{"id":2317,"date":"2010-12-10T12:35:23","date_gmt":"2010-12-10T11:35:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=2317"},"modified":"2010-12-10T12:35:48","modified_gmt":"2010-12-10T11:35:48","slug":"intervento-al-12-%c2%b0-incontro-internazionale-dei-partiti-comunisti-e-operai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=2317","title":{"rendered":"Intervento al 12 \u00b0 Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di Francesco Maringi\u00f2<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Signor Presidente, colleghi delegati: \u00e8 un onore per me essere delegato dal Dipartimento Esteri del Partito della Rifondazione Comunista d&#8217;Italia a partecipare a questo importante incontro internazionale. Innanzitutto vorrei ringraziare, a nome del Partito della Rifondazione Comunista d&#8217;Italia, il Partito Comunista Sudafricano per aver organizzato questo importante incontro che per la prima volta si tiene nel continente africano. Un evento che avviene a pochi giorni dal 17\u00ba Festival Mondiale della Giovent\u00f9 e degli Studenti che segner\u00e0 ancora di pi\u00f9 la lotta dei giovani per sconfiggere l&#8217;imperialismo, per un mondo di pace, solidariet\u00e0 e per la trasformazione sociale. Saluto anche tutte le delegazioni che partecipano a questo incontro ed esprimo la mia convinzione che questo 12\u00ba Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti ed Operai avr\u00e0 successo.<\/p>\n<p><!--more-->1. Il nuovo quadro internazionale \u00e8 segnato da tendenze contraddittorie. Da un lato i paesi a capitalismo maturo vivono una profonda crisi economica destinata a cambiare profondamente gli equilibri politici mondiali dei prossimi anni, dall&#8217;altro lato si assiste all&#8217;ascesa di economie e paesi non imperialisti o guidati da governi democratici, progressisti o socialisti che rompono l&#8217;unilateralismo statunitense ed imperialista e si assiste allo sviluppo di lotte antimperialiste ed antiliberiste in parti importanti del mondo.<\/p>\n<p>Il mondo \u00e8 rapidamente cambiato dal 1989. All&#8217;indomani del crollo dell&#8217;Urss nessuno sembrava in grado di arrestare l&#8217;ascesa degli Usa come unica potenza incontrastata a livello internazionale. Non a caso le tre opere fondamentali, che diverranno l&#8217;azimut del pensiero neocons sono: &#8220;la fine della storia&#8221; di Francis Fukuyama (che teorizza il dominio della democrazia liberale, con il crollo dell&#8217;URSS), &#8220;lo scontro di civilt\u00e0&#8221; di Samuel Huntington (che interpreta la storia come frutto di un conflitto tra civilt\u00e0, non tra classi sociali) e &#8220;la grande scacchiera&#8221; di Brezinski, manuale geopolitico per eccellenza del &#8220;mondo e la politica nell&#8217;era della supremazia americana&#8221;.<\/p>\n<p>Eppure, fortunatamente, il mondo \u00e8 cambiato in un arco di tempo straordinariamente breve. A tutte le latitudini abbiamo assistito ad un importante rovesciamento dei rapporti di forza, dall&#8217;America Latina (dove si sperimenta la costruzione del Socialismo del XXI\u00ba secolo) al Sudafrica (che dopo essersi affrancato dal colonialismo e dell&#8217;Apartheid, lo vede oggi protagonista di un processo di rivoluzione democratica e progressista), ai paesi asiatici (dove vive la maggioranza della popolazione mondiale e gli equilibri politici continentali sono espressione di governi non allineati o guidati da partiti comunisti al potere).<\/p>\n<p>Senza per questo dimenticare il ruolo che in Europa, dove la lotta per la trasformazione \u00e8 pi\u00f9 difficile e di lunga lena, hanno organizzazioni sociali e partiti comunisti nell&#8217;organizzazione della classe operaia e del conflitto sociale.<\/p>\n<p>Secondo alcuni studi delle principali banche degli Usa, si prefigura uno scenario per cui: mentre oggi i Paesi del G7 incidono per il 41% sul Pil del mondo e i BRIC per il 26%, entro la met\u00e0 del secolo i Paesi del G7 caleranno al 25% e le economie dei BRIC saliranno al 50%, quasi il doppio. Se alle economie dei BRIC si sommano i paesi orientati ad entrare nella loro sfera di influenza, il peso salirebbe al 65% (due terzi). E di questo 65% non allineato alla triade imperialista (Usa, Ue, Giappone) il 35% verrebbe espresso dalla Cina e dai paesi orientati al socialismo.<\/p>\n<p>Questi dati ci dicono che un intero mondo \u00e8 oramai terremotato e che l&#8217;impianto ideologico su cui si fondava la &#8220;fine della storia&#8221; \u00e8 completamente finito. Non a caso uno studio della Goldman Sachs del 2003 dice: &#8220;nel 2050 ci potremmo trovare in un mondo drammaticamente differente da quello attuale, dove le prime 10 economie saranno molto diverse da quelle attuali&#8221;. Questo studio parla chiaramente di un mondo post-occidentale in cui il dollaro perde il primato di valuta internazionale e Joseph Stiglitz, recentemente, ha parlato della nascita di un nuovo mondo &#8220;fuori dalle regole del Washington Consensus&#8221;.<\/p>\n<p>Ma guai a noi se pensassimo che la soluzione \u00e8 dietro l&#8217;angolo. But woe to us if we thought that the solution is just around the corner. Questa crisi di egemonia, intrecciata con l&#8217;esplosione di questa devastante crisi economica, pu\u00f2 avere, soprattutto in Ue, sbocchi diversi. Da un lato, infatti, pu\u00f2 portare all&#8217;apertura di una fase nuova che pone le condizioni per sconfiggere le frazioni pi\u00f9 aggressive della classe capitalistica ed imporre la ripresa di una politica di intervento pubblico e pianificazione in economia, orientata verso il lavoro e non verso il capitale. Ma non sono da escludere invece sbocchi del tutto diversi e contrapposti. In Europa, infatti, si assiste all&#8217;avanzata di formazioni razziste e xenofobe, all&#8217;aumento di misure autoritarie, alla limitazione delle libert\u00e0 democratiche ed alla ripresa di una pervasiva, quanto pericolosa, campagna anticomunista nel cuore dell&#8217;Europa.<\/p>\n<p>2. La crisi dei paesi a capitalismo maturo non \u00e8 &#8220;la crisi finale del capitalismo&#8221;, ma la sua importanza non va sottovalutata. Questa crisi segna la fine di un lungo ciclo di accumulazione del capitale, iniziato alla fine degli anni Sessanta e l&#8217;inizio degli anni Settanta, quando cessa il periodo di grande crescita economica postbellica. \u00c8 importante ricordare, sinteticamente, che nel 1971 gli Usa decretano la fine del gold-exchange standard ed il dollaro diviene una moneta assolutamente fiduciaria. Nel 1973, con la crisi del petrolio, il dollaro diventa &#8220;moneta mondiale&#8221;, nonostante una bilancia commerciale in passivo dal 1976.<\/p>\n<p>Alla base della crisi attuale c&#8217;\u00e8 un eccesso di offerta: una enorme sovrapproduzione di merci e capitali, unito ad un uso senza regole della finanza e del credito. Nel 2007 si chiusa una fase: quella nella quale la finanza ed il debito riuscivano a nascondere un&#8217;insufficiente valorizzazione del capitale nei Paesi capitalistici. E cos\u00ec la crisi attuale \u00e8 il frutto di due processi: la tendenza alla caduta del saggio di profitto nei paesi a capitalismo maturo e la crisi del regime di accumulazione statunitense. A nulla, infatti, sono serviti gli &#8220;aiuti dello stato&#8221; nell&#8217;economia: a gennaio 2010 gli Usa avevano speso pi\u00f9 di 2.500 miliardi di dollari per salvare i loro istituti finanziari, la Gran Bretagna 700 miliardi di sterline. Il risultato \u00e8 la trasformazione di un debito privato in debito pubblico ed una ulteriore riduzione del ruolo dello Stato nell&#8217;economia.<\/p>\n<p>3. Il contesto generale del 21mo secolo \u00e8 dunque quello di una competizione globale per l&#8217;egemonia, dove Ue, Usa e Giappone percepiscono il rischio di un loro declino. \u00c8 da questo contesto che nasce la spinta alla guerra perch\u00e9 gli Usa tentano di vincere la competizione globale sul terreno militare, dove sono i pi\u00f9 forti. A fine novembre si \u00e8 tenuto a Lisbona il vertice dell&#8217;Alleanza atlantica per adottare il nuovo Concetto strategico. L&#8217;ultimo \u00e8 stato approvato subito dopo il crollo dell&#8217;Urss e poco prima dell&#8217;inizio della guerra all&#8217;Iraq. Esso rappresenta il tentativo di ridisegnare nuovi rapporti internazionali centrati sull&#8217;asse atlantico e chiedendo un maggior coinvolgimento dei paesi dell&#8217;Ue. Questi ultimi, d&#8217;ora in poi, saranno chiamati sempre pi\u00f9 a gestire con gli Usa i vari scenari di guerra nel mondo e a cui, soprattutto, toccher\u00e0 una maggiore partecipazione nelle spese militari. La NATO continua ad essere il principale strumenti di dominazione politico-militare globale da parte delle potenze imperialiste. Con il vertice di Lisbona, si \u00e8 cercato di dare vita a quello che Diana Johnson chiama un nuovo condominio imperialista, come risposta alla crisi profonda che l&#8217;egemonia statunitense vive in questo scorcio di inizio secolo.<\/p>\n<p>Per queste ragioni una battaglia storica, prioritaria delle forze antimperialiste dei tutte il mondo \u00e8 quella di vincere la lotta per la pace ed il disarmo, facendo indietreggiare i settori pi\u00f9 aggressivi dell&#8217;imperialismo Usa. Su questo terreno si aprono maggiori spazi per l&#8217;affermazione e la crescita delle forze progressiste e dei Paesi che perseguono modelli di sviluppo socialista o comunque alternativi al neoliberismo.<\/p>\n<p>4. Nel nuovo contesto mondiale una dinamica propulsiva viene da tutti quei popoli e paesi che perseguono un progetto &#8220;nazionale&#8221; che entra obbiettivamente in contrasto con le strategie dell&#8217;imperialismo. Per questo, condizione necessaria, ma non sufficiente, per una strategia alternativa alla mondializzazione capitalistica \u00e8 il recupero parziale di sovranit\u00e0 degli stati nazionali. Questo non vuol dire sostenere tesi autarchiche. La difesa della sovranit\u00e0 nazionale presuppone una fitta rete di relazioni tra Stati sovrani, con accordi tra settori e imprese pubbliche dei rispettivi Paesi, volti a costruire entit\u00e0 economiche integrate a livello sovranazionale. Ma ogni convergenza a livello mondiale e continentale deve essere costruita a livello nazionale, e consolidata in un nuovo potere politico statuale. Solo a livello nazionale possono essere modificati con la lotta i rapporti di forza sociali, politici, statuali a favore delle classi popolari.<\/p>\n<p>Per queste ragioni, una strategia deve essere basato su un programma politico e programmatico che prevede:<\/p>\n<p>a) la formazione di poteri politici nazionali, tra loro cooperanti su scala regionale e mondiale, non subalterni al neo-liberismo in campo economico e all&#8217;imperialismo in campo internazionale;<\/p>\n<p>b) la formazione di poli pubblici produttivi, tecnologici, finanziari, e della comunicazione, con capacit\u00e0 di contrappeso del capitale multinazionale privato.<\/p>\n<p>c) la lotta per la pace e il disarmo: scioglimento della NATO, rimozione delle basi militari straniere, messa al bando delle armi di distruzione di massa.<\/p>\n<p>5. La necessit\u00e0 di riproporre, all&#8217;inizio del terzo millennio, la questione del superamento del capitalismo e la prospettiva del socialismo \u00e8 radicata nelle contraddizioni vecchie e nuove che il capitalismo \u00e8 incapace di risolvere. Per tutti questi motivi \u00e8 importante sviluppare tutti gli sforzi di cooperazione e di lavoro comune. Il mio partito ha ritenuto di particolare interesse ha proposta fatta dal presidente del Venezuela Hugo Chavez di una nuova Internazionale che, come si \u00e8 detto, \u00e8 utile per armonizzare &#8220;una strategia comune per la lotta contro l&#8217;imperialismo, il rovesciamento del capitalismo con il socialismo e la solidariet\u00e0 a base di un nuovo tipo di integrazione economica&#8221;, perch\u00e9 al giorno d&#8217;oggi, \u00e8 necessario, pi\u00f9 di prima, per rafforzare l&#8217;unit\u00e0 di azione e di collaborare con altre forze anti-capitaliste ed anti-imperialiste. I lavoratori ed i popoli, al fine di raggiungere un nuovo sistema politico, economico, sociale e di godere dei diritti, della sovranit\u00e0, della sicurezza e della pace, dovranno continuare nella lotta politica di classe, nella quale cresca la lotta antimperialista patriottica, la lotta per la democratica ed il ruolo dei paesi guidati da forze rivoluzionarie e progressiste. Crediamo che l&#8217;incontro internazionale dei comunisti ed operai svolge un ruolo importante in questo contesto. La nostra reciproca cooperazione, il nostri obiettivi comuni, la nostra capacit\u00e0 di avanzare in azioni comuni o convergenti, assume una importanza cruciale. In questo contesto di crisi, i partiti comunisti ed operai possono e devono svolgere un ruolo fondamentale, politico ed ideologico nella lotta per la pace, il progresso ed il socialismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Francesco Maringi\u00f2 Signor Presidente, colleghi delegati: \u00e8 un onore per me essere delegato dal Dipartimento Esteri del Partito della Rifondazione Comunista d&#8217;Italia a partecipare a questo importante incontro internazionale. 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