{"id":190,"date":"2008-07-01T15:41:47","date_gmt":"2008-07-01T14:41:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=190"},"modified":"2008-07-01T15:43:26","modified_gmt":"2008-07-01T14:43:26","slug":"ritorno-a-casa-cervi-lezione-partigiana-per-litalia-di-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=190","title":{"rendered":"Ritorno a Casa Cervi, lezione partigiana per l&#8217;Italia di oggi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di Orsola Casagrande<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">da Il Manifesto<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tre giorni di politica e storia nella prima festa nazionale dell&#8217;Anpi. Chiusa a Gattatico, di fronte all&#8217;abitazione della famiglia Cervi, sterminata dai nazisti nel novembre 1943. Migliaia di persone per ricordare e rivivere<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si respira una certa emozione in questa domenica mattina. C&#8217;\u00e8 gi\u00e0 tanta gente a casa Cervi e il girotondo di parole e di accenti rivela che sono arrivati da tutta Italia. Perch\u00e9 attraversare il podere dove vissero e furono arrestati i sette fratelli Cervi, entrare nelle stanze di questa famiglia resistente non \u00e8 come visitare un museo qualunque. Qui si respira la storia che \u00e8 presente. Trovarsi di fronte Adelmo (indaffarato nei preparativi della festa) figlio di Aldo, e i nipoti degli altri Cervi, i figli di Maria, figlia di Antenore Cervi e mancata l&#8217;anno scorso, mozza il respiro. Non \u00e8 romanticismo \u00e8 che a entrare e uscire da queste stanze ti pare di vederli i sette figli di Alcide, che cospirano, tramano, lavorano la terra, ridono. Fino a quegli ultimi momenti, quel \u00abfatale 25 novembre 1943\u00bb come lo chiama Alcide Cervi nel suo libro I miei sette figli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more-->\u00abEra notte, pioveva a dirotto, e noi dormivamo tutti. A un certo punto ci svegliano i lamenti del bestiame e colpi di fuoco. Che \u00e8? &#8211; dico io &#8211; e scendo dal letto. Nel corridoio c&#8217;\u00e8 Aldo, e gli altri aprono le porte, ci mettiamo a guardare dalle finestre. Sparano dai campi intorno alla casa, altro non vediamo. Poi viene una voce forte dalla campagna: &#8216;Cervi, arrendetevi!&#8217; Non diciamo parola e prendiamo subito le armi. Le donne trascinano nelle stanze le cassette delle munizioni. Genoeffa stava vicino alla porta della camera da letto, muta. La vedo come se fosse adesso, pallida e con gli occhi accesi. Poi si scuote e si mette a calmare i bambini. Intanto noi abbiamo infilato le pistole tra gli scuri. Aldo ha un mitra e apre il fuoco. Anche gli stranieri sparano con noi. Ci rispondono altri colpi e il fuoco dura qualche minuto. Poi noi cominciamo a scarseggiare nei tiri finch\u00e9 ci guardiamo tutti e ci parliamo nelle stanze, le munizioni sono finite. Aldo guarda dalla finestra verso il fienile, vede un bagliore, e dice: &#8216;brucia, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 niente da fare&#8217;. Io dico: Non mi arrendo a quei cani, andiamo gi\u00f9 tutti quanti e meglio morti che vivi. Aldo mi ferma e dice: &#8216;No pap\u00e0, che ci sono le donne e i bambini. Meglio arrendersi&#8217;. Cos\u00ec scendiamo le scale, piano per l&#8217;ultima volta\u00bb.<br \/>\nE&#8217; con queste parole sempre in testa che si attraversa casa Cervi. E&#8217; anche con queste parole in testa che l&#8217;Anpi ha deciso di tenere la sua prima festa nazionale. Non a caso quest&#8217;anno. \u00abCe n&#8217;\u00e8 bisogno di questi tempi &#8211; dice una vecchia partigiana di Cuneo &#8211; e per fortuna che ci sono tanti giovani\u00bb. Infatti, di giovani ce ne sono molti in questa torrida giornata padana. Tre giorni di festa. Domenica scorsa ci saranno state diecimila persone. Tantissime. Nemmeno gli organizzatori se l&#8217;aspettavano e sono costretti a riciclare i vassoi tanti sono i pranzi da servire. Visibilmente emozionata, Fulvia Alidori, ricorda Maria, la sorella dei sette Cervi, che \u00e8 morta lo scorso anno. \u00abE&#8217; stata lei a volere fortemente questa festa &#8211; dice Fulvia &#8211; instancabile andava in giro per l&#8217;Italia a raccontare la sua storia ma soprattutto a cercare le persone che avrebbero potuto aiutarla in questa impresa\u00bb. Se Maria fosse qui, lo dicono in tanti, sarebbe felice di vedere quanta gente \u00e8 accorsa a casa Cervi. Ci sono stage e seminari, musica e cibo. Si sta insieme, si fa capannello. C&#8217;\u00e8 quello con la chitarra che suona il repertorio della resistenza. Ci sono le donne e gli uomini della resistenza. Dalla Toscana, dal Piemonte, dal Veneto e naturalmente dall&#8217;Emilia Romagna. Tre partigiani, classe 1926, si danno di gomito e ridacchiano di fronte ai cartelli che il soccorso medico ha appeso a tutti gli alberi, &#8216;si raccomanda di bere tanta acqua&#8217;. \u00abNon siamo morti contro i fascisti &#8211; dicono &#8211; ti pare che moriamo per un po&#8217; di caldo\u00bb. E in effetti tengono botta per tutta la giornata. Intrattengono i giovani con i loro racconti. Cercano riparo sotto gli alberi e aprono ancora una volta il cassetto dei ricordi. Che hanno il sapore di realt\u00e0, sempre attuali. Qualcuno tra i ragazzotti nota che i vecchi della resistenza sono pi\u00f9 allegri degli altri anziani. \u00abLa lotta partigiana &#8211; dice Nella che viene dal Piemonte &#8211; ci ha segnato per tutta la vita. E&#8217; come stare sempre in una grande famiglia. Magari &#8211; aggiunge &#8211; ci si ritrova solo una volta l&#8217;anno, il 25 aprile, ma \u00e8 come se ci si vedesse tutti i giorni\u00bb. Lei ha cominciato facendo la staffetta ma poi ha preso il fucile. \u00abEh figurati &#8211; dice &#8211; i miei non volevano, avevano paura e il mio fidanzato mi aveva detto di non andare sulle montagne. Sai che cosa gli ho risposto? Che poteva anche non farsi pi\u00f9 vedere\u00bb. Nella ride a ricordare. Canta tutte le canzoni. Si commuove quando Ivana Monti e il coro delle mondine di Novi cantano la storia dei fratelli Cervi.<br \/>\nAlcide Cervi sposa Genoeffa Cocconi nel 1899. Hanno nove figli, sette maschi e due femmine: Gelindo, Antenore, Diomira, Aldo, Ferdinando, Rina, Agostino, Ovidio ed Ettore. In casa di Alcide e Genoeffa era comune veder circolare libri ed opuscoli; nonostante la scolarizzazione nelle campagne fosse molto bassa a quel tempo, i loro figli erano stati allevati con l&#8217;amore per la lettura e il sapere. Tra i Cervi, il primo a conoscere le pene del carcere \u00e8 Aldo, il terzogenito, per una ingiusta condanna durante il periodo di leva. Mentre la famiglia continua a chiedere giustizia, Aldo passa 25 mesi dietro le sbarre a Gaeta, dove ha modo di conoscere i prigionieri politici: intellettuali e esponenti dei movimenti antifascisti che sono in carcere per le proprie idee contro il nuovo potere dittatoriale. E&#8217; proprio il carcere che porta Aldo a conoscere le teorie politiche antifasciste, e a interpretare il proprio impegno per la libert\u00e0 in modo pi\u00f9 maturo e consapevole. Essere antifascisti durante il regime significa agire in stretta clandestinit\u00e0, e al ritorno dalla detenzione nel 1932, Aldo Cervi \u00e8 ben consapevole del rischio, insieme ai fratelli e ai familiari che iniziano da subito a condividere quell&#8217;impegno. Anche la cultura, a cui i Cervi sono tanto appassionati, \u00e8 caduta sotto i colpi del regime. La famiglia istituisce una biblioteca popolare, allo scopo di diffondere liberamente libri e riviste di ogni tipo. Aldo e la sua famiglia sono consapevoli che lo studio e la circolazione delle idee sono il primo antidoto contro la propaganda e l&#8217;arroganza della dittatura. Nell&#8217;ottobre del 1943 i Cervi danno vita alla prima formazione partigiana della regione, anticipando un movimento che, nei mesi successivi anche se con ritardi, difficolt\u00e0 e differenze da zona a zona riesce a radicarsi in modo non paragonabile a nessu&#8217;altra realt\u00e0 regionale.<br \/>\nL&#8217;Anpi ha voluto chiamare la sua festa \u00abdemocrazia e\/\u00e8 antifascismo\u00bb. Ha chiamato Rita Borsellino a raccontare la \u00abnuova resistenza\u00bb cio\u00e8 \u00abla lotta contro la mafia\u00bb. E lei ha risposto, commossa, durissima nel suo giudizio della mafia e ancor pi\u00f9 dello stato che consente che \u00abun terzo del paese sia in mano alla mafia\u00bb.<br \/>\nCon lei anche don Gallo, della comunit\u00e0 di San Benedetto al porto di Genova. Sigaro in bocca, fazzoletto dell&#8217;Anpi e sciarpa rossa al collo, ha invitato tutti ad \u00abalzare la testa e a tenerla ben alta\u00bb in questi tempi cupi. E&#8217; intervenuto anche Luigi Ciotti, anche lui durissimo, contro i cpt, i centri di detenzione per stranieri, da chiudere. Ci sono stati interventi di storici. E le donne hanno raccontato la loro resistenza. Vinicio Capossela ha regalato due canzoni a questa festa straordinaria. Il coro trentino ha intonato le canzoni che tutti sanno e cantano felici, brindando con il lambrusco.<br \/>\n\u00abIl futuro dell&#8217;Anpi \u00e8 ora\u00bb, recitava lo slogan che ha accolto le decine di migliaia di persone giunte da tutta Italia. E che se ne vanno a casa convinte a sera, ancora cantando, negli occhi i volti di partigiane e partigiani, dei sette fratelli Cervi, dei tanti che hanno dato la vita per la libert\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Orsola Casagrande da Il Manifesto Tre giorni di politica e storia nella prima festa nazionale dell&#8217;Anpi. Chiusa a Gattatico, di fronte all&#8217;abitazione della famiglia Cervi, sterminata dai nazisti nel novembre 1943. Migliaia di persone per ricordare e rivivere Si respira una certa emozione in questa domenica mattina. 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