degli anni Settanta, quando uno dei motti della classe operaia era “partecipare alla elaborazione dei programmi produttivi” e che in seguito ha dato vita alla stesura dello Statuto dei Lavoratori.
Oggi quindi il datore ha il potere di fare ciò che vuole, anche di licenziare i propri lavoratori che verranno sostituiti da altri dipendenti pronti ad accettare qualsiasi condizione pur di avere un impiego. È prassi comune inoltre, che i diritti derivanti dallo Statuto dei Lavoratori vengano stracciati ed usati come pretesto per dare origine a contestazioni disciplinari.
Abbiamo bisogno, come lavoratori, di tutela e rispetto della nostra dignità di esseri umani. Ma per ottenerle dobbiamo innanzitutto partire da noi e far valere la nostra coscienza di classe.

Federazione livornese del Partito della Rifondazione Comunista

FacebookTwitterGoogle+TumblrPinterest

Pagina successiva »