{"id":4706,"date":"2013-04-15T13:52:21","date_gmt":"2013-04-15T12:52:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=4706"},"modified":"2013-04-15T13:52:21","modified_gmt":"2013-04-15T12:52:21","slug":"transizione-alla-latinoamericana-da-chavez-a-maduro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=4706","title":{"rendered":"Transizione alla latinoamericana, da Ch\u00e1vez a Maduro"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li>di Gennaro Carotenuto &#8211; <a href=\"http:\/\/www.gennarocarotenuto.it\/22912-transizione-alla-latinoamericana-da-chavez-a-maduro\/#more-22912\">www.gennarocarotenuto.it<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Maduro21.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-4707\" title=\"Maduro21\" src=\"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Maduro21.jpg\" alt=\"\" width=\"304\" height=\"171\" srcset=\"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Maduro21.jpg 304w, https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Maduro21-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 304px) 100vw, 304px\" \/><\/a>(di ritorno da Caracas) La stretta vittoria di Nicol\u00e1s Maduro (50,6% contro 49% con Capriles che chiede il riconteggio dei voti) come candidato della continuit\u00e0 con Hugo Ch\u00e1vez nelle elezioni presidenziali venezuelane apre e allo stesso tempo chiude il dibattito sulla prosecuzione del processo bolivariano. Lo chiude, testimoniando anche in Venezuela la solidit\u00e0 del processo democratico nel momento nel quale il candidato dell\u2019opposizione, Enrique Capriles, offre allo stesso tempo un discorso progressista apparentemente analogo a quello della sinistra, accompagnato da un disprezzo e da una denigrazione tipicamente classista verso un processo del quale non pu\u00f2 pi\u00f9 disconoscere la grandezza.<br \/>\nCapriles, fin da ottobre ma con rinnovata lena durante questa campagna, ha riconosciuto la legittimazione di un\u2019egemonia culturale della sinistra nell\u2019America latina del XXI secolo, che ha sostituito l\u2019inservibile armamentario neoliberale, ed ha \u2013come ossimoro e contraddizione- avocato alla classe dirigente tradizionale \u2013quella stessa del neoliberismo- il ruolo di condurre tale processo. Ma allo stesso tempo il dibattito \u00e8 aperto in pi\u00f9 punti. Nicol\u00e1s Maduro ha ottenuto un risultato straordinario laddove non era scontato per nessuno che un processo cos\u00ec identificato con la figura di Hugo Ch\u00e1vez potesse sopravvivere alla scomparsa di uno dei dirigenti politici pi\u00f9 importanti di tutta la storia latinoamericana. Un certo trionfalismo del campo popolare, che chi scrive ha colto con preoccupazione per le strade di Caracas, si accompagnava al rinviare al dopo alcuni nodi che lo stesso Ch\u00e1vez indicava. Come se la mozione degli affetti potesse cristallizzare a quel 5 marzo, il giorno della morte del presidente, la vita politica di un paese. S\u2019\u00e8 ripetuto nel campo popolare quello che succedeva nel decennio scorso nell\u2019opposizione: un certo autismo impediva di vedere tanti piccoli smottamenti.<!--more--><br \/>\nSe la differenza di meno del 2% tra i candidati, soprattutto quando il candidato dell\u2019opposizione presenta un programma analogo a quello della maggioranza, \u00e8 tale da essere invidiabile nella maggior parte del mondo, non ci si pu\u00f2 nascondere che Capriles \u00e8 stato capace, anche in un momento cos\u00ec emotivamente forte, con un piccolo calo di affluenza, circa il 2%, un voto su dodici al chavismo. Vedremo nelle prossime ore se ci sar\u00e0 il riconoscimento della sconfitta da parte di Capriles o se seguir\u00e0 le sirene della parte dell\u2019opposizione che resta eversiva, ma Maduro dovr\u00e0 interpretare la riduzione della base elettorale socialista come un richiamo ad andare con Ch\u00e1vez oltre Ch\u00e1vez verso sfide sempre pi\u00f9 difficili in una rettificazione continua del processo, lavorando sull\u2019efficienza e sull\u2019etica del processo.<br \/>\nNon baster\u00e0 pi\u00f9 dire \u2013ed \u00e8 senz\u2019altro vero- che quello che ha fatto il chavismo in dodici anni \u00e8 un risultato straordinario. Ch\u00e1vez ha lasciato una base straordinaria per costruire un Venezuela pi\u00f9 giusto, indipendente, sviluppato. Ma adesso non baster\u00e0 pi\u00f9 far notare che corruzione e inefficienza vi erano anche prima del chavismo e non basteranno le pi\u00f9 importanti analisi sociologiche sulla persistenza di una violenza angosciosa nel paese. Dovranno essere dati segnali chiari in politica interna, applicando il Piano della Patria di Hugo Ch\u00e1vez per dare risposte a quella parte della societ\u00e0 liberata in questi anni dal bisogno primario per permetterle di andare oltre in sicurezza e tranquillit\u00e0 e risolvendo la contraddizione tra ideali socialisti e il quotidiano vissuto in una societ\u00e0 dei consumi tradizionale. Resta un\u2019impresa titanica quella di una rivoluzione nella rivoluzione in un contesto nel quale tutto questo dovr\u00e0 essere ottenuto evitando spaccature del movimento in una situazione che abbiamo spesso descritto come porosa, con continue entrate e uscite tra i due poli. Restano un\u2019impresa titanica ma segnali chiari andranno lanciati da domani, per un governo che ha su di s\u00e9 la spada di Damocle di un referendum revocatorio strumento di democrazia voluto da Ch\u00e1vez, gi\u00e0 tra tre anni.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 del dato elettorale il fatto politico sostanziale emerso negli ultimi anni in tutti i processi elettorali latinoamericani ma con pi\u00f9 forza qui in Venezuela, quasi una svolta culturale, \u00e8 allora il riconoscimento del cambio di egemonia e della non pi\u00f9 questionabile rilevanza della figura di Ch\u00e1vez, giunta finalmente anche dall\u2019opposizione. Troppo grande era l\u2019impatto emotivo, la presa di coscienza dell\u2019assenza, perch\u00e9 le elezioni potessero allontanarsi dal riconoscimento postumo dell\u2019importanza di Hugo Ch\u00e1vez nella storia del paese e in quella di tutta l\u2019America latina, per la quale gli ultimi tre lustri hanno rappresentato una sorta di nuovo inizio dopo la catastrofica seconda met\u00e0 del XX secolo, perduta tra dittature militari e neoliberismo reale per ritrovarsi al punto di partenza del cambiamento necessario.<br \/>\n\u00c8 importante analizzare alcune caratteristiche di questo voto avvenuto a meno di sei settimane dalla morte del presidente. Maduro non s\u2019\u00e8 mai discostato dal ruolo di erede designato, compiendolo dignitosamente, stabilendo un contatto empatico col proletariato chavista. Era troppo grande il capitale politico chavista, per rischiare personalismi. \u00c8 ben difficile da comprendere in Europa la forma del discorso politico venezuelano, militante e allo stesso tempo giocoso, immaginifico e con tratti didascalici da mobilitazione cognitiva per una politica che, liberatasi dall\u2019ingessatura ideologica del pensiero unico neoliberale, ha ricominciato ad essere battaglia di idee.<br \/>\nEnrique Capriles ha proseguito quel processo di civilizzazione dell\u2019opposizione iniziato gi\u00e0 nel 2006 da Manuel Rosales, dopo che lui stesso aveva partecipato ai processi eversivi dei primi anni della Rivoluzione bolivariana. Nato come uomo di destra radicale, Capriles oramai si professa progressista e seguace di Lula da Silva. Mal gliene incolse in ottobre, perch\u00e9 proprio l\u2019ex presidente brasiliano lo bacchett\u00f2 duramente per ribadire il suo appoggio all\u2019amico Ch\u00e1vez. Le televisioni commerciali, in particolare Globovision, continuano a trasmettere 24 ore su 24 un messaggio violentissimo e per molti versi eversivo contro il governo popolare (al quale fa da contraltare appena pi\u00f9 civilizzato la bolivariana VTV), ma questo non \u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9 contro Ch\u00e1vez. Fino a ieri questo era insultato e accusato di qualunque crimine al mondo, riportato senza verifica alcuna dai disinformatori di professione dei media mainstream. Non potevano permettere \u2013dicevano- che uno \u201czambo\u201d (il termine razzista coloniale per indicare il meticciato pi\u00f9 impuro, quello tra neri e indigeni) governasse il paese. Adesso Ch\u00e1vez \u00e8 nell\u2019empireo, un padre della patria di un nuovo Venezuela inclusivo, del quale anche Enrique Capriles si dice pronto a ripercorrere il cammino addirittura offrendo la cittadinanza a quei medici cubani che hanno costruito da zero il sistema sanitario pubblico e rappresentati come paramilitari infiltrati e pronti al golpe. Un golpe che in Venezuela non c\u2019\u00e8 mai stato, se non da parte dell\u2019opposizione l\u201911 aprile 2002 con la partecipazione di Henrique Capriles stesso. Dove ha esercitato il proprio classismo il neo-progressista Capriles \u00e8 stato allora contro il rivale Maduro, chiamato costantemente, con tono offensivo, per nome o riferendovisi come \u201cl\u2019autista\u201d, ricordando la professione di questi, che pi\u00f9 volte ha risposto con ironia arrivando a manifestazioni elettorali alla guida di autobus.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di queste schermaglie, gli elettori venezuelani, chiamati al voto per la diciottesima volta da quando \u00e8 iniziata la V Repubblica, non hanno dato soddisfazione alla stampa occidentale, che prevede da sempre un caos che mai si verifica. Polarizzato \u00e8 il Venezuela, con due visioni antagoniste di paese, ma che si affrontano in pace e in democrazia. Lo stesso Hugo Ch\u00e1vez, il gorilla, il dittatore, ha sempre creduto nelle elezioni e nei processi democratici e ha trasmesso fino all\u2019ultimo un messaggio di continuit\u00e0 democratica nell\u2019indicare il cammino elettorale per la scelta del suo successore. Le elezioni, come sempre, sono state tranquillissime e controllatissime. L\u2019opposizione ha fatto la campagna riempendo le piazze come sempre in totale libert\u00e0 d\u2019espressione per denunciare\u2026 la mancanza di libert\u00e0 d\u2019espressione. I venezuelani hanno votato con quella partecipazione democratica, quel credere che attraverso il voto le cose possano cambiare in meglio, come tristemente \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile poter fare in Italia. Hanno votato con seriet\u00e0, comunque abbiano votato e quello di aver risvegliato la partecipazione democratica \u00e8 un altro dei grandi portati del chavismo.<br \/>\nIl paese che lascia Hugo Ch\u00e1vez al suo successore \u00e8 un paese cambiato in meglio per sempre. Ho visitato nei giorni scorsi uno dei quartieri popolari passati nel corso di un decennio dall\u2019essere una baraccopoli all\u2019avere dignitose case popolari. H\u00e9ctor, 30 anni, aveva fatto poco pi\u00f9 delle scuole elementari e viveva in una baracca di lamiera in uno dei quartieri a pi\u00f9 alta densit\u00e0 criminale di questa citt\u00e0 sempre difficile. \u201cOggi \u2013mi dice con orgoglio- ho un diploma di tecnico informatico preso a Cuba. La mia casa \u00e8 in muratura e ho tutti i servizi. E posso dire di non aver avuto bisogno del governo ma di averla tirata su con il mio lavoro\u201d. Sergio, che di anni ne ha una dozzina, si offre di farmi controllare la posta elettronica sul suo Canaima, il portatile a basso costo, prodotto in Venezuela e che monta una distribuzione locale di Linux, che il governo ha distribuito gratuitamente a oltre 2,5 milioni di studenti. Loro, mi spiega la mamma, una famiglia di cinque donne di tre generazioni pi\u00f9 il ragazzo, hanno potuto beneficiare di aiuti per la casa. Nella modestia sembra non mancare nulla, compreso un enorme televisore che trasmette cartoni animati da un canale dell\u2019opposizione. Yazm\u00edn, 53 anni, con una storia drammatica alle spalle, con parole veementi mi esplicita il senso del suo appoggio al governo di Hugo Ch\u00e1vez: \u201cdalla Costituzione in avanti abbiamo trovato la dignit\u00e0. In questo paese prima non eravamo considerati esseri umani e oggi siamo cittadini\u201d. Evito di spiegarle che per l\u2019europeo progressista medio quello che lei considera dignit\u00e0 \u00e8 solo populismo e demagogia e quei programmi sociali solo clientelismo. Il suo compagno mi mostra cosa vuol dire non essere considerati umani. Si solleva la gamba sinistra del pantalone fino al ginocchio e mi mostra una cicatrice orribile, di fatto non ha il polpaccio: \u201c\u00c8 un ricordo del 28 febbraio del 1989, durante il Caracazo. Praticamente mi fucilarono. Sono vivo per miracolo\u201d. Quel giorno il governo di Carlos Andr\u00e9s P\u00e9rez, vicepresidente in carica dell\u2019internazionale socialista, fece assassinarne a migliaia tra quelli che protestavano contro l\u2019FMI. Ministro di quel governo stragista era quel Moises Na\u00edm che imperversa sui nostri media. Quel giorno cominci\u00f2 a nascere il progetto inclusivo di Hugo Ch\u00e1vez.<br \/>\nCertamente Nicol\u00e1s Maduro non avr\u00e0 un cammino facile davanti e chi aveva sperato che il consenso e l\u2019emozione per la morte di Ch\u00e1vez potessero essere automaticamente traghettato sul nuovo presidente dovr\u00e0 rifare i calcoli. Il Plan Patria lasciato da Ch\u00e1vez \u00e8 un programma lineare di integrazione, di riduzione delle disuguaglianze, di raggiungimento di una vera indipendenza e integrazione del continente che richieder\u00e0 ancora decenni di operosit\u00e0. Le missioni costano e la sfida sar\u00e0 non ridurne la portata in un paese ancora da costruire. Non baster\u00e0 pi\u00f9 il solo petrolio a finanziarle e neanche l\u2019immagine salvifica di Hugo Ch\u00e1vez. Ci vorr\u00e0 pi\u00f9 Rivoluzione ma anche la coscienza che, qualunque cosa succeda, il passato pi\u00f9 nero non torner\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; di Gennaro Carotenuto &#8211; www.gennarocarotenuto.it &nbsp; (di ritorno da Caracas) La stretta vittoria di Nicol\u00e1s Maduro (50,6% contro 49% con Capriles che chiede il riconteggio dei voti) come candidato della continuit\u00e0 con Hugo Ch\u00e1vez nelle elezioni presidenziali venezuelane apre e allo stesso tempo chiude il dibattito sulla prosecuzione del processo bolivariano. 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