Progetto Rosignano (rigassificatore): quale epilogo?

Nella riunione del 27 settembre del Consiglio Comunale, nell’ambito della discussione relativa all’ attuale problematica Solvay, è avvenuto un fatto clamoroso: il Sindaco Franchi  ha ammesso chiaramente  che la questione della realizzazione di un rigassificatore a Rosignano è definitivamente chiusa.

Dopo una serie di ammissioni, più o meno velate e  provenienti da più parti, si poteva pensare che l’ipotesi del progetto Rosignano fosse ormai tramontata, ora, con il pronunciamento forte in una sede istituzionale, il messaggio assume una veste di ufficialità.

Ufficialità resa ancora più concreta in ragione dei silenzi di Edison alle tante sollecitazioni di chiarimento provenienti tanto dalle Istituzioni che dalle organizzazioni dei lavoratori per capire le intenzioni della stessa multinazionale e per denunciare l’impossibilità per il territorio di sopportare investimenti promessi e mai realizzati, e che, di riflesso, come precisammo anche all’epoca, hanno ingessato per anni il territorio ad una immobilità oggi non più sostenibile.

Chi fino ad oggi si è opposto a questo sciagurato progetto si augura che questo sia davvero l’epilogo e che da oggi si lavori per reali prospettive di sviluppo.

Federazione della Sinistra e SEL – Rosignano

PRC, FIOM, PdCI, IdV, e SEL si uniscono per il referdum in difesa del lavoro

Di Pietro, Ferrero e la Fiom uniti dai referendum. L’Italia dei Valori, infatti, ha deciso di “socializzare” i quesiti referendari per il ripristino dell’articolo 18 e per l’abolizione dell’articolo 8 dell’ultima manovra d’agosto di Berlusconi. Quindi Idv, Fds e Sel raccoglieranno assieme le firme per abolire due provvedimenti, uno varato da Monti e Fornero, l’altro dal governo che l’ha preceduto, quando il ministro Sacconi ha voluto mutilare la contrattazione nazionale e la democrazia sui luoghi di lavoro. Il partito di Di Pietro aveva già depositato alcuni dei quesiti in Cassazione replicando un’autoreferenzialità già percorsa in occasione dei referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua e dei servizi. Stavolta, però, ha accolto l’appello a fare un passo indietro dopo un incontro dirimente stamattina con i metalmeccanici. I quesiti sul lavoro saranno ripresentati nuovamente da un comitato comune perché già era in corso da mesi una discussione tra giuslavoristi (da Gallino a Rodotà ad Alleva) e aree organizzate della sinistra politica e sindacale. Continua a leggere

Situazione Solvay

Le ultime vicende legate alla fabbrica Solvay sono quanto mai allarmanti, ci riferiamo evidentemente alla riduzione della marcia della sodiera, oggi ai minimi storici di produzione.
Abbiamo appreso con sconcerto e preoccupazione che la situazione è dovuta prevalentemente dalla scarsità di acqua.
Il prosciugamento del lago di Santa Luce, le condizioni in cui versa il bacino del fiume Cecina, il razionamento dell’acqua a Volterra e Pomarance, le autobotti che distribuiscono acqua ai Comuni collinari, sono i segnali evidenti di una situazione sempre più critica rispetto alla risorsa idrica.
Abbiamo denunciato da anni, con senso di responsabilità, la gravità della situazione, proponendo, su un terreno di confronto con Istituzioni e azienda, le possibili soluzioni, che avrebbero scongiurato o ridotto tali problematiche.
Si continuato invece con una politica di breve periodo senza realisticamente considerare la riduzione progressiva dell’emungimento di acqua a seguito delle mutate condizioni climatiche e della diminuzione della piovosità, con la conseguente impossibilità di ricarica delle falde.
È proprio per l’importanza che riveste, a nostro giudizio, la fabbrica, che deve essere realizzato, per permettere livelli di produzione adeguati nel medio e lungo periodo e contestualmente produrre acqua, un impianto di dissalazione che, in prospettiva, potrebbe anche integrarsi al ciclo produttivo.
Fare questo significa operare con senso di responsabilità, per dare futuro alla fabbrica, ai lavoratori e al nostro territorio.
Alla luce dei fatti risulta essenziale che le contrarietà rispetto alle proposte da noi avanzate vengano riviste e che si possa aprire un confronto serio e costruttivo che porti a soluzioni sostenibili e durature; in attesa di incontrare le organizzazioni dei lavoratori, senza i quali ogni via diventerebbe impercorribile, svilupperemo e renderemo ancora più concrete le nostre idee.

Per la Federazione della Sinistra – Silvia Gesess e Giacomo Luppichini

Per SEL – Mario Baldeschi

Documento approvato dalla Direzione Nazionale del PRC

La recessione provocata dalle politiche di austerità del governo Monti sta continuando ad aggravarsi e con essa la crisi sociale del paese. La perdita di posti di lavoro in Italia è molto al di sopra della media dei paesi europei ed è direttamente legata alle politiche di austerità.
Il governo Monti espressione dei poteri forti con una fortissima connotazione antipopolare e antioperaia, si conferma sempre più come governo costituente di un nuovo regime. Questa caratteristica costituente la si misura sulla portata strategica dei provvedimenti presi: dalla manomissione dell’articolo 18 alla “riforma” delle pensioni al pareggio di bilancio in Costituzione fino all’approvazione del Fiscal Compact. Questi provvedimenti vanno oltre la situazione contingente e predeterminano – se non aboliti – il quadro in cui agiranno i governi dei prossimi anni. Queste misure infatti si sommano a quanto già fatto da Berlusconi – pensiamo solo all’articolo 8 – e determinano un quadro strutturale di recessione economica, precarietà e disoccupazione, privatizzazioni, uniti ad un attacco frontale al welfare, al diritto allo studio e ai diritti dei lavoratori e del sindacalismo di classe. Il governo Monti ha quindi tracciato una strada di destra destinata a perdurare negli anni. Il tratto costituente del governo non è quindi affidato alla permanenza di Monti alla Presidenze del governo anche dopo le elezioni – ipotesi che i potentati finanziari, economici e dell’informazione, propongono esplicitamente – ma ai provvedimenti già assunti e votati da PD, PDL e UDC.

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