{"id":4588,"date":"2013-03-19T20:45:34","date_gmt":"2013-03-19T19:45:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=4588"},"modified":"2013-03-19T20:45:34","modified_gmt":"2013-03-19T19:45:34","slug":"la-sinistra-si-pesa-sulla-bilancia-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=4588","title":{"rendered":"La sinistra si pesa sulla bilancia del lavoro"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li>di Alberto Burgio *<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/BURGIOint1602.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-4589\" title=\"BURGIOint1602\" src=\"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/BURGIOint1602.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/BURGIOint1602.jpg 200w, https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/BURGIOint1602-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a>Capire che cosa \u00e8 accaduto nel nostro campo per dare radici alla ricostruzione dopo lo tsunami Diritti,rappresentanza formazione, welfare: punti per un bilancio sugli errori dell\u2019ultimo ventennio del paese<br \/>\nAlla fine le Camere hanno eletto i propri presidenti, ma sullo sfondo campeggiano altri enigmi. Chi sieder\u00e0 a palazzo Chigi? Chi, soprattutto, al Quirinale, di qui al 2020? Si brancola nel buio. E proprio per ci\u00f2 che attiene alla presidenza della Repubblica il \u00abpasso indietro\u00bb di Monti in Senato lascia intravedere scenari inquietanti. Nel frattempo si affoga.<br \/>\nDisoccupazione, povert\u00e0, sfiducia. Una moria inarrestabile di imprese industriali, artigiane e commerciali. Il debito pubblico alle stelle. Prima o poi il paese uscir\u00e0 da quest\u2019incubo, ma intanto siamo in un dannato pasticcio del quale non si vede la fine. In tutto questo \u00e8 inevitabile chiedersi come saremo messi quando \u2013 presto o tardi \u2013 questa legislatura finir\u00e0. Il voto di febbraio \u00e8 stato, si dice, un terremoto: speriamo non si intenda, con ci\u00f2, che possiamo star tranquilli. Non \u00e8 detto che il peggio sia alle nostre spalle. \u00c8 probabile, invece, che siamo appena all\u2019inizio di una fase di grandi sconvolgimenti e che il paese rischia di brutto se non si avr\u00e0 il coraggio e la lucidit\u00e0 di introdurre profondi cambiamenti. Cominciando proprio dal sistema politico e dalla sua drammatica crisi di rappresentativit\u00e0, che \u00e8 poi la vera causa dello tsunami grillino.<br \/>\nForse bisognerebbe, innanzi tutto, cercare di capire perch\u00e9 ci ritroviamo in queste condizioni, e per questo occorrerebbe ripercorrere un po\u2019 di storia. Qui cominciano le difficolt\u00e0, posto che ogni periodizzazione contiene un pezzo della tesi che si intende dimostrare. Ma in questo caso qualche criterio obiettivo c\u2019\u00e8.<!--more--><br \/>\nTutti concordano sul fatto che gli ultimi vent\u2019anni hanno costituito una fase a s\u00e9 stante. All\u2019inizio degli anni Novanta il sistema politico italiano fu sconvolto da Tangentopoli, dalla Bolognina e da un\u2019ondata di riforme istituzionali che lo trasformarono. Cominci\u00f2 l\u2019era del maggioritario e dell\u2019iper-leaderismo mentre scomparivano tutte le forze politiche, Dc e Pci in testa, che avevano scritto la Costituzione e, sin l\u00ec, la storia repubblicana. Non per caso si parl\u00f2 di una \u00abseconda Repubblica\u00bb. Tutti convengono anche sul fatto che qualcosa di molto rilevante \u00e8 accaduto col voto di febbraio. Non solo il bipolarismo \u00e8 andato in pezzi. Non solo i maggiori partiti sono in crisi. Comunque la si pensi sul M5S, non c\u2019\u00e8 dubbio che la sua irruzione ha messo a soqquadro il sistema, rendendo inderogabili innovazioni radicali.<br \/>\nSe questo \u00e8 vero, ecco una prima, parziale risposta. Siccome bisogna cercare di capire perch\u00e9 siamo ridotti cos\u00ec, per questo motivo \u00e8 necessario fare finalmente un bilancio dell\u2019ultimo ventennio. Da troppo tempo chi fa politica sembra pensare che riflettere sia una perdita di tempo, roba da intellettuali perdigiorno. \u00c8 vero il contrario. O si \u00e8 in grado di collocare la propria azione in un quadro di senso, il che implica una visione pertinente della storia nella quale si \u00e8 coinvolti. Oppure ci si riduce fatalmente a esecutori passivi e inconsapevoli.<br \/>\nMa \u2013 ecco il punto \u2013 un bilancio da quale punto di vista? A questo riguardo \u00e8 infatti inevitabile rinunciare a prospettive condivise. Raramente in politica si vince o si perde tutti insieme: bisogna decidere da che parte stare. Scelte che per qualcuno sono errori, rappresentano per l\u2019avversario mosse azzeccate. Ci\u00f2 che per gli uni segna un progresso, per gli altri equivale a un arretramento. Qui le platee necessariamente si separano. Credo che noi, a sinistra, un bilancio non potremmo farlo se non dal punto di vista del lavoro dipendente pubblico e privato, stabile e precario, comprendendo in esso i pensionati e quanti \u2013 milioni di giovani e donne, a partire dal Mezzogiorno \u2013 stentano a trovare un\u2019occupazione. Perch\u00e9? Per la ragione, semplice e fortissima, che nulla di buono pu\u00f2 accadere per la e alla sinistra italiana \u2013 comunque la si intenda \u2013 che contrasti allo spirito del primo articolo della Costituzione repubblicana.<br \/>\nDa qui deve ripartire la ricerca \u2013 quanto possibile spregiudicata e unitaria \u2013 se la sinistra (quel che ne resta) vuole evitare una disfatta di proporzioni davvero colossali, rispetto alla quale il voto di febbraio sarebbe poca cosa. D\u2019altra parte, fare questo bilancio non sembra un compito improbo. Neanche in questo caso \u00e8 difficile fissare pochi, dirimenti criteri-base. Ci si confronti sui diritti inalienabili del lavoro e sul grado minimo della sua sicurezza (precariet\u00e0, povert\u00e0, infortuni). Ci si pronunci sul tema della formazione, se la si ritenga un diritto per tutti sino all\u2019universit\u00e0, contro la tendenza in atto a reintrodurre la selezione censitaria. Si prenda posizione sulle riforme istituzionali, in particolare sulla tensione tra governabilit\u00e0 (obiettivo mancato delle riforme degli anni Novanta) e rappresentativit\u00e0. Si ponga infine sul tappeto la questione della politica economica: del welfare (contro la privatizzazione dei servizi), della politica industriale e del ruolo del pubblico nel credito, dell\u2019autonomia del paese dagli interessi dei grandi capitali transnazionali, del ruolo del mercato in una democrazia. Uscendo da un\u2019ambiguit\u00e0 che ha impedito in tutti questi anni qualsiasi serio confronto e alimentato diffidenza e pulsioni distruttive: ci si pronunci francamente sul piano dei giudizi di valore (si dica come si valutano i singoli processi in atto, se rappresentano progressi o involuzioni) prima di sancirne la presunta incoercibilit\u00e0.<br \/>\nInsomma, si apra, per dir cos\u00ec, una grande costituente del lavoro. Non dovrebbe essere cos\u00ec difficile, mentre sarebbe con ogni probabilit\u00e0 l\u2019unico modo per mettere a valore la sconfitta subita alle elezioni, trasformandola in un\u2019opportunit\u00e0. Forse, da una parte, si scoprirebbe che il disastro della sinistra italiana \u00e8 cominciato proprio quando sul lavoro si \u00e8 smesso di pensarla allo stesso modo (per approdare alle teorie dell\u2019equivicinanza). E, dall\u2019altra, ci si renderebbe conto che si \u00e8 meno divisi di quanto si creda, tra forze politiche (partiti che oggi sono dentro e fuori il parlamento) e tra forze sociali (sindacati, movimenti, associazioni, sinistra diffusa e intellettualit\u00e0). Si apra una discussione affinch\u00e9 anche in Italia nasca una sinistra del lavoro, che erediti in primo luogo l\u2019esperienza del Pci, forse prematuramente archiviata insieme alla \u00abprima\u00bb repubblica. E si cerchi \u2013 le pagine del manifesto potrebbero offrire un territorio ideale \u2013 un nuovo linguaggio unitario che permetta di ricominciare insieme un cammino da troppo tempo interrotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">IL MANIFESTO &#8211; 19 marzo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; di Alberto Burgio * &nbsp; &nbsp; Capire che cosa \u00e8 accaduto nel nostro campo per dare radici alla ricostruzione dopo lo tsunami Diritti,rappresentanza formazione, welfare: punti per un bilancio sugli errori dell\u2019ultimo ventennio del paese Alla fine le Camere hanno eletto i propri presidenti, ma sullo sfondo campeggiano altri enigmi. 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