{"id":4549,"date":"2013-03-05T10:50:03","date_gmt":"2013-03-05T09:50:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=4549"},"modified":"2013-03-05T10:53:47","modified_gmt":"2013-03-05T09:53:47","slug":"undici-tesi-sul-risultato-elettorale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=4549","title":{"rendered":"Undici tesi sul risultato elettorale"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li>di Angelo d&#8217;Orsi<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/red-rounded-with-number-11-md.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-4552\" title=\"red-rounded-with-number-11-md\" src=\"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/red-rounded-with-number-11-md.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/red-rounded-with-number-11-md.png 300w, https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/red-rounded-with-number-11-md-150x150.png 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a>E ora? Mi aggiro in uno scenario che non mi piace: la fastidiosa sbornia dei vincitori; le grottesche giustificazioni dei perdenti; il silenzio imbarazzato di chi pronosticava tutt\u2019altro esito; e, personalmente, tento di elaborare il lutto, essendo tra coloro che votavano sapendo di essere comunque sconfitti, al di l\u00e0 dei risultati specifici ottenuti dalle liste su cui avessero tracciato il loro segno. Sconfitto, in quanto nessuno dei contendenti esprimeva il mio pensiero, e soprattutto, anche chi sentivo pi\u00f9 vicino, aveva scelto procedure e metodi all\u2019insegna di una \u201cvecchia politica\u201d (non trasparente, non democratica, verticistica, e comunque battuta nelle urne) nella costruzione del progetto e nella definizione delle liste. E poich\u00e9 non faccio il politico, di professione, bens\u00ec lo studioso, invece di imprecare, o gioire, o giustificare, provo a ragionare, sulle cause di quella che \u00e8 comunque una sconfitta forse epocale della sinistra, o almeno di quello che finora abbiamo chiamato \u201csinistra\u201d. E l\u2019esito della mia riflessione \u00e8 per me devastante. Mi sento solo, come non mai. Eppure le possibilit\u00e0 di vedere una luce esistono, almeno sul piano della mera logica. Con uno sforzo non indifferente, cerco di fare luce in questa nebbiosa situazione postelettorale. Chiedo aiuto al \u201cSegretario fiorentino\u201d, il grande Niccol\u00f2, ricordando che Il Principe \u2013 il capolavoro della teoria politica di tutti i tempi \u2013 fu da lui scritto esattamente mezzo millennio fa, sulla base dell\u2019esperienza politica diretta, e sulla base della conoscenza della storia: le due fonti del pensiero di Machiavelli: un ausilio indispensabile ancora per riflettere sull\u2019universo politico. E mi perdoni Marx, per il vezzo delle undici tesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Prima tesi. Non si sconfigge l\u2019avversario diretto ignorandolo, o usando contro di lui il fioretto.<\/strong><br \/>\nLa campagna elettorale di Bersani, di Vendola, di Ingroia \u00e8 stata minimalista, sia nelle forme, sia nel contenuto. Tutti e tre, e i loro alleati, sono caduti nell\u2019errore di ostentare un atteggiamento di sicurezza sui risultati, ritenendo non solo fuori gioco Berlusconi, ma non attaccandolo neppure con energia. La campagna \u201cbene educata\u201d l\u2019aveva gi\u00e0 condotta Veltroni nella precedente tornata elettorale con i risultati disastrosi che conosciamo. Non si vince facendo le allusioni, le battutine, e nutrendo di metafore il proprio discorso. Ti devi presentare come avversario, non come socio e neppure come condomino. Specie in una contesa in cui l\u2019avversario ti attacca in modo violento. Anzi, in una campagna elettorale l\u2019avversario diventa nemico: e i nemici bisogna \u201cspegnerli\u201d, insegna Machiavelli. La rivoluzione non \u00e8 un pranzo di gala (Mao), ma non lo \u00e8 neppure una elezione in un momento drammatico come il presente della storia d\u2019Italia. Ingroia, addirittura, ha commesso il solito errore (un errore storico della sinistra in Italia) di attaccare pi\u00f9 spesso e con maggior foga sia i suoi possibili alleati (ossia coloro che poi a giorni alterni invitava all\u2019alleanza), che il nemico n. 1, ossia Berlusconi. Bersani, ha posto sullo stesso piano il PDL e M5S. E ora, nelle lungaggini del trattativismo post-voto sembra essere ancora oscillante, tra i due poli.<br \/>\nIn ogni caso \u00e8 mancata a tutti i candidati del Centrosinistra l\u2019aggressivit\u00e0 necessaria, tanto pi\u00f9 in una situazione catastrofica come la presente. Nessuno di loro ha saputo essere \u201clione\u201d; ma, ahinoi, neppure \u201cgolpe\u201d: n\u00e9 energia, n\u00e9 astuzia. Quello invece che hanno mostrato Berlusconi e Grillo (Monti era dal canto suo piuttosto patetico, e il Vaticano, massoneria e Confindustria non gli sono bastati a farlo decollare).<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Seconda tesi. Mai sottovalutare i contendenti<\/strong><br \/>\nNon si ignorano, gli avversari, ma non si devono neppure prendere sotto gamba. Machiavelli insegna \u201cprudenza\u201d: che vuol dire tante cose, ma innanzi tutto contezza piena delle situazioni. Capacit\u00e0 di prevenire i danni. Predisposizione di strumenti difensivi contro le avversit\u00e0.<br \/>\nBersani ha dato per acquisita la vittoria del PD, e del Centrosinistra. Non ha condotto neppure una vera campagna elettorale. Non ha insistito per la cancellazione del \u201cPorcellum\u201d, convinto che il suo partito sarebbe stato il partito di maggioranza relativa e avrebbe potuto ottenere il meritato premio previsto dalla legge escogitata dal signor Calderoli, uno dei peggiori personaggi che abbiano calcato la scena pubblica italiana; ovvero ha posto barriere insormontabili sulla strada che conduceva alla nuova legge che invano tutti reclamavano (ma che nessun partito a dire il vero auspicava). Con un misto di ingenuit\u00e0 e di utopismo (in barba dunque al realismo machiavelliano, e agli inviti alla prudenza), il buon Bersani si poneva gi\u00e0 i problemi tecnici del \u201cdopo\u201d (e per giunta in modo generico, che non dava l\u2019idea di una sicurezza sul dopo, appunto), convinto di esser investito della presidenza del Consiglio sortito dalla nuova Legislatura, ostentante la certezza che l\u2019asse della destra non potesse rappresentare un vero pericolo, n\u00e9 a livello nazionale, n\u00e9 locale, in vista delle Regionali. Questo nasce dall\u2019ignoranza: non si studia, non si pu\u00f2 combattere. La sconfitta in Lombardia, pi\u00f9 del resto, lo ha smentito in modo clamoroso, rispetto ai proclami di vittoria annunciata. L\u2019insistenza nel disconoscere la natura di movimento organizzato ai \u201cgrillini\u201d, l\u2019impiego di questo termine riduttivo, e il chiamare il fondatore giullare, comico, disconoscendone le qualit\u00e0 politiche, e dunque sottovalutandone l\u2019impact factor, \u00e8 stato un gravissimo errore. Circola in queste giornate postelettorali la fatidica frase di Piero Fassino (uno che di frasi fatidiche ormai ha una bella collezione): \u201cGrillo si fondi un partito, se ne \u00e8 capace. E vediamo quanto prende!\u201d. No comment.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Terza tesi. In una competizione ci si deve differenziare<\/strong><br \/>\nIn una campagna elettorale, occorre apparire diversi dagli altri contendenti: nei contenuti, nelle parole d\u2019ordine, nelle modalit\u00e0 di comunicazione. E dico apparire, non necessariamente essere. Di nuovo Machiavelli insegna. Il principe deve parere di avere certe virt\u00f9\u2026 , non necessariamente averle.<br \/>\nBersani si \u00e8 differenziato pochissimo da Monti. E anzi ha fatto intendere pi\u00f9 volte che si sarebbe alleato con lui, dopo le elezioni, qualsiasi fosse stato l\u2019esito. Essendo il PD reduce da una esperienza di sostegno al governo \u201ctecnico\u201d, che ha fatto una politica ferocemente classista, \u201cdi destra\u201d, sarebbe stato tanto pi\u00f9 necessario differenziarsi. Sembrava invece che Bersani si ponesse il problema di essere altrettanto tranquillo e sereno del professore bocconiano, e parlava il suo stesso linguaggio, accettava i dogmi del fiscal compact, e usava l\u2019Europa come un comandamento: \u201cCe lo chiede l\u2019Europa\u2026\u201d ripetuto come un mantra. Berlusconi e Grillo si sono fortemente differenziati, anche con menzogne palesi, con boutades, con provocazioni. Ma si sono fatti \u201cnotare\u201d. Ci si pu\u00f2 porre in evidenza, senza mentire, ma disegnando il proprio profilo politico in modo netto, e comunicandolo in modo efficace. A Bersani e Ingroia \u00e8 mancato l\u2019una e l\u2019altra cosa. Perch\u00e9 nessuno dei due, n\u00e9 il terzo dell\u2019area di Centrosinistra, Vendola, ha la statura del \u201ccapo\u201d. Bisogna avere il coraggio di dirlo. Sono tre \u201cbrave persone\u201d, degne di stima, ma politicamente modeste, capaci in qualche caso (Bersani da un lato, Ingroia dall\u2019altro) di commettere errori catastrofici: Bersani di sostenere Monti invece di reclamare le elezioni alla caduta di Berlusconi nel novembre 2011 (nel Centrosinistra parlamentare solo Di Pietro lo fece, a suo merito). Oggi, per giunta, il capo deve essere un oratore, un comunicatore, un persuasore. Con quel tanto di capacit\u00e0 di spettacolo necessaria nella politica postmoderna (e postdemocratica), ma con molto sangue freddo e assoluta determinazione a vincere (altrimenti si rimane lontanissimi dal modello idealtipico rappresentato nel Principe).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quarta tesi. Vince chi include non chi esclude, chi allarga non chi si chiude<\/strong><br \/>\nDifferenziarsi, non significa parlare solo a chi \u00e8 gi\u00e0 dalla tua parte: occorre coinvolgere e convincere chi invece non \u00e8 dalla tua parte, facendo passare il contenuto non lo schieramento. Occorre per vincere allargare il proprio campo, invece di restringerlo con parole d\u2019ordine escludenti (gli errori tipici del massimalismo dei partiti della cosiddetta \u201csinistra radicale\u201d transitati in Rivoluzione Civile). M5S ha vinto sulla base di questa filosofia politica: allargare e includere. Ora, non c\u2019\u00e8 dubbio che la sinistra debba differenziarsi da ci\u00f2 che sinistra non \u00e8, ma deve anche compiere uno sforzo di inclusione, prima che di esclusione, di allargamento del proprio bacino elettorale. I referendum vittoriosi del 2011 hanno dimostrato che la sinistra vince quando parla oltre lo steccato del suo \u201cpopolo\u201d. Si pu\u00f2 vincere perci\u00f2 solo se si fanno cadere gli ideologismi, pur tenendo fermi i valori e i princ\u00ecpi. La sinistra in senso canonico \u00e8 minoranza, e ha intorno a s\u00e9 un\u2019aura negativa; \u00e8 la parte perdente, sono gli eterni sconfitti, gli sfigati, quelli tristi, con le donne racchie e cos\u00ec via. La sinistra deve persino smettere di presentarsi come sinistra, ma deve portare avanti contenuti di sinistra. L\u2019acqua pubblica non \u00e8 forse \u201cdi sinistra\u201d? \u00c8 di sinistra ci\u00f2 che appartiene a tutti e tutte, che \u00e8 percepito come \u201cbene comune\u201d, come patrimonio collettivo. Essere di sinistra vuole anche dire interpretare le istanze della comunit\u00e0, ossia quelle che interessano la stragrande maggioranza della popolazione. Ma fare politica vuol dire cercare di conquistare il potere (Machiavelli, ancora), considerando per\u00f2 il potere non come fine ma come mezzo. Un mezzo per realizzare il bene comune, ossia il bene della polis. Questa \u00e8 la sfida pi\u00f9 ardua, perch\u00e9 il popolo italiano \u00e8 fatto di individualisti, e soprattutto di individui intesi alla difesa del bene privato. E allora occorre far capire che l\u2019interesse della collettivit\u00e0 pu\u00f2 identificarsi in quello del singolo: lo Stato che funziona, l\u2019aria respirabile, un fisco equo, e cos\u00ec via. Il messaggio di Berlusconi: noi vogliamo che il cittadino non senta pi\u00f9 lo Stato come un nemico, \u00e8 un messaggio perspicace. Troppo spesso noi tutti sentiamo lo Stato (dal fisco alla polizia) come nemico. Perch\u00e9 la sinistra non ha saputo lanciare un messaggio analogo? I messaggi sul fisco \u2013 oggi lo Stato \u00e8 per la quasi totalit\u00e0 della popolazione italiana, il fisco \u2013 del Centrosinistra e della sinistra sono stati balbettanti e incerti, e soprattutto incapaci di intercettare quell\u2019individualismo, in qualche modo lasciarlo \u201csfogare\u201d; e quindi indirizzarlo verso la comprensione dell\u2019interesse collettivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quinta tesi. La televisione rimane il primo mezzo di formazione delle opinioni della cittadinanza.<\/strong><br \/>\nLa televisione a dispetto degli anatemi di Grillo, conta, eccome! E il successo di M5S \u00e8 stato determinato anche dalla tv: il fatto che i suoi esponenti rifiutassero, per diktat del capo e indicazione del gran sacerdote, Casaleggio (sul quale \u00e8 ora di fare un po\u2019 di chiarezza), di partecipare a programmi ha fatto s\u00ec che di loro si parlasse sempre e dappertutto, mostrando le immagini del Ges\u00f9-Grillo che attraversava le acque, che somministrava sacramenti politici, che teneva omelie incendiarie. Paradossalmente sono stati presenti anche da assenti. E presentissimi, anzi.<br \/>\nD\u2019altro canto, la tv attraverso programmi di intrattenimento o di attualit\u00e0, sia con i suoi giornalisti, sia con i suoi comici, ha svolto un ruolo decisivo, pi\u00f9 che mai, forse. Ricordo: a) La trasmissione Report ha messo di colpo fuori gioco Di Pietro e un intero partito (denunciando, ma non senza incorrere in errori, di fatto irreparabili); b) La trasmissione Servizio Pubblico ha rimesso in gioco Berlusconi in un tornante decisivo della campagna elettorale: la conduzione di Santoro si \u00e8 tradotto in un straordinario assist a Berlusconi, non contrastato neppure da un avversario storico come Marco Travaglio; c) le imitazioni di Crozza sono state a loro volta assai pesanti nell\u2019orientare l\u2019elettorato: Ingroia ne \u00e8 uscito massacrato, con una evidenziazione impietosa dei suoi difetti di comunicazione e di convinzione politica; Berlusconi al contrario \u00e8 apparso un giuggiolone simpatico; d) le scene animaliste (Monti col cagnetto, Bersani col giaguaro) hanno buttato tutto sul piano della burletta, certo non facendo guadagnare consensi ai due candidati; e) nei talk show i candidati del Centrosinistra e di Rivoluzione Civile hanno rimediato sempre pessime performances, ancora una volta sottovalutando la specificit\u00e0 del mezzo. Grillo intanto aggrediva, mordeva, e pure da fuori del piccolo schermo, veniva ogni giorno messo in prima linea. Si parlava di Grillo, si mostrava Grillo, si temeva Grillo, si auspicava Grillo\u2026 Era onnipresente e si accendevano i televisori per conoscere la sua ultima impresa, che veniva preparata con annunci e previsioni: ci si chiede, quante persone porter\u00e0 in piazza il \u201ccomico genovese?\u201d\u2026. Che cosa avr\u00e0 oggi combinato Grillo?!\u2026<br \/>\nMa la sottovalutazione della potenza della tv ha indotto il Centrosinistra nelle sue due stagioni al potere a sottovalutare il conflitto di interesse, e a non riuscire neppure a portare avanti uno straccio di proposta di legge. Il che ha consentito al Cavaliere Berlusconi di continuare a godere di una posizione dominante che ha facilitato sempre la sua azione in modo abnorme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sesta tesi. La politica si fa dappertutto<\/strong><br \/>\nLa sinistra storica sembra aver dimenticato la piazza: a cominciare dalla piazza, intesa come spazio fisico nelle citt\u00e0, ove invece Beppe Grillo, anche grazie alla sua notevolissima energia fisica, alla sua verve comica, al suo linguaggio dirompente, ha giganteggiato. Erano spettatori, i suoi, ma erano anche militanti e sempre pi\u00f9, nel corso delle settimane, veri e propri fedeli: non si ammetteva dissenso; la stessa figura del dissidente era presentata come eretica. Il suo ducismo inquietante per chi, come me, lo guardava dall\u2019esterno, ha avuto effetti interni di compattamento della folla, e della sua trasformazione in forza dirompente. La misura stessa era impressionante, e finiva per galvanizzare i presenti da una parte, ma anche per suscitare ammirazione (e invidia, preoccupazione, turbamento\u2026) negli altri. Sentirsi parte della casa comune, e insieme membri della comunit\u00e0 dava la sensazione dell\u2019invincibilit\u00e0 ai \u201cgrillini\u201d; i cittadini diventavano militanti, i militanti fedeli, i fedeli missionari. Siamo tanti, saremo sempre di pi\u00f9, stiamo arrivando, siamo contro, vogliamo fare la rivoluzione\u2026. Fino al mitico: \u201cArrendetevi!\u201d: linguaggio fascistoide, antiparlamentarismo sciagurato, ma messaggio di straordinaria potenza, in quanto raccoglieva il bisogno di fare tabula rasa, di cancellare la \u201ccasta\u201d, di eliminare il regime dei privilegi: era davvero la Piazza contro il Palazzo. O cos\u00ec veniva presentata, con la curiosa aporia che coloro che contestavano il Palazzo stavano cercando di arrivarci, non con l\u2019assalto al Palazzo d\u2019Inverno, ma con il ricorso alle schede elettorali. E che il Movimento era stato pensato da un miliardario e guidato da un altro miliardario. Come la Lega Nord che ha tuonato contro Roma, ma appena ci \u00e8 giunta si \u00e8 ben sistemata. O si era sistemata, visto che ora \u00e8 naufragata, fino alla vittoria dell\u2019orrido Maroni in Lombardia, che \u00e8 facile presumere dar\u00e0 nuova linfa al verde stinto di un partito in stato comatoso. \u00c8 evidente che la quasi scomparsa del movimento di Bossi \u00e8 correlata all\u2019emergere del movimento di Grillo, anche se non sono affatto la stessa cosa: e il popolo del primo non si \u00e8 travasato, se non in parte, nel secondo. Ma ci sono elementi di inquietante analogia.<br \/>\nMa Beppe Grillo ha insegnato che la politica si fa anche nella piazza virtuale del Net. E ha saputo sfruttarla in modo efficace e capillare. La sinistra e il Centrosinistra che ormai hanno mostrato di non sapere pi\u00f9 controllare le piazze delle citt\u00e0, non hanno peraltro neppure imparato a usare questo strumento con la necessaria e oggi indispensabile abilit\u00e0. Machiavelli teorizzava la necessit\u00e0 di \u201cmilizie proprie\u201d: oggi sono i militanti che si portano in strada, che sanno di combattere per qualcosa che li riguarda profondamente, e li tocca da vicino; la sinistra e il Centrosinistra ha ormai pochissime milizie proprie. Non solo e forse non tanto sul piano fisico, ma soprattutto sul piano dell\u2019entusiasmo. Troppe sconfitte, troppe delusioni, troppa disaffezione, troppo scontento. Se Berlusconi aveva milizie mercenarie (aborrite da Machiavelli), se Monti ha usato milizie ausiliarie (apparati confindustriali e di enti finanziari e cos\u00ec via), la sinistra ha sempre fatto ricorso a \u201c milizie proprie\u201d. Ma stavolta esse sono state surclassate, per numero, energia ed entusiasmo, da quelle del Movimento di Grillo. Ammettiamolo. E come non pensare che il fortissimo travaso di voti dal Centrosinistra al M5S ne sia una conseguenza e insieme una prova?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Settima tesi. Se ci si presenta come \u201cnuovi\u201d, occorre esserlo davvero (o almeno sembrarlo).<\/strong><br \/>\nIl \u201cnovitismo\u201d \u00e8 una delle malattie della \u201cpostdemocrazia\u201d. Innovare, ringiovanire, cambiare: che cosa? Non sempre si spiega. Ma introdurre l\u2019innovazione nella politica. Tutti vogliono presentarsi come \u201cnuovi\u201d. Ma le forme contano. E Grillo ha innovato il linguaggio nel senso che ha cancellato il lessico della politica tradizionale (perci\u00f2 anche l\u2019accusa di \u201cantipolitica\u201d) e ha fatto ricorso alla lingua di tutti i giorni, alla lingua del bar, del vagone ferroviario. Una sorta di futurismo eversivo, che parlava di giovani (anche se era portato avanti da un sessantenne), che ha trasformato le forme tradizionali della comunicazione politica in eventi, in serate futuriste, appunto; in spettacolo gratuito e coinvolgente (si ricordi che gli spettacoli di Grillo erano sempre stati a pagamento, e mi risulta neppure a prezzi popolarissimi). Ma senza mai perdere la forza della mobilitazione. Grillo ha saputo far sentire protagonisti i gregari.<br \/>\nIl Centrosinistra si \u00e8 convinto (o cos\u00ec ha fatto credere) che le primarie (e le \u201cparlamentarie\u201d) fossero la novit\u00e0 dirompente della vita politica italiana. Le quali dietro l\u2019apparenza della democrazia, sono state, a dire il vero, un esercizio feroce di lotte intestine, occasioni di regolamenti di conti, e hanno premiato non i migliori ma coloro che erano capaci di acchiappare, variamente prezzolati, voti (che non si identificano nei consensi), tra amici e parenti, e tra sconosciuti reclutati con modalit\u00e0 assolutamente poco trasparenti. Non ha pi\u00f9 osato tirare in ballo la \u201cdiversit\u00e0\u201d comunista, seppellita da un trentennio di scandali, culminati in quello del Monte Paschi Siena. Eppure quella diversit\u00e0 (socialista e poi comunista) era stata una vera carta di identit\u00e0. Buttata alle ortiche, come l\u2019intera storia di un movimento, e non soltanto di un partito: il movimento del riscatto del popolo. E ci si \u00e8 baloccati sulle primarie, scimmiottate da un sistema (statunitense) che ha tutt\u2019altro fondamento storico e tutt\u2019altre regole (non ottimali, peraltro!). La diversit\u00e0 \u00e8 stata cancellata in una pratica amministrativa sempre pi\u00f9 priva di motivazioni ideali. E di spinta capace di raccogliere il grido di dolore dei ceti subalterni.<br \/>\nAd essi, invece, ha mirato a dare voce Rivoluzione Civile. Ma la scarsa trasparenza, e l\u2019assoluta assenza di processi democratici e dal basso \u2013 che invece venivano perentoriamente proclamati come segno di \u201cdiversit\u00e0\u201d \u2013 ha caratterizzato l\u2019intera operazione guidata, assai male, da Antonio Ingroia, cittadino stimabilissimo, ottimo magistrato, mediocre politico, pessimo comunicatore. Antipatico ricordare le proprie \u201cprofezie\u201d e i propri ammonimenti; ma non sono stato certo il solo a mettere in guardia contro procedure non democratiche, non trasparenti, e pratiche della pi\u00f9 canonica politica politicistica. Io che ho creduto all\u2019inizio nel progetto da cui \u00e8 nata RC, ho messo in guardia ripetutamente contro il pericolo di compiere errori che si sarebbero rivelati fatali (ancor prima che nascesse RC, scrissi un promemoria intitolato 21 punti per un politica rinnovata, pubblicato su questo spazio, il 17 dicembre 2012, e raccolto anche subito sul sito del Movimento Arancione). Ma ne sono stato profondamente deluso, come ho gi\u00e0 spiegato in un precedente articolo qui (Pensieri di un cittadino perplesso davanti alle elezioni, 17 febbraio). Ci si pu\u00f2 presentare come \u201cnuovi\u201d se le facce sono le stesse? Se le liste si formano in modo verticistico e nient\u2019affatto trasparente? Se non si ascoltano i famosi \u201cterritori\u201d \u2013 che si ripete di voler rappresentare \u2013 e si riciclano le intere segreterie dei partiti confluiti nella lista? Se le modalit\u00e0 di comunicazione e le parole della propaganda sono vecchie e stantie?<br \/>\nPer di pi\u00f9 quelle parole, e quelle facce, erano state perdenti da anni. Come si poteva immaginare di rovesciare la tendenza, senza cambiare n\u00e9 le une, n\u00e9 le altre?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ottava tesi. La campagna elettorale si fa su temi concreti e in modo semplice<\/strong><br \/>\nBersani, parlando gi\u00e0 da capo del futuro nuovo governo, non ha assunto un impegno chiaro su nulla. Ha fatto discorsi, talora alti e nobili, anche con qualche momento di enfasi, che non hanno affrontato i problemi urgenti e drammatici della grande maggioranza della popolazione. Che non hanno fatto che ripetere i temi della famigerata \u201cAgenda Monti\u201d. Che hanno dato per acquisiti una volta per tutte i dettami della Troika che impera sull\u2019Europa. Che non hanno provato a entrare nel vivo di cose banali, eppure essenziali, come il funzionamento dei trasporti e della scuola, come la difesa e la valorizzazione dei musei, degli archivi e delle biblioteche, come la tutela del paesaggio. Il PD ha continuato, come faceva Monti, e come facevano i signori del PDL, e tutta la variegata destra italiana, a dare per scontato il micidiale progetto TAV (come \u00e8 stato possibile che a Bersani sia uscita fuori una frase, che, per giunta voleva esser spiritosa: \u201c\u00e8 solo un treno!\u201d?): M5S ha conquistato il suo successo proprio sulla lotta al TAV, che ha capito essere una questione nazionale, di forma e di sostanza. La sua battaglia ha avuto ben maggior successo di quella altrettanto ferma condotta dal PRC e dalla variegata galassia della sinistra extraparlamentare che ora ha tentato invano di ritornare alle Camere. Perch\u00e9? Forse perch\u00e9 M5S non si \u00e8 connotato ideologicamente, e ha catturato l\u2019adesione e il sostegno di valligiani e valligiane assolutamente non \u201cdi sinistra\u201d, che anzi si spaventano ancora davanti a una bandiera rossa e al simbolo Falce e Martello. E la stessa battaglia Grillo l\u2019ha condotta ovunque ci siano, a dispetto delle cifre fantasmagoriche stanziate per l\u2019alta velocit\u00e0 ferroviaria, condizioni di disagio mostruoso per i viaggiatori \u201cnormali\u201d, il popolo bue che non si pu\u00f2 permettere di stanziare 30 euro per un viaggio Torino \u2013 Milano. Il viaggio sulla Roma-Viterbo del Grillo formato Striscia la notizia, \u00e8 stato significativo in tal senso, ed \u00e8 valso forse pi\u00f9 di migliaia di manifesti elettorali.<br \/>\nE comunque la concretezza implica la capacit\u00e0 di dare risposte a domande elementari che sono l\u2019oggetto delle chiacchiere quotidiane della gente semplice. Come si pu\u00f2 accettare che i treni per pendolari siano schifosi e lenti, e ogni giorno se ne sopprimano decine senza avvertire? Come si deve interagire con i flussi migratori? Come si pu\u00f2 tollerare come \u201cimposta legata al possesso\u201d il canone Rai davanti alle milionate erogate nei compensi alla Littizzetto? Non si pu\u00f2 rispondere in modo astratto evocando Kant per il diritto all\u2019universale ospitalit\u00e0, o la bellezza delle tasse, o la validit\u00e0 complessiva del servizio pubblico radiotelevisivo e i suoi costi inevitabili. Occorre che chi fa politica sappia parlare con le vecchine insopportabili perennemente nella sala d\u2019attesa del medico della mutua, e con i pendolari inferociti di Chivasso o di Rho. Grillo l\u2019ha saputo fare. Con demagogia, con artifizi, con prestazioni spettacolari; ma ha saputo cucinare il suo elettorato, e galvanizzare il suo popolo, ogni giorno pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nona tesi. In Italia la destra \u00e8 forte<\/strong><br \/>\nForte e irriducibile, perch\u00e9 risponde a interessi precisi e a una diffusa carenza di senso dello Stato. Essere di destra per gli italiani significa badare al proprio particolare: per nobilitarli, contrapponiamo, classicamente, Guicciardini a Machiavelli. Il secondo esprime una tensione alla politica come ricerca del bene comune; il primo una esaltazione dell\u2019interesse privato, del singolo. Le proposte politiche delle formazioni di destra vanno appunto in tale direzione. Io vi toglier\u00f2 l\u2019IMU. Anzi, restituir\u00f2 a ciascuno di voi l\u2019importo pagato. La trovata di Berlusconi, l\u2019ultimo suo coup de th\u00e9\u00e2tre intercetta esattamente quel sentimento dell\u2019uomo o della donna che \u201cbada ai fatti suoi\u201d. Forse qualcuno degli elettori che ha votato PDL ha capito che era una trovata, ma l\u2019ha votato perch\u00e9 ha pensato che fosse normale mettere in vendita il proprio voto. Un Paese in cui l\u2019etica pubblica \u00e8 stata devastata da Berlusconi, ma non \u00e8 mai stata alta; e il senso dell\u2019interesse comune, \u00e8 sempre stato debolissimo; una proposta del genere era lecita. O tale \u00e8 parsa. In Francia, in Germania, in Inghilterra e dappertutto, ben oltre i confini dell\u2019Unione Europea, sarebbe impensabile. Dunque la destra in Italia \u00e8 forte ed \u00e8 misera culturalmente, quanto aggressiva politicamente.<br \/>\nSi tratta di una destra diversa da quella europea, che, dovunque, conserva il senso dello Stato, anche se volto magari in un antipatico \u201cinteresse nazionale\u201d. Non \u00e8 neppure assimilabile ai movimenti neonazi. \u00c8 la destra di chi continua a fregarsene, che anzi non ha mai smesso di pensare \u201cMe ne frego\u201d, anche se non osa pi\u00f9 dirlo. Una destra ideologicamente disponibile a capriole, ma sul piano sostanziale fermamente legata a grovigli di interessi privati, da quelli di singoli, a quelli di centri finanziari, laici e religiosi, di gruppi industriali. E spesso collusa con organizzazioni criminali: almeno questo, alla sinistra manca.<br \/>\nQuesta destra, con le sue rozzezze spaventose, con i suoi personaggi spesso disgustosi, \u00e8 stata capace di creare un senso comune, di far credere ai cittadini di essere \u201ctutti sulla stessa barca\u201d, di confondere interessi degli uni e bisogni degli altri, oppressi e oppressori. Questa destra \u00e8 in grado di unirsi ogni volta che vi sia il rischio di essere battuta dalla sinistra. Da ultimi, Maroni e Berlusconi hanno impartito una lezione di politica al Centrosinistra: si detestavano, si sono insultati, si sono dati reciprocamente il benservito, eppure davanti al rischio fortissimo della vittoria del Centrosinistra alla Regione Lombardia hanno privilegiato che li univa su ci\u00f2 che li divideva. Il che, tra l\u2019altro, dimostra, ad abundantiam, che la destra non \u00e8 solo espressione ideologica, ma rappresentanza di interessi materiali: interessi corposi. L\u2019area progressista, se cos\u00ec vogliamo chiamarla, non ha battuto ciglio: ha atteso fiduciosa gli eventi, nella certezza che sarebbero stati favorevoli. Nella campagna elettorale nazionale Bersani e Ingroia si sono reciprocamente rinfacciati voto utile e voto disgiunto, alleanze cercate e rifiutate, e cos\u00ec via, fornendo uno spettacolo penoso all\u2019elettorato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Decima tesi. La sinistra \u00e8 debole<\/strong><br \/>\nDebole, rissosa, autolesionista, al limite del masochismo. Dopo la rottura nel Governo Prodi, seguita dalla fondazione di un altro micropartito comunista, dopo l\u2019espulsione dal Parlamento, abbiamo assistito a una infinita, sempre pi\u00f9 triste vicenda di scissioni, faide interne, uscite, rientri, rotture definitive. Una parte della sinistra, dopo la fine del PCI, una fine decisa da una persona (ricordate il prode Achille?), e sostenuta dalla dirigenza, e accettata dalla gran parte della base, disorientata, si \u00e8 immediatamente tuffata nel gorgo del turbocapitalismo, mentre arrivava addirittura a negare la propria storia e a tentare di smacchiare il rosso della colpa comunistica. Si accett\u00f2 la logica e il lessico dell\u2019avversario. Si accolse il \u201cLibero Mercato\u201d (che era tutt\u2019altro che libero) e il sacro dogma del Profitto, come unica via. E si introiettarono ipso facto i vizi degli \u201caltri\u201d. La questione morale, morto Enrico Berlinguer, fu rapidamente posta nel sottoscala. Fino ad essere addirittura considerata irrilevante con gli anni Novanta. E nell\u2019et\u00e0 berlusconiana la si perse del tutto di vista. Dall\u2019altro canto, ci\u00f2 che rimaneva della sinistra che si ostinava a chiamarsi comunista, si consolava con la intelligenza delle proprie analisi, chiudendosi in se stessa, sempre pi\u00f9 incapace di dialogare con quel popolo proletario che intendeva rappresentare. E ciascuna delle sue componenti, come sempre, si autorappresentava come un universo chiuso. E detentore della verit\u00e0. La dis-unit\u00e0 era nei cuori, e nelle menti, prima che nelle organizzazioni.<br \/>\nGramsci aveva l\u2019ossessione dell\u2019unit\u00e0. Lenin diceva ai comunisti italiani: separatevi dai socialisti e poi alleatevi con loro. Machiavelli invitava all\u2019unit\u00e0 i sovrani d\u2019Italia per scacciare lo straniero \u201cA ognuno puzza questo barbaro dominio\u201d. Gli stranieri sono i Berlusconi, e i suoi berluscones; i Maroni, e le sue camicie verdi. E cos\u00ec via. O siamo noi. Se non vogliamo accettare anche noi, noi che siamo l\u2019altra parte, anzi l\u2019altra Italia, la logica della secessione (secessione morale, e politica, invece che geografica; e la tentazione, confesso, in me \u00e8 assai forte), e se la sinistra non vuole rassegnarsi alla chiusura nel museo delle cere, con le sue figurine di album, i suoi ritagli di giornale, le sue canzoni e le sue vecchie gloriose e sdrucite bandiere, che si pu\u00f2 fare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Undicesima tesi. Che fare?<\/strong><br \/>\nNon mi interessano le epurazioni e le dimissioni reclamate o minacciate. Chi sente di dimettersi lo faccia. Ma non per finta. Onore a Di Pietro, ancora una volta, che ha annunciato subito le sue dimissioni dalla presidenza dell\u2019IDV. Ma questo non \u00e8 ci\u00f2 che comunque \u00e8 necessario, anche se sarebbero gesti apprezzabili (il primo a offrirle dovrebbe essere peraltro Bersani, che ha subito dichiarato che non ha intenzione di \u201cabbandonare la nave!\u201d. Rovesciando il valore morale che noi attribuiamo alle dimissioni in gesto di vilt\u00e0. Notevole!).<br \/>\nMa non mi piace la mancata assunzione di responsabilit\u00e0. Bersani e Vendola non mi pare abbiano detto: abbiamo sbagliato (il secondo si \u00e8 spinto a proclamare: \u201cmissione compiuta\u201d, sfidando coraggiosamente il ridicolo). Quanto a Ingroia addirittura (non diversamente da Crosetto, naufragato con la sua barchetta dei Fratelli d\u2019Italia), ha dato la colpa ai media e\u2026, naturalmente, al PD. Affermazioni siffatte sono persino peggio della sconfitta. (Onore a Pierferdinando Casini, che ha ammesso la sconfitta del suo partitino).<br \/>\nAl di l\u00e0 di queste piccolezze, io credo che occorra ripartire da capo, pur pesti e doloranti; pur laceri e contusi; pur scoraggiati e con l\u2019amaro in bocca e la disillusione nel cuore. Ripartire vuol dire quello che ancora Gramsci (il maggiore interprete-attualizzatore di Machiavelli, non a caso), chiamava \u201cun lento lavorio culturale\u201d. Occorre lavorare per una \u201criforma intellettuale e morale\u201d, sapendo che le vittorie si costruiscono sui tempi lunghi. E che le scorciatoie, quando non si \u00e8 guidati da un Vladimir Ili\u010d (!), sono impraticabili. La questione morale trascurata a sinistra \u00e8 stato invece il cavallo di battaglia vincente di Grillo. La legalit\u00e0 non pu\u00f2 essere oggetto di merce di scambio. La Costituzione va difesa anche contro le pretese dei tecnoburocrati europei. E invece, accanto alla questione morale, appunto la legalit\u00e0 costituzionale, \u00e8 stata obliterata, quasi fossero temi non \u00e0 la page.<br \/>\nE invece la sinistra che voglia vincere senza rinnegare la sua ragione sociale, deve proporre una politica sostanziata di cultura e prima di chiedere voti occorre costruire una grande pedagogia di massa, che raggiunga uno per uno gli abitanti di questo Paese, li faccia maturare, che sveli cosa si nasconde dietro il velo dell\u2019ideologia, che dia una coscienza a chi non ce l\u2019ha, o la faccia ritornare a chi l\u2019ha smarrita. Se la sinistra radicale vuole sperare ancora, deve davvero fare tabula rasa, e ripartire con modestia e con rigore dal basso. Se la sinistra moderata o l\u2019intero Centrosinistra non vuole regalare al \u201cgiullare\u201d Grillo \u2013 e al suo confuso interclassismo populistico \u2013 l\u2019intero Parlamento, si guardi da ogni collusione con la destra, da ogni cedimento sui princ\u00ecpi. Non \u00e8 facendo un governo di \u201cgrande coalizione\u201d che si salva il Paese, e soprattutto si salvano i poveri, i lavoratori supersfruttati, i disoccupati, i lavoratori in nero, i precari, i migranti umiliati e offesi, i pensionati che attendono la morte come liberazione dal bisogno.<br \/>\nIl successo di M5S non mi ha fatto gioire, ma \u00e8 la resistenza e la nuova rinascita di Berlusconi e dei suoi che mi ha angosciato, anche per la cecit\u00e0 della classe politica del Centrosinistra, da Napolitano a Prodi. Pu\u00f2 essere uno stimolo, tuttavia, il successo di M5S. Esso ha canalizzato l\u2019indignazione sia pure in un movimento bislacco, che \u00e8 diventato improvvisamente \u201cdi moda\u201d, perch\u00e9 pu\u00f2 piacere un po\u2019 a tutti; l\u2019indignazione, da noi, a differenza che altrove, non ha prodotto alcun movimento di protesta di massa. M5S ha dato forme discutibili alla diffusa indignazione, secondo parole d\u2019ordine e analisi certamente estranee alla cultura e alla tradizione politica della sinistra, e ideologicamente per tanti versi, addirittura, etichettabili come \u201cdi destra\u201d. Eppure ha raccolto alcune delle istanze degli Indignados e dei movimenti Occupy. \u00c8 stato il solo a farlo, su un piano di massa. Solo il movimento No TAV nell\u2019Italia degli ultimi anni, ha saputo avere continuit\u00e0 di lotta generale, anche se essenzialmente sul piano locale, e a partire da una battaglia specifica. Il NO TAV nazionale \u00e8 stato solo un bel desiderio, mai divenuto realt\u00e0.<br \/>\n\u201cA ognuno puzza questo barbaro dominio\u201d, scriveva Machiavelli chiudendo Il Principe nel 1513. Ma per liberarsene davvero, quale che sia il nome dello straniero da cacciare o del nemico da spegnere, consapevoli che il berlusconismo sopravviver\u00e0 a Berlusconi, occorre cominciare a scavare dentro di noi, nelle nostre coscienze, nelle nostre frasi fatte, nei nostri preconcetti e pregiudizi. E buttare via tutto ci\u00f2 che in qualche modo riconduca alla fatuit\u00e0 volgare, alla disonest\u00e0 pubblica e privata, all\u2019egoismo, alla vanit\u00e0. Prestare attenzione ai fenomeni sociali. Interrogare e ascoltare, prima che imbonire e indottrinare (vanamente, peraltro). E cos\u00ec, lentamente, tentare di metter in luce il senso autentico della politica, come ricerca e lotta per realizzare una societ\u00e0 in cui valga la pena di vivere. E in cui, prima ancora, sia possibile sopravvivere. Il cammino \u00e8 lungo e irto di ostacoli. Ma le elezioni non sono l\u2019unico modo per segnare le tappe del nostro incedere. E dunque non cediamo \u2013 noi intellettuali, ma in generale noi che alla sinistra crediamo ancora \u2013 alla tentazione di ritirarci nel cenobio. O peggio di badare ai \u201cfatti nostri\u201d. Continuiamo a occuparci, come incitava Sartre parlando della funzione dell\u2019intellettuale, a occuparci dei fatti di tutti.<br \/>\nLa lotta, in fondo, \u00e8 appena cominciata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>* da micromega-online<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Angelo d&#8217;Orsi<\/strong> (1947) \u00e8 professore di Storia del pensiero politico contemporaneo nell&#8217;Universit\u00e0 di Torino. Si occupa da anni, oltre che di questioni di metodo e di storia della storiografia, di storia della cultura e dei gruppi intelletmali. Il suo ultimo libro, al centro di un vivace dibattito, <em>La cultura a Torino tra le due guerre<\/em> (Einaudi, 2000) ha vinto il Premio Acqui Storia.<br \/>\nHa pubblicato tra l&#8217;altro <em>La rivoluzione antibolscevica. Fascismo, classi, ideologie (1917-1922)<\/em> (1985), <em>L&#8217;ideologia politica del futurismo<\/em> (1992), <em>Guida alla storia del pensiero politico<\/em> (1990 e 1995) e <em>Alla ricerca della storia. Teoria, metodo e storiografia<\/em> (1996). Per Einaudi, ha scritto il saggio <em>La vita culturale e i gruppi intellettuali<\/em>, pubblicato in <em>Storia di Torino<\/em>, vol. VIII (&#8220;Grandi Opere&#8221;).<br \/>\nNel 2001 \u00e8 stato pubblicato<br \/>\nIntellettuali nel Novecento italiano (&#8220;Gli struzzi&#8221;).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; di Angelo d&#8217;Orsi &nbsp; E ora? Mi aggiro in uno scenario che non mi piace: la fastidiosa sbornia dei vincitori; le grottesche giustificazioni dei perdenti; il silenzio imbarazzato di chi pronosticava tutt\u2019altro esito; e, personalmente, tento di elaborare il lutto, essendo tra coloro che votavano sapendo di essere comunque sconfitti, al di l\u00e0 dei &hellip; <\/p>\n<p class=\"link-more\"><a href=\"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=4549\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;Undici tesi sul risultato elettorale&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13,15,6,12],"tags":[],"class_list":["post-4549","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-approfondimenti","category-cultura","category-lavoroeconomia","category-stampa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4549","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4549"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4549\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4553,"href":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4549\/revisions\/4553"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4549"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4549"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4549"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}