{"id":93,"date":"2008-05-17T10:57:23","date_gmt":"2008-05-17T09:57:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=93"},"modified":"2008-05-20T11:01:31","modified_gmt":"2008-05-20T10:01:31","slug":"non-sono-daccordo-con-il-compagno-ferrero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=93","title":{"rendered":"Non sono d&#8217;accordo con il compagno Ferrero"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di Yassir Gorezt<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">su L&#8217;ERNESTO del 16\/05\/2008<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intervista a Fosco Giannini, direttore de l\u2019ernesto<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 uscita oggi (venerdi 16 maggio) su Liberazione un\u2019 ampia intervista al compagno Paolo Ferrero, che gi\u00e0 nel titolo (\u201cSubito l\u2019opposizione a Berlusconi. La costituente ? Spacca la sinistra \u201c) appare \u201cpepata\u201d e provocatoria. Ne parliamo con il compagno Fosco Giannini, membro del Cpn, direttore de l\u2019ernesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molte e pregnanti sono le questioni che Ferrero pone, in vista del Congresso del PRC, nell\u2019intervista su Liberazione. Vuoi provare ad entrare nel merito di tali questioni ?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le questioni poste da Ferrero sono davvero rilevanti. Anticipo subito che oltre ad essere tali, sono anche \u2013 dal mio punto di vista \u2013 particolarmente disorientanti e (sul piano politico e culturale) equivoche, ed \u00e8 dunque importante affrontarle e smontarle immediatamente\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Puoi iniziare ad affrontare la prima delle questioni poste da Ferrero: le ragioni della nostra drammatica sconfitta e delle responsabilit\u00e0 della stessa\u2026 Cosa pensi del modo con il quale Ferrero \u201clegge\u201d tali questioni ?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo dico con franchezza: \u00e8 un modo particolarmente ambiguo e pericoloso, poich\u00e9 non tende a rivelare la verit\u00e0, ma tende \u2013 strumentalmente \u2013 a rafforzare un\u2019idea di parte: quella \u2013 appunto \u2013 di Ferrero e della sua coalizione congressuale, un\u2019idea volta a proporre una inesistente \u201cterza via\u201d tra la costituente di sinistra rilanciata da Vendola e Giordano (anche dopo la sconfitta) e il rilancio, in Italia, di un partito comunista di lotta e di massa, come noi lo proponiamo. Ma veniamo al merito. Ferrero individua due questioni quali basi materiali della sconfitta: la delusione provocata nel nostro popolo dal governo Prodi e la costruzione sbagliata della Sinistra Arcobaleno, sbagliata poich\u00e9 condotta (parole di Ferrero) \u00abattraverso un\u2019operazione politica di vertice\u00bb. Cosa vuol dire? Che se non fosse stata di vertice sarebbe andata bene? In verit\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 a cui crede Ferrero, quando, riproponendo \u201cla federazione delle sinistre\u201d (con gli stessi soggetti dell\u2019Arcobaleno\u2026) rivela che la sua differenza dalla proposta congressuale Giordano \u2013Vendola non \u00e8 cos\u00ec grande e che, anzi, se non \u00e8 zuppa \u00e8 pan bagnato\u2026 Ora, Ferrero ha il buon gusto di affermare che lui stesso \u00e8 da ritenersi uno dei maggiori responsabili della sconfitta, ed \u00e8 vero: Ferrero \u00e8 uno dei massimi responsabili della nostra disfatta, poich\u00e9 ha appoggiato pienamente la linea del Congresso di Venezia, dove \u00e8 stata ratificata la linea di tale disfatta, e ha appoggiato sino alla fine il governo Prodi, anche nel momento in cui si doveva invece rompere sul Protocollo del 23 luglio (welfare , pensioni, ratifica della Legge 30). Posso ricordare che i compagni de l\u2019ernesto (chi parla al Senato e il compagno Pegolo alla Camera) avevano \u2013al contrario di Ferrero \u2013 chiesto al Partito di non votare il Protocollo ed uscire dal governo, per non essere complici di una politica antipopolare che ci avrebbe (come \u00e8 stato) fatto pagare prezzi salatissimi sia dal punto di vista dei rapporti di massa che dal punto di vista elettorale? Posso ricordalo?<br \/>\nMa la questione oggi \u00e8: Ferrero ammette le sue gravi responsabilit\u00e0, ma \u00e8 come se volesse cancellarle per il solo fatto di averle ammesse. Non \u00e8 cos\u00ec. Le responsabilit\u00e0 rimangono. E soprattutto vi \u00e8 un punto su cui riflettere: Ferrero assume s\u00ec le sue gravi responsabilit\u00e0 (da costruttore \u2013 e non da comprimario &#8211; del Congresso di Venezia e da ministro complice delle politiche ultragoverniste ), ma non avanza autocritiche serie in relazioni alle cause strutturali della sconfitta. Quando, ad esempio, parla dell\u2019Arcobaleno come un\u2019operazione politica di vertice, non dice chiaramente che l\u2019errore \u00e8 stata la scelta in s\u00e8 dell\u2019Arcobaleno, ma dice che l\u2019Arcobalerno si poteva fare meglio, attraverso pi\u00f9 partecipazione e pi\u00f9 relazioni sociali. Queste due osservazioni sono scontate, ma sono fuorvianti, poich\u00e9 la questione vera, tutta materiale, \u00e8 che attraverso l\u2019Arcobaleno (o la confusa Federazione di sinistra che continua a proporre Ferrero) muore l\u2019autonomia del partito comunista, e senza un partito comunista autonomo, forte, radicato e di lotta si spegne la pi\u00f9 forte spinta anticapitalista e antimperialista; il quadro della trasformazione sociale si restringe all\u2019interno di un orizzonte socialdemocratico (unit\u00e0 attorno a Mussi) e si indebolisce fortemente lo stesso obiettivo dell\u2019unit\u00e0 delle sinistre. Peraltro, Ferrero, non avanza autocritiche nemmeno su di un punto cruciale che ha caratterizzato il Congresso di Venezia e che lo stesso Ferrero assunse completamente: la mitizzazione dei movimenti quali soggetti che avrebbero comunque sopperito al deficit di trasformazione sociale dell\u2019Unione e che avrebbero accettato una sorta di divisione del lavoro col PRC, e, cio\u00e8, Rifondazione dentro il governo a mediare e i movimenti fuori a spingere a sinistra. Da dove viene questa mitizzazione dei movimenti, della spontaneit\u00e0 sociale? Da una sottovalutazione del ruolo del partito comunista che Ferrero ha condiviso strutturalmente con Bertinotti e che ancora \u2013 nell\u2019essenza- fa propria quando, di nuovo, propone il superamento dell\u2019autonomia comunista in una Federazione di sinistra su basi sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Veniamo, allora, alla proposta strategica che avanza Ferrero, nell\u2019intervista, relativamente al nuovo PRC. Che cosa dovrebbe essere per Ferrero?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi pare che la proposta di Ferrero sia \u2013 lasciami dire cos\u00ec &#8211; contemporaneamente chiara e confusa. E\u2019 chiara quando dice: \u00abIo penso ad una rete di relazioni stabili, tra soggetti organizzati e singoli\u2026ecc..\u00bb. E qui si riferisce chiaramente al superamento dell\u2019autonomia comunista attraverso la riproposizione di una sorta di Izquierda Unida italiana (e ricordiamo quanto quel modello, in Spagna, ma anche in Grecia e in Finlandia, sia miseramente fallito e che prezzo abbiano pagato i partiti comunisti &#8211; in termini di autoliquidazione &#8211; all\u2019interno di quelle esperienze) nella quale trascinare il PRC. Ma la proposta di Ferrero si fa, contemporaneamente, confusa, quando parla di rilancio del PRC. Ma questa confusione, \u00e8 bene dirlo, \u00e8 voluta e nel contempo classica: si lancia l\u2019Izquierda Unida e, insieme, l\u2019autonomia del PRC. Cos\u00ec si annebbia tutto, si disorientano i compagni e le compagne, come sono stati disorientati (e in ultima analisi \u201cfregati\u201d), un tempo, da Occhetto e poi da Bertinotti, che ora, attraverso Vendola e Migliore, ha almeno il pregio di dire le cose come stanno: fare una costituente di sinistra al posto del PRC. Anche Ferrero vuol fare la stessa costituente di sinistra (l\u2019Izquierda) ma non lo dice chiaramente. L\u2019ambiguit\u00e0 (che va smascherata) \u00e8 il destino storico delle \u201cterze posizioni\u201d, e nel contempo \u00e8 la loro pericolosit\u00e0. Resta il fatto che se si vuole davvero rilanciare, nel nostro Paese, un partito comunista all\u2019altezza dei tempi e dell\u2019odierno scontro di classe, questo partito deve innanzitutto partire da una propria, profonda, autonomia: politica culturale, organizzativa, persino economica e che le inevitabili svendite di sovranit\u00e0 che comporta un\u2019Izquierda minano alla fonte tale autonomia e lo stesso partito comunista. Vorrei rimarcare il fatto che l\u2019autonomia (dai padroni e dalle forze di sinistra moderate), per un partito comunista, \u00e8 stata sempre una necessit\u00e0 prioritaria. Ma credo che oggi lo sia pi\u00f9 che mai, nella fase successiva alla sconfitta del movimento comunista e rivoluzionario e di fronte all\u2019esigenza di rimettere a fuoco ( rifondare) un pensiero ed una prassi adeguate alla nuova fase.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella citata intervista a Ferrero vi \u00e8 una domanda sul comunismo e Ferrero cita \u201ci baffi di Stalin\u201d e \u2013 alludendo a Vendola- il comunismo ridotto ad una \u201cdomanda\u201d. Che ne pensi di questa riflessione di Ferrero?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 una riflessione di basso livello e di cattivo gusto: capisco l\u2019allusione a Vendola, a proposito del comunismo ridotto ad una \u201cdomanda\u201d, ma non capisco a chi alluda, quando parla di qualcuno che vorrebbe imbalsamarlo nei baffoni di Stalin. Forse Ferrero frequenta qualche vecchio stalinista a noi sconosciuto. Se invece allude (e credo che faccia questo) a chi di nuovo lotta per l\u2019autonomia del partito comunista e per l\u2019unit\u00e0 dei comunisti, credo allora che Ferrero scivoli su di una buccia di banana falsa e volgare, in quanto non c\u2019\u00e8 relazione alcuna tra la riproposizione di un partito comunista autonomo, l\u2019unit\u00e0 dei comunisti ed i baffi di Stalin. Piuttosto, noto che Ferrero utilizza il pi\u00f9 vecchio dei metodi, per liquidare l\u2019autonomia comunista: quella volta alla comparazione tra comunismo e stalinismo, cosa che hanno sempre fatto i socialdemocratici, i padroni e che da anni fa anche Berlusconi. Ma quale stalinismo! Impegniamoci, piuttosto, a ricostruire, nella lotta sociale e nella ricerca politico-teorica aperta e non dogmatica, un partito comunista legato al movimento operaio complessivo, capace di interpretare le grandi contraddizioni sociali e dare risposte ai nuovi problemi posti dalla fase che viviamo: immigrazione, unit\u00e0 in senso anticapitalista dei lavoratori bianchi e neri, proletariato metropolitano, unit\u00e0 dei lavoratori \u201cgarantiti\u201d e lavoratori precari. Siamo seri, per favore e lasciamo i baffi di Stalin alle inquietudini dei vecchi socialdemocratici .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, Ferrero indica cos\u2019 \u00e8 , per lui, il comunismo: il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scusami, ma , sinceramente, mi viene un po\u2019 da ridere. Questa frase la ritrova ormai ovunque e quando non si sa cosa dire la si cita. Chi fa cos\u00ec la riduce a frase da cioccolatini perugina. Marx l\u2019aveva coniata per indicare il fluire dialettico della storia e del processo rivoluzionario e lo faceva per evitare ogni schematismo nella lettura degli eventi. Tuttavia n\u00e8 Marx, n\u00e9 Lenin, n\u00e9 Gramsci, n\u00e9 ogni altro grande rivoluzionario dell\u2019800 e del \u2018900 hanno racchiuso tutto l\u2019orizzonte comunista entro questo quadro neoeracliteo, poich\u00e9 se cos\u00ec fosse stato (o fosse) il progetto comunista sarebbe ben poca cosa, anzi sarebbe un nulla. Se il progetto comunista fosse solo ci\u00f2 che indica Ferrero (restringendo Marx e l\u2019intera storia comunista e rivoluzionaria al \u201cmovimento reale ecc\u2026\u201d il comunismo sarebbe privato di ogni progetto (che fine farebbe la ricerca della forma concreta del superamento dei rapporti di produzione capitalistici e dell\u2019imperialismo internazionale? Del potere e della democrazia socialista?). In verit\u00e0, enucleare quella concezione che cita<br \/>\nFerrero dal contesto generale del progetto (e dell\u2019esperienza concreta del comunismo) significa prendere una scorciatoia intellettualmente opportunista volta a non dire nulla per non impegnarsi e non sbagliare. In questo modo, per\u00f2, si finisce solo per non dire assolutamente nulla, e quest\u2019afasia politica e teorica \u00e8 l\u2019altra faccia della rinuncia a riproporre con forza e chiarezza l\u2019esigenza (storica e sociale) del partito comunista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ferrero afferma anche che il progetto di costituente comunista sarebbe gemello al progetto di costituente socialista, poich\u00e9 entrambi minerebbe il progetto di rifondazione comunista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 sconcertante. Proviamo piuttosto a ragionare. Lo scorso 17 aprile il Manifesto, Liberazione e la grande stampa nazionale pubblicano un Appello di cento grandi personalit\u00e0 del mondo operaio e intellettuale. Esso indica tra le cause della nostra drammatica sconfitta la delusione provocata dal governo Prodi e il fatto che, attraverso la proposta dell\u2019Arcobaleno, siano stati sottratti, al nostro elettorato, gli storici punti di riferimento comunisti e di sinistra. A fronte del disastro i cento dell\u2019Appello avanzano una proposta: che il Prc e il Pdci tornino ad unirsi in un solo partito comunista, un partito di lotta che si proponga come cuore dell\u2019opposizione a Berlusconi e motore di una nuova unit\u00e0 a sinistra, rispettosa delle varie autonomie (comunisti e forze di sinistra) e ben lontana dalla fallimentare e (letteralmente) immotivata precipitazione organizzativistica dell\u2019Arcobaleno. A tale proposta l\u2019intero gruppo dirigente del Prc (da Giordano a Ferrero) risponde \u2013 stizzito &#8211; di no. Il gruppo dirigente del Pdci risponde di si, chiarendo che il proprio partito \u00e8 disponibile ad un processo di riunificazione, per tornare alle origini della rifondazione comunista e offrire un punto di riferimento alla vasta diaspora comunista italiana. Chi scrive \u00e8 d\u2019accordo con le tesi dell\u2019Appello e rimarca il fatto che il no di Giordano e Ferrero sia stato assunto da diversi interlocutori (non certo dai comunisti \u201cdi base\u201d) come scontato e non sia stato per nulla indagato. In verit\u00e0 il no alla proposta di riunificare i due partiti comunisti italiani non \u00e8 stato adeguatamente motivato e l\u2019unico barlume argomentativo \u2013 che ha unito Giordano e Ferrero &#8211; \u00e8 stato quello (molto vago) secondo il quale il Prc avrebbe da tempo assunto un\u2019 \u201cinnovazione\u201d alla quale il Pdci sarebbe estraneo. Prendiamo le questioni di petto: un processo di riunificazione dei due partiti comunisti darebbe, se ben condotto, una nuova passione al popolo comunista, oggi disorientato e spinto all\u2019autoliquidazione. Rispetto ad un obiettivo cos\u00ec alto dovremmo davvero ritenere un impedimento le innovazioni del Prc? Occorre, da questo punto di vista, soffermarsi su tali innovazioni. Sarebbe un\u2019innovazione impedente la cancellazione formale, dal corredo teorico del Prc, della categoria di imperialismo? Crediamo di no, per il semplice motivo che essa \u00e8 stata smentita dai fatti, nel senso che l\u2019imperialismo \u00e8 oggi pi\u00f9 vivo che mai e che anche i dirigenti del Prc &#8211; di fronte alla durezza delle guerre imperialiste \u2013 tendono a rimuovere la loro precedente tesi. Sarebbe un\u2019innovazione impedente la fragile teorizzazione bertinottiana secondo la quale il ruolo di intellettuale collettivo non dovrebbe essere pi\u00f9 assegnato al partito comunista, alla sinistra, ma direttamente allo spontaneismo sociale? Non crediamo: \u00e8 stato lo stesso Alfonso Gianni, testa pensante del bertinottismo, ad affermare, dopo la sconfitta elettorale e il voto operaio passato alla Lega, che il senso delle masse si \u00e8 perso e che \u00e8 ormai tempo che siano i comunisti e la sinistra a ricostruire un senso politico e di massa. Sarebbe un\u2019innovazione impedente l\u2019ormai ingiallita teorizzazione bertinottiana secondo la quale la rottura da parte del Prc con il primo governo Prodi doveva essere una rottura \u201cfondante\u201d della stessa rifondazione comunista? Il nefasto governismo dell\u2019ultimo Prc ha smentito clamorosamente tale teorizzazione e ha posto il problema, per tutti i comunisti, di uscire dal rischio del cretinismo parlamentare e tornare alla testa delle lotte. Sarebbe un\u2019innovazione impedente l\u2019assunzione da parte del Prc della categoria della non violenza? Lo sarebbe se essa si trasformasse in una rinuncia al conflitto e alla trasformazione sociale. Poich\u00e9 nessuno, nel Prc, interpreta la non violenza in questo senso, la questione appare di lana caprina, poich\u00e9 non vi \u00e8 un comunista, nei due partiti italiani, che pensa alla lotta armata e alla presa, luned\u00ec prossimo, del Palazzo d\u2019Inverno. Sarebbe un\u2019innovazione impedente l\u2019affermazione (Bertinotti-Gianni) di qualche tempo fa, secondo la quale \u00abi grandi pensatori e i rivoluzionari del \u2019900 sarebbero tutti morti e non solo fisicamente\u00bb ? Non crediamo, poich\u00e9 la sua estemporaneit\u00e0 non le ha permesso di ucciderli davvero, anche nel senso comune dei dirigenti e della base Prc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qual \u00e8 il punto vero, dunque, rispetto alla proposta avanzata dai cento dell\u2019Appello, assunta dal gruppo dirigente del Pdci e volta al rilancio &#8211; attraverso la riunificazione e la rimessa in campo di una forza di opposizione sociale &#8211; di un partito comunista, dai caratteri di massa, in Italia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sembra chiaro: il punto vero \u00e8 se si vuole o no ricostruire il partito comunista. Se non si vuol farlo lo si dica chiaramente, senza cercare astruse motivazioni. A noi sembra che il rilancio di una forza comunista, anticapitalista, non sia una questione ideologica ma un\u2019esigenza sociale (la guerra segna il nostro tempo e il trasferimento di quote di salario verso il profitto \u00e8 il pi\u00f9 imponente da 50 anni a questa parte). L\u2019esigenza dell\u2019unit\u00e0 dei comunisti trova oggi, per realizzarsi, un terreno favorevole. Chi si sottrae a tale compito vuol dire che pensa a costruire qualcosa d\u2019altro, a rianimare il cadavere dell\u2019Arcobaleno. E se ne assumer\u00e0 la responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, non sei proprio d\u2019accordo su nulla, con Ferrero?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">No, su un punto sono d\u2019accordo: che occorre ripartire dall\u2019opposizione a Berlusconi. Ma ci\u00f2 lo si pu\u00f2 fare a partire dal rilancio di un partito comunista forte, che nel conflitto esprima anche un progetto di trasformazione in senso socialista e sia il cuore unitario della sinistra d\u2019alternativa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Yassir Gorezt su L&#8217;ERNESTO del 16\/05\/2008 Intervista a Fosco Giannini, direttore de l\u2019ernesto E\u2019 uscita oggi (venerdi 16 maggio) su Liberazione un\u2019 ampia intervista al compagno Paolo Ferrero, che gi\u00e0 nel titolo (\u201cSubito l\u2019opposizione a Berlusconi. La costituente ? Spacca la sinistra \u201c) appare \u201cpepata\u201d e provocatoria. 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