{"id":4535,"date":"2013-03-05T10:06:52","date_gmt":"2013-03-05T09:06:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=4535"},"modified":"2013-03-05T11:15:54","modified_gmt":"2013-03-05T10:15:54","slug":"democrazia-appesa-a-un-software","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=4535","title":{"rendered":"DEMOCRAZIA APPESA AD UN SOFTWARE"},"content":{"rendered":"<div>\n<div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>\n<ul>\n<li>di Alberto Piccinini &#8211;<a href=\"http:\/\/www.ilmanifesto.it\/attualita\/notizie\/mricN\/9151\/\"> IL MANIFESTO &#8211; 4 marzo 2013<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<\/div>\n<div>\n<div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><em><a href=\"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Casaleggio-586x323.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4563\" title=\"Casaleggio-586x323\" src=\"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Casaleggio-586x323-300x165.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"165\" srcset=\"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Casaleggio-586x323-300x165.png 300w, https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Casaleggio-586x323.png 586w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>In viaggio tra influencer e troll nel complicato mondo dei commenti grillini pro e contro la fiducia. \u00abOn line il 90% dei contenuti \u00e8 creato dal 10% degli utenti\u00bb. La massima del marketing virale firmata Gianroberto Casaleggio ricorda e capovolge quel \u00abSiamo il 99%\u00bb, slogan lanciato dai movimenti Occupy in tutto il mondo<\/em><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle pi\u00f9 note massime di Gianroberto Casaleggio &#8211; pubblicata sul suo sito 3 anni fa &#8211; recita cos\u00ec: \u00abOn line il 90% dei contenuti \u00e8 creato dal 10% degli utenti. Questi utenti sono gli influencer\u00bb. L&#8217;espressione non \u00e8 sua, ma dell&#8217;esperto americano di marketing Paul Gillin, che l&#8217;ha coniata per primo. Aggiorna, se vogliamo, all&#8217;era della Rete, le vecchie ricerche anni &#8217;50 del sociologo Paul Lazarsfeld, che osserv\u00f2 il ruolo degli opinion leader nella diffusione a due fasi della comunicazione mediatico-politica, e defin\u00ec la loro \u00abinfluenza\u00bb, appunto.<\/p>\n<div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00abGli influencer &#8211; continua Casaleggio &#8211; vanno valutati come asset strategici delle aziende\u00bb. Hanno blog, postano video, sono attivi sui social network, e perci\u00f2 possono convincere a vendere auto, telefonini, vacanze, pannolini. Come ben sa, aggiungiamo, chi si avventura sui siti che propongono \u00abl&#8217;opinione degli utenti\u00bb a proposito di prodotti e servizi sul mercato: opinioni spesso finte, pagate, sollecitate secondo le regole del marketing virale. Nel post di Casaleggio sugli influencer non si fa cenno alla politica, e neppure al ruolo degli influencer nello spostare voti. Il fenomeno \u00e8 entrato da qualche tempo nelle agende degli studiosi di comunicazione. Non andrebbe tuttavia dimenticato che un saggio sul legame tra marketing e politica lo diede Forza Italia nel 1993, che in mancanza di internet us\u00f2 la rete dei venditori Publitalia per dare una struttura territoriale al movimento.<br \/>\nIl legame tra marketing e politica o &#8211; detta in altri termini &#8211; la questione della democrazia interna al moVimento, lo sappiamo, \u00e8 quello che ha fatto storcere il naso a parecchi. Fino al giorno delle elezioni, questo genere di sospetti e ironie sono stati rilanciati e dibattuti ampiamente dalla Rete. Con scarso successo, si direbbe (e certamente con notevole sottovalutazione della profondit\u00e0 del fenomeno). Ma il dibattito non \u00e8 certo finito e anzi attende i \u00abgrillini\u00bb alle loro prime mosse da cittadini eletti (vedi l&#8217;intervista a Wu Ming ieri su questo giornale). Luned\u00ec prossimo i cittadini eletti del MoVimento <a title=\"Opens external link in new window\" href=\"http:\/\/www.beppegrillo.it\/lacosa\/\" target=\"_blank\">si incontreranno a Roma<\/a> con Grillo, Casaleggio e con lo \u00abstaff\u00bb. Ecco una buona occasione per cercare di capire qualcosa di pi\u00f9 concreto di quel che accadr\u00e0.<!--more--><br \/>\nNel frattempo, luogo privilegiato per l&#8217;osservazione resta il blog di Beppe Grillo. Tra i 100 pi\u00f9 popolari del mondo, secondo quello che \u00e8 quasi uno slogan. Ieri il blog si apriva con il post del \u00abmercato delle vacche\u00bb (\u00abil solito modo puttanesco di fare politica\u00bb, \u00abBersani \u00e8 fuori dalla storia\u00bb), nel quale Grillo avverte che il movimento non si pu\u00f2 fermare con \u00abi soliti giochini di palazzo\u00bb. Per chi \u00e8 abituato a raccontare la politica attraverso lo schermo della tv, l&#8217;istantaneit\u00e0 della battuta o dello scazzo tra politici, tutt&#8217;al pi\u00f9 a cogliere l&#8217;espressione di chi &#8211; militante, simpatizzante &#8211; in carne ed ossa partecipa a una manifestazione di piazza (\u00e8 successo pure ai grillini nel rush finale della campagna elettorale) leggere un blog come quello di Grillo, specie nella parte riservata alle \u00abopinioni\u00bb, \u00e8 un&#8217;impresa non poco faticosa, lenta, spesso frustrante.<br \/>\nDopo poco meno di due ore dall&#8217;apparizione del post di Grillo i commenti sono 2222. Ma sono pi\u00f9 di 18.000 quelli linkati alla prima bordata contro Bersani \u00abmorto che parla\u00bb. \u00abBuongiorno Beppe &#8211; esordisce l&#8217;elettore Marco alle prese con un dubbio lecito &#8211; Non credo che tu li legga, correggimi se mi sbaglio, c&#8217;\u00e8 qualcuno preposto a leggerli e segnalarti quelli degni di nota? Un salutone\u00bb. Ad ogni modo, una lettura il pi\u00f9 possibile veloce dei commenti suggerirebbe ancora di dividere in parti approssimativamente uguali l&#8217;appello alla responsabilit\u00e0 (\u00abla campagna elettorale \u00e8 finita. E&#8217; ora di mettersi al lavoro\u00bb, \u00abcome si fa a votare sui punti senza dare la fiducia al governo?\u00bb) e l&#8217;accordo pieno con l&#8217;intransigenza di Grillo (\u00abtutti a casa\u00bb, lettere maiuscole). Con qualche ulteriore corollario anti-Bersani: governo tecnico ma non come quell&#8217;altro, governo 5 stelle vediamo se votano i nostri provvedimenti, se la cavino da soli. Eccetera.<br \/>\nDal punto di vista giornalistico potrebbe anche andar bene. Ma non \u00e8 cos\u00ec semplice. In un blog ci sono i troll. In ogni luogo della Rete dove \u00e8 consentito l&#8217;intervento degli utenti, troll \u00e8 colui che disturba la comunicazione, il provocatore, il pazzo. E ci sono i fake, che adottano identit\u00e0 posticce per confondere le proprie intenzioni. E&#8217; opinione abbastanza comune tra i partecipanti al blog di Grillo (probabilmente militanti della prima ora), che gli interventi \u00abresponsabili\u00bb siano in realt\u00e0 delle manovre di disturbo del Pd meno elle. E che ci siano gruppi di troll pagati dal Pd, secondo i pi\u00f9 duri. Suggestivo. O comunque, di provocatori e \u00abinfiltrati\u00bb. \u00abMa cari italioti del Pd e Pdl che continuate a scrivere su questo blog spacciandovi per attivisti del M5S, ma perch\u00e8 non vi fate un blog tutto vostro e la smettete di rompere i coglioni?!\u00bb. Lo scrive Alessandro da Codogno.<br \/>\nPure una certa (giustificabile) paranoia, insomma, aleggia nel blog di Grillo. E fa il paio con tutto quel che sappiamo, da vecchi frequentatori della Rete: l&#8217;impolitezza dei commenti, spesso il loro segno antropologico pi\u00f9 che politico, l&#8217;estremismo verbale o direttamente trash. Con l&#8217;ingegnosit\u00e0 folle di certe proposte: \u00abfacciamo in modo che chi \u00e8 veramente un 5 stelle possa avere il suo post contrassegnato da un simbolo\u00bb (riassumo questo perch\u00e9 non lo trovo pi\u00f9, ma l&#8217;ho letto). E cos\u00ec via. E c&#8217;\u00e8 il sospetto, sempre fondato, che nell&#8217;era della Rete \u00abl&#8217;opinione&#8221;\u00bb il post di commento, siano in realt\u00e0 dei feticci. Feticci della discussione, della democrazia, dell&#8217;audience, che in realt\u00e0 pochi o nessuno (se non chi li ha scritti) leggeranno fino in fondo. Ma questo \u00e8 un effetto collaterale della democrazia digitale. Appartiene, da sempre, alla democrazia in genere, come gran parte dei problemi che ci si trova ad affrontare anche in questo caso.<br \/>\nE allora? Una delle preoccupazioni pi\u00f9 serie che affiorano dalle migliaia di post della giornata, prende spunto proprio da un motto di Grillo: \u00abuno vale uno\u00bb. O in altre parole: chi decide? Dove? Come? Leonardo: \u00abScusate una piccola parentesi tra fiducia si\/no: ma non dovevamo decidere dal basso, uno vale uno?? Fate presto una piattaforma e leviamo tutte le beghe: votiamo a maggioranza. La piattaforma presto, LA PIATTAFORMA!!!\u00bb. Che questa sia una questione percepita come molto seria dagli amministratori del blog lo si capisce da un post che compare subito dopo, pubblicato in apertura di pagina. \u00abLeggo con stupore presunti esperti discutere a nome del M5S (&#8230;) Il M5S dispone di un programma che sar\u00e0 sviluppato on line nel tempo da tutti i suoi iscritti. La piattaforma, uno spazio dove ognuno veramente conter\u00e0 uno, \u00e8 in fase di sviluppo dopo il rallentamento dovuto all&#8217;anticipo delle elezioni\u00bb.<br \/>\nLa piattaforma. E&#8217; in fase. Di sviluppo. Si pu\u00f2 e deve metaforicamente sparare su Bersani, ma quando nel corso della conferenza stampa post elettorale della non-vittoria ha usato pi\u00f9 volte la parola \u00abpalingenetico\u00bb a proposito del movimento di Grillo, beh, non andava cos\u00ec lontano dal vero. La piattaforma, probabilmente il famoso meetup, oppure quel Liquid Feedback che consente dar forme e mimare on line proposte, dibattito e decisioni di un&#8217;assemblea virtuale e potenzialmente infinita, non \u00e8 ancora pronta, dicono dal moVimento. Si aggiungerebbe sommessamente che \u00abinventare\u00bb un&#8217;assemblea e il suo modo di funzionamento \u00e8 quasi un paradosso, come tanti altri in questa storia. Ma pazienza.<br \/>\nAnzi no. Messa cos\u00ec sembra davvero una scusa pietosa: non c&#8217;\u00e8 democrazia perch\u00e9 non abbiamo ancora il software! C&#8217;era un pensiero che avevo in testa quando ho iniziato a scrivere citando la teoria degli influencer di Casaleggio. Ricordate? On line il 90% dei contenuti \u00e8 creato dal 10% degli utenti. Un pensiero scemo, un lampo, una sensazione. E&#8217; lo slogan del movimento Occupy: \u00abNoi siamo il 99%\u00bb. Lo dedico al nuovo lumpenproletariat della comunicazione, al feticcio dell&#8217;elettore perso nei meandri della Rete, sospeso tra le sirene degli influencer e la sua solitaria rabbia: il 99% di quelli che scrivono post in Rete che nessuno legger\u00e0 mai, confusi tra post che nessuno ha mai scritto, e post che nessuno scrive e nessuno legge. Ritrovarlo, e con lui una via d&#8217;uscita in questa storia, se va avanti cos\u00ec non sar\u00e0 facile.<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alberto Piccinini &#8211; IL MANIFESTO &#8211; 4 marzo 2013 &nbsp; &nbsp; In viaggio tra influencer e troll nel complicato mondo dei commenti grillini pro e contro la fiducia. \u00abOn line il 90% dei contenuti \u00e8 creato dal 10% degli utenti\u00bb. 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