{"id":4683,"date":"2013-04-11T11:43:54","date_gmt":"2013-04-11T10:43:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=4683"},"modified":"2013-04-11T11:48:44","modified_gmt":"2013-04-11T10:48:44","slug":"direzione-nazionale-10-aprile-doc-non-approvato-bellotti-bilardi-giardiello-e-altri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=4683","title":{"rendered":"Direzione Nazionale 10 aprile &#8211; Doc non approvato (Bellotti, Bilardi, Giardiello e altri..)"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li>Doc non approvato <strong>con 2 voti<\/strong> a favore<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/PRC-simbolo2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-4684\" title=\"PRC- simbolo\" src=\"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/PRC-simbolo2-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/PRC-simbolo2-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/PRC-simbolo2.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a>Per il partito di classe<\/strong><br \/>\n<strong>Dopo la sconfitta, quale strada per il Prc?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La discussione sulla sconfitta elettorale di Rivoluzione civile e sul futuro di Rifondazione comunista fin qui avvenuta va completamente ribaltata. Per il gruppo dirigente fallimentare che ancora guida il partito tutto nasce e si esaurisce nella domanda \u201cche ne sar\u00e0 di noi?\u201d A questa impostazione burocratica, che parte dalla sopravvivenza della struttura (in realt\u00e0 del gruppo dirigente) a prescindere dai suoi obiettivi politici, vogliamo sostituire una discussione fondata sui processi reali in atto nell\u2019economia e nella lotta di classe, su scala nazionale e internazionale.<br \/>\nSolo rompendo col soggettivismo impotente di questo gruppo dirigente possiamo orientarci nella situazione odierna.<br \/>\nL\u2019organizzazione di partito ha senso solo e soltanto se trova corrispondenza nel conflitto reale, se \u00e8 lo strumento della trasformazione sociale, o pi\u00f9 precisamente, se \u00e8 strumento per la rottura rivoluzionaria. L\u2019esperienza del Prc mostra come un partito dotato di un apparato consistente, di cospicue entrate economiche, di presenza mediatica e nella pubblica opinione, possa rapidamente trasformarsi in un guscio vuoto e persino sparire, nel momento in cui la ragione della sua esistenza viene smentita dal conflitto reale.<br \/>\nUn partito di classe, prima di essere un\u2019organizzazione o un apparato, \u00e8 un programma, una prospettiva storica. Se essa si dimostra fondata, sar\u00e0 possibile tramutarla in un corpo vivo, darle carne e sangue e costruire quindi lo strumento politico di cui la classe ha bisogno oggi pi\u00f9 che mai (alla faccia di tutte le idiozie movimentiste e \u201cgrilline di sinistra\u201d) se non vuole essere solo carne da cannone nella crisi del capitalismo.<br \/>\nIn Italia si preparano le condizioni di una gigantesca esplosione sociale. La crisi profonda della sinistra non verr\u00e0 risolta da nuove alchimie, ma dalla capacit\u00e0 di intervenire in un processo di massa paragonabile alle rivoluzioni arabe o alle esplosioni del movimento latinoamericano (anch\u2019esse innescate dalla crisi finanziaria ed economica). \u00c8 su questa prospettiva che dobbiamo tenere fissa l\u2019attenzione se vogliamo che la nostra discussione getti le fondamenta per fare fronte a questo compito gigantesco. Tutto il resto sono schermaglie di gruppi dirigenti estenuati.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una sconfitta senza appello<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sconfitta dell\u2019elettoralismo di questo gruppo dirigente \u00e8 talmente evidente da rendere superflua una ulteriore polemica. Baster\u00e0 citare, fra i tanti esempi, la lettera agli iscritti con la quale il segretario Ferrero il 16 gennaio salutava l\u2019avvio della campagna elettorale di Rivoluzione civile: \u201cInnanzitutto considero un successo politico essere riusciti a dar vita a questa lista autonoma dal PD. Erano anni che ci lavoravamo e ancora poche settimane a molti fa pareva una impresa impossibile.\u201d Queste parole venivano scritte a un mese dal voto che cancellava nuovamente il nostro partito dalle mappe elettorali.<br \/>\nLe decisioni successive alla sconfitta elettorale hanno mostrato la paralisi del gruppo dirigente, incapace persino di dare le dimissioni e di aprire una discussione seria che sfociasse nel congresso.<br \/>\nIl rifiuto di porre al voto nel Cpn del 9-10 marzo un ordine del giorno nel quale si proponeva di deliberare la convocazione del congresso nazionale entro l\u2019estate ha rappresentato un\u2019ulteriore ferita alle pi\u00f9 elementari regole democratiche interne: anche la decisione pi\u00f9 basilare, \u00e8 stata sequestrata da una maggioranza la cui unica guida continua ad essere la paura.<br \/>\nAl congresso parteciperemo appieno con le nostre proposte, ma rifiutiamo di assumerci la responsabilit\u00e0 politica di scelte politiche disastrose che abbiamo contrastato con tutti i mezzi,\u00a0 cos\u00ec come rifiutiamo di condividere anche un grammo di responsabilit\u00e0 con l\u2019attuale segreteria per la gestione di questa fase precongressuale, della quale il \u201cpercorso\u201d approntato (seminari, conferenze, ecc.) altro non pu\u00f2 essere definito che una tergiversazione e una evasione dalle proprie responsabilit\u00e0.<br \/>\nA questo percorso fittizio rispondiamo avanzando la nostra proposta e facciamo appello a tutti i compagni e le compagne a confrontarsi con noi sui seguenti punti, e a mettere in campo anche la necessaria azione militante e organizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Costruire la \u201cSyriza italiana\u201d?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione della rappresentanza di classe \u00e8 il punto centrale al quale dobbiamo dare risposta. La parola d\u2019ordine del gruppo dirigente di \u201ccostruire la Syriza italiana\u201d cerca una facile popolarit\u00e0 senza andare al nocciolo del problema.<br \/>\n\u00c8 indubbio che i risultati elettorali di Syriza in Grecia, cos\u00ec come quelli del Front de Gauche in Francia e di Izquierda Unida in Spagna sono un prodotto del processo di radicalizzazione politica e della ricerca di una alternativa a sinistra, e in questo senso siamo stati i primi a sottolinearne il carattere sintomatico e l\u2019importanza politica. Hanno dimostrato che la crisi produce conflitto e una radicalizzazione a sinistra, smentendo quanti, anche nelle nostre fila, sostengono la tesi che la crisi del capitalismo inevitabilmente conduce a sbocchi reazionari.<br \/>\nTuttavia non possiamo limitarci ad essere \u201ctifosi\u201d di queste forze, e in realt\u00e0 la parola d\u2019ordine \u201cfare come Syriza\u201d non riflette altro che la speranza di raccogliere risultati elettorali consistenti, in contrasto con le mortificanti prestazioni di questi anni.<br \/>\nMa cosa vuol dire \u201cfare Syriza in Italia\u201d? Il partito di Alexis Tsipras non \u00e8 giunto al 27 per cento delle ultime elezioni per via di qualche particolare \u201ctrovata\u201d politica. Sono state le circostanze politiche obiettive a spingerlo a quell\u2019altezza. Il Synaspismos versava in una crisi non dissimile da quella che abbiamo attraversato in questi anni. La sua coalizione elettorale (Syriza, appunto) non era n\u00e9 pi\u00f9 vasta, n\u00e9 pi\u00f9 militante o pi\u00f9 democratica della fallimentare Federazione della sinistra.<br \/>\nAd aprire la strada all\u2019esplosione elettorale di Syriza sono stati i seguenti fattori:<br \/>\n1. La profondit\u00e0 estrema della crisi del capitalismo greco e il conflitto di massa generato dai piani di austerit\u00e0.<br \/>\n2. Il fatto che il Pasok (socialisti) fosse coinvolto in prima persona nelle politiche di austerit\u00e0, prima come partito di maggioranza, poi come componente della coalizione tripartito con la destra.<br \/>\n3. Il settarismo del gruppo dirigente del Kke (Partito comunista) che lasciava aperto uno spazio a sinistra.<br \/>\nDate queste circostanze, il fatto che Syriza si sia dichiarata contraria ai piani di \u201csalvataggio\u201d e agli attacchi selvaggi imposti dalla troika ne ha fatto un riferimento elettorale e il depositario di forti speranze di riscatto e di ricerca di una alternativa.<br \/>\nMa \u00e8 proprio qui che sorge la maggiore contraddizione. Syriza non ha una proposta compiuta di alternativa a questo sistema. Al contrario, con l\u2019approssimarsi di una prospettiva di governo Tsipras ha cominciato a moderare le proprie posizioni. Dalla \u201cnazionalizzazione delle banche\u201d si \u00e8 passati a parlare di \u201ccontrollo pubblico\u201d e addirittura di ricapitalizzazione a spese dello Stato. Dal ripudio del debito si passa ora a parlare di rinegoziazione. L\u2019obiettivo dichiarato \u00e8 mantenere la Grecia nell\u2019Euro, ma questo \u00e8 impossibile a farsi salvando al tempo stesso il popolo greco da una crisi e da una devastazione e degradazione sociale senza precedenti in tempi di pace.<br \/>\nTutto questo significa che le stesse circostanze che stanno spingendo Syriza alle vette di un possibile successo elettorale possono, anche in un tempo brevissimo, fare esplodere queste contraddizioni e precipitare questa forza in una crisi tanto profonda quanto sono estese le speranze che essa ha suscitato, o meglio dalle quali \u00e8 stata investita.<br \/>\nCi riconosciamo quindi nella presa di posizione dei nostri compagni greci che hanno recentemente lanciato l\u2019appello alla costituzione di una \u201ccomponente comunista di Syriza\u201d rivendicando una battaglia contro lo slittamento moderato del gruppo dirigente e in favore di un chiaro programma anticapitalista come base per un governo della sinistra (Syriza-Kke) in Grecia.<br \/>\nPer questo riteniamo che la parola d\u2019ordine necessaria non sia \u201cfare Syriza in Italia\u201d o di \u201cfare in Italia la sinistra che c\u2019\u00e8 in altri paesi\u201d, ma sia quella di lottare su scala nazionale e internazionale affinch\u00e9 si affermi nella sinistra un programma di alternativa anticapitalista e una prospettiva rivoluzionaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La questione del programma<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scorso anno la Segreteria del Prc ha varato una bozza di programma proponendo una lunga lista di oltre 150 punti. Di tale programma si sono perse rapidamente le tracce, e non per caso. Esso infatti si proponeva di conciliare l\u2019inconciliabile, ossia di tracciare una serie di rivendicazioni\u00a0 che potessero essere compatibili, o \u201cnon incompatibili\u201d, con il quadro dato del sistema capitalista in crisi e con le varie ipotesi di alleanze elettorali che il gruppo dirigente tentava via via di costruire. In altre parole il programma, come del resto tutta la politica del gruppo dirigente, commetteva il classico errore di dipingere la realt\u00e0 come \u201cdovrebbe\u201d essere anzich\u00e9 partire dalla realt\u00e0 \u201ccome essa \u00e8 realmente\u201d Il filo conduttore era quello di \u201cmettere la mordacchia\u201d alla speculazione, ossia l\u2019illusione che si possa uscire dalla crisi colpendo la finanza e tornando a un capitalismo \u201csano e produttivo\u201d.<br \/>\nPeraltro lo stesso limite di idealismo pervade da cima a fondo tutti i programmi dei gruppi dirigenti della sinistra e dei sindacati.<br \/>\nLavoreremo fin dai prossimi mesi alla stesura e alla discussione di un programma necessario oggi alla sinistra. Il punto di partenza di tale discussione sar\u00e0 il seguente: oggi la crisi del capitalismo impone un tale livello di attacco al movimento operaio e in generale agli strati popolari che anche le pi\u00f9 elementari rivendicazioni economiche, sociali, democratiche entrano in conflitto insanabile con le basi del sistema stesso.<br \/>\nQuesto non significa che si debbano abbandonare le rivendicazioni parziali, specifiche, anche solo difensive. Al contrario, proprio la profondit\u00e0 dell\u2019attacco della classe dominante spinge e spinger\u00e0 continuamente i lavoratori a tentare di difendere con ogni mezzo le proprie condizioni di esistenza sotto attacco.<br \/>\nRivendicazioni quali la riduzione d\u2019orario, la difesa e il rilancio dei salari, un vero salario di disoccupazione, la difesa dei posti di lavoro, il diritto a una istruzione e a una sanit\u00e0 pubbliche, alla pensione, alla casa\u2026 debbono tuttavia essere collegate in un disegno organico e soprattutto legate indissolubilmente alla necessit\u00e0 della rottura col capitalismo e alla costruzione di un diverso sistema economico, basato sul controllo dei lavoratori e dei cittadini su tutti i principali rami dell\u2019economia: sistema bancario, grandi gruppi industriali, reti di comunicazione, energia, acqua, trasporti, grande propriet\u00e0 terriera e immobiliare, assicurazioni.<br \/>\nIn altre parole, nella situazione odierna un programma che voglia essere effettivamente strumento di azione e di mobilitazione deve basarsi sulla logica del programma di transizione: non il disegno delle \u201criforme possibili\u201d e neppure quello di una societ\u00e0 ideale, ma il necessario collegamento tra le contraddizioni reali per quali esse si presentano ogni giorno di fronte alle masse e la necessit\u00e0 del rovesciamento del sistema. \u00c8 esattamente compito di un partito di classe saper costruire, nell\u2019elaborazione e nell\u2019azione, questo passaggio.<br \/>\nA livello sindacale questo significa abbandonare ogni idea di nuova concertazione o patto sociale in favore di una pratica sindacale fondata sul rapporto democratico coi lavoratori e sulla loro mobilitazione attiva e controllo su tutti gli aspetti della vita sindacale, su piattaforme che rompano il quadro delle varie \u201ccompatibilit\u00e0\u201d e su metodi di organizzazione del conflitto che concentrino la forza delle mobilitazioni laddove \u00e8 effettivamente possibile creare un danno alla controparte, abbandonando le pratiche puramente dimostrative e di conflitto \u201cmimato\u201d o \u201csimulato\u201d che hanno creato un abisso fra il gruppo dirigente della Cgil e la dei massa lavoratori.<br \/>\nA livello politico questo significa rompere con la lunga e ingloriosa stagione della collaborazione di classe, lavorare alla costruzione di un partito di classe di cui Rifondazione pu\u00f2 essere elemento propulsore e trainante, avanzare la prospettiva di un governo della sinistra (oggi lontano in Italia, ma che come dimostra l\u2019esempio della Grecia pu\u00f2 diventare anche in tempi rapidissimi una possibilit\u00e0 concreta) con un programma anticapitalista.<br \/>\nA livello ideologico, infine, significa rompere con le teorie tardo-keynesiane che continuano ad essere la vera base \u201cteorica\u201d di tutti i programmi della sinistra riformista, inclusa la bozza di programma presentata dalla segreteria nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per il partito di classe<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ripetute sconfitte dei vari progetti di aggregazione elettorale (Fds, Rivoluzione civile) hanno una base profonda nella completa sfiducia del gruppo dirigente nella possibilit\u00e0 che Rifondazione comunista possa esistere e svolgere un ruolo politico nel conflitto di classe.<br \/>\n\u00c8 questa sfiducia di fondo che rende impossibile qualsiasi prospettiva di rilancio del partito. Non \u00e8 all\u2019orizzonte una seconda Chianciano, n\u00e9 una \u201crifondazione della rifondazione\u201d. La spinta alla liquidazione ha ormai conquistato l\u2019intero gruppo dirigente di maggioranza, sia pure con varianti e sottovarianti tattiche. Esiste tuttavia ancora un corpo militante che non intende abbandonare la battaglia e che chiede un ancoraggio a una prospettiva di classe.<br \/>\nTra queste due spinte non c\u2019\u00e8 oggi conciliazione possibile, non per astratti motivi ideologici, ma per la concreta condizione del partito e per la profondit\u00e0 della sua crisi: il permanere al vertice del Prc di questo gruppo dirigente implica la liquidazione del partito, oppure, il che \u00e8 alla fine lo stesso, la sua frantumazione su linee centrifughe (che non sono solo di aree politiche, ma anche territoriali, di gruppi senza base politica che non sia quella della prospettiva istituzionale di questo o quel \u201cdirigente\u201d, del ritorno al \u201csociale\u201d con l\u2019abbandono di fatto della battaglia politica, o infine delle varie \u201cattrazioni fatali\u201d: Sel, Pd, M5S). D\u2019altra parte l\u2019affermarsi di una linea politica e di una pratica che rompano con la deriva di questi anni e puntino a ricollegarsi alla classe e al conflitto reale implica la rottura con questo gruppo dirigente.<br \/>\nQuesto significa che il prossimo congresso sar\u00e0 differente da tutti i precedenti, nella misura in cui il vero compito che gli dovremo\u00a0 affidare sar\u00e0 quello di tracciare la linea di demarcazione fra queste due linee incompatibili. La nostra partecipazione sar\u00e0 quindi piena, ma sar\u00e0 esplicitamente volta a favorire tale processo. In altre parole, o prevale l\u2019opzione di classe che intendiamo avanzare, oppure il destino del Prc sar\u00e0 segnato.<br \/>\nMa anche la fine di un partito non significa la fine del problema della rappresentanza politica della classe lavoratrice, al contrario: tale necessit\u00e0 storica verr\u00e0 posta pi\u00f9 che mai all\u2019ordine del giorno dal precipitare della crisi economica e dal conflitto che ne deriva. Come dimostrano i processi a livello europeo e internazionale, le masse non aspettano che i \u201cdirigenti\u201d siano \u201cpronti\u201d, ma sono costrette ad aprirsi una strada provando e riprovando, premendo sulle organizzazioni esistenti e tentando di farsene uno strumento di battaglia, talvolta dando nuova forma a queste stesse organizzazioni, mettendo alla prova idee, dirigenti, programmi. Sar\u00e0 in base a tali processi profondi che verr\u00e0 costruito quel partito di classe necessario a trasformare la inevitabile resistenza di massa alla crisi in una battaglia organizzata, concentrata e finalizzata alla trasformazione del sistema.<br \/>\nLe forze della sinistra riformista (Sel, area \u201claburista\u201d del Pd, ecc.) tenteranno di sfruttare la loro presenza parlamentare per incanalare il processo nella gabbia della conciliazione di classe; una politica che tuttavia oggi non ha niente da offrire, n\u00e9 in Italia n\u00e9 su scala internazionale. Il quadro politico \u00e8 destabilizzato profondamente e questo vale tanto pi\u00f9 oggi nel campo della sinistra. Per orientarsi \u00e8 necessario abbandonare una volta per tutte le visioni elettoralistiche, i tentativi di scomporre e ricomporre a tavolino le aggregazioni parlamentari e i gruppi dirigenti burocratici. Le linee politiche fondate su questo approccio (\u201cse il Pd si spaccasse\u201d\u2026 \u201cse Sel rompesse col Pd\u201d\u2026 e cos\u00ec via all\u2019infinito) sono destinate inevitabilmente a ricadere nell\u2019opportunismo, nel codismo e nella subordinazione politica.<br \/>\nSiamo quindi chiamati ad essere parte attiva nella soluzione di un gigantesco problema storico, ed \u00e8 questo il campo nel quale intendiamo intervenire. Un campo quindi assai pi\u00f9 vasto non solo del Prc, ma in generale delle organizzazioni della sinistra oggi esistenti. \u00c8 una battaglia che chiama in causa anche la crisi di strategia della Cgil e della stessa Fiom, che deve allargarsi a tutti i terreni di conflitto, dalle fabbriche alle scuole, ai diversi movimenti di resistenza che continueranno a prodursi come effetto delle politiche di austerit\u00e0.<br \/>\nIn tutti questi ambiti, e in particolare all\u2019interno della classe operaia e del mondo del lavoro, intendiamo fin da ora rafforzare la nostra battaglia, indipendentemente dalle indicazioni di un gruppo dirigente che tra le sue tante colpe ha anche quella di avere completamente abbandonato un intervento sistematico nei luoghi di lavoro e di avere ridotto i Giovani comunisti a un guscio burocratico. A tutti i compagni che condividono questo orientamento chiediamo di contribuire al lavoro di raggruppamento, organizzazione e costruzione che sempre ha contraddistinto l\u2019azione della nostra tendenza politica, che non ha mai fatto della conquista di percentuali o di organismi il fine della sua azione, ma che ha sempre lavorato per mettere alla prova le proprie proposte con l\u2019intervento diretto nel movimento reale.<br \/>\nLa natura e il fine di questo impegno si deve distinguere radicalmente dall\u2019attivismo fine a se stesso con il quale la maggioranza dirigente ha coperto la sostanziale doppiezza della propria azione: ai circoli le campagne sull\u2019articolo 18 o le iniziative del partito sociale, ai dirigenti le \u201csapienti tattiche\u201d che avrebbero dovuto farli rientrare in Parlamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su queste linee intendiamo aprire fin da subito il confronto e il lavoro comune con tutti i compagni che siano disponibili a questo percorso.<br \/>\nA quei compagni che onestamente imputano al \u201ccorrentismo\u201d e alle divisioni politiche l\u2019attuale crisi del Prc chiediamo una riflessione; lo scontro di posizioni politiche che ha attraversato la sinistra non \u00e8 casuale, non dipende da capricci di dirigenti o pure logiche di parrocchia, ma \u00e8 solo un riflesso dello scontro pi\u00f9 vasto che attraversa la societ\u00e0 e il movimento operaio. Chiunque rilegga con obiettivit\u00e0 la storia del Prc anche solo negli ultimi anni non pu\u00f2 non riconoscere che, a prescindere da questa o quella sfumatura, la critica che abbiamo esercitato su tutte le scelte fondamentali del gruppo dirigente ha trovato una conferma schiacciante negli avvenimenti.<br \/>\nDobbiamo essere consapevoli non si tratta di una disputa accademica fra tesi diverse. Le posizioni politiche influenzano le scelte e queste a loro volta determinano, con i loro effetti, il nuovo terreno sul quale si combatte lo scontro tra opzioni diverse. Proprio per questo motivo, perch\u00e9 non pensiamo che ci debba venire riconosciuta una \u201cragione\u201d astratta, ma perch\u00e9 intendiamo provare sul campo la validit\u00e0 delle nostre tesi, ci impegneremo in questo percorso e chiederemo a tutti i compagni che ne condividono l\u2019impianto di verificarne con noi la efficacia contribuendo attivamente alla sua costruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Claudio Bellotti, Donatella Bilardi, Alessandro Giardiello, Lidia Luzzaro, Sonia Previato, Jacopo Renda<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Doc non approvato con 2 voti a favore &nbsp; Per il partito di classe Dopo la sconfitta, quale strada per il Prc? La discussione sulla sconfitta elettorale di Rivoluzione civile e sul futuro di Rifondazione comunista fin qui avvenuta va completamente ribaltata. 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