{"id":176,"date":"2008-06-19T11:16:18","date_gmt":"2008-06-19T10:16:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=176"},"modified":"2008-06-19T11:16:39","modified_gmt":"2008-06-19T10:16:39","slug":"in-quel-cpt-una-stanza-dei-pestaggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=176","title":{"rendered":"In quel cpt una stanza dei pestaggi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di Orsola Casagrande<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">da\u00a0Il Manifesto<\/p>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><em>I racconti dei migranti usciti dal centro di corso Brunelleschi a Torino<\/em><\/h5>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si respira una bella aria a Torino. Sali sull&#8217;autobus e l&#8217;unica cosa di cui si parla sono i rischi che si corrono sui tram e sui pullman. Rischi? \u00abNon hai sentito? &#8211; dice una giovane donna &#8211; qui ormai \u00e8 il Far West\u00bb. L&#8217;autobus \u00e8 il 67, lo stesso dove qualche giorno fa i vigili urbani hanno spadroneggiato con fare effettivamente un po&#8217; da cowboys, intimando ai cittadini stranieri presenti di scendere, dividendo uomini da donne e esibendosi in controlli accompagnati da frasi come \u00abla pacchia \u00e8 finita\u00bb. E a chi mostrava la carta d&#8217;identit\u00e0 italiana, \u00abnon ce ne frega nulla della vostra carta italiana, questo non \u00e8 pi\u00f9 il paese delle meraviglie\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more-->Al mercato di Porta Palazzo, storico quartiere delle differenze e per questo uno dei luoghi pi\u00f9 ricchi e interessanti, il clima di questi giorni si traduce in poca voglia di parlare da parte dei cittadini stranieri. Che per\u00f2 non riescono a trattenersi pi\u00f9 di tanto, perch\u00e9 di voglia di parlare ne hanno molta. \u00abNon capiamo &#8211; dice un giovane fruttivendolo marocchino, Abdul &#8211; ci sembrava che tutto questo odio potesse finire, anzi credevamo che fosse se non finito almeno un po&#8217; contenuto e invece \u00e8 riesploso\u00bb. E in modo violento. Siccome qui quasi tutti hanno subito l&#8217;umiliante esperienza di una detenzione nei cpt italiani, \u00e8 facile sapere cosa sta accadendo dentro corso Brunelleschi come in altre galere. La morte del giovane detenuto tunisino a cui sarebbero stati negati i soccorsi \u00e8 avvenuta soltanto due settimane fa, ma \u00e8 gi\u00e0 stata dimenticata. Non qui a Porta Palazzo. \u00abLa Croce Rossa non ti aiuta &#8211; dice M. &#8211; se stai male puoi sgolarti ma se non hanno voglia di venire non vengono. Il medico ti visita solo se gli va\u00bb. L&#8217;inchiesta sulla morte del giovane \u00e8 aperta. In questi giorni dovrebbe essere depositata l&#8217;autopsia che servir\u00e0 a chiarire le cause della morte. Quelle mediche. Perch\u00e9 poi rimane il fatto dei soccorsi. E su questo il magistrato dovr\u00e0 fare chiarezza. Le testimonianze dei detenuti che hanno assistito impotenti alla morte del loro compagno sono chiare. \u00abAbbiamo urlato ma non \u00e8 venuto nessuno\u00bb. Chi c&#8217;era, chi ha chiesto aiuto, \u00e8 stato prontamente deportato, espulso nei giorni immediatamente successivi alla morte. Gli abusi e le violenze continuano. Lo conferma il racconto due ragazzi appena usciti dal centro di corso Brunelleschi. \u00abSiamo trattati come bestie &#8211; dice A., marocchino &#8211; poi quando alla polizia gira ci prendono e ci portano in una stanza e l\u00ec ci picchiano\u00bb. Questa stanza dei pestaggi \u00e8 ricorrente nelle storie di tanti e non solo nel centro torinese. Anche negli altri cpt infatti i detenuti raccontano di essere stati portati ammanettati in una stanza e l\u00ec pestati a sangue. Fare denuncia \u00e8 difficile e comunque molto spesso una denuncia non ha seguito. Si ferma, si arena nei tribunali italiani. Muore. Lo conferma l&#8217;avvocato Gianluca Vitale che proprio in questi giorni ha depositato l&#8217;ennesima denuncia. \u00abIl giovane marocchino che rappresento ormai \u00e8 stato espulso. La denuncia riguarda le botte prese mentre era ammanettato\u00bb, dice Vitale. Intanto, nel silenzio dei media, le espulsioni dei testimoni di quella tragica notte sono proseguite. Un altro giovane tunisino di ventinove anni racconta al telefono di non avere \u00abpi\u00f9 speranza. Dopo cinque anni in Italia, senza permesso, costretto a arrangiarmi come meglio potevo, dopo tre anni di carcere ho deciso che \u00e8 meglio tornare al mio paese. Non mi aspetta una vita serena, ma di stare in Italia non me la sento\u00bb. E&#8217; stato lui a trovare il giovane compagno morto due settimane fa. \u00abE per fortuna &#8211; dice &#8211; che lo conoscevo da quando eravamo al paese, perch\u00e9 lui aveva detto di essere marocchino e oggi non avrebbe avuto nemmeno la possibilit\u00e0 di essere sepolto a casa sua, dove sono i suoi familiari\u00bb. Sulle condizioni del centro il giovane dice che \u00abpurtroppo solo noi che viviamo qui dentro sappiamo cosa significa, l&#8217;umiliazione quotidiana, la violenza anche psicologica perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 solo la violenza fisica. In fondo eravamo venuti qui inseguendo un sogno, quello di vivere meglio, trovare un lavoro. Speravamo di trovare qui quella possibilit\u00e0 di realizzarci che al nostro paese non ci \u00e8 stata data. Non \u00e8 stato cos\u00ec. La vita normale che sognavamo non si \u00e8 realizzata\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Orsola Casagrande da\u00a0Il Manifesto I racconti dei migranti usciti dal centro di corso Brunelleschi a Torino Non si respira una bella aria a Torino. Sali sull&#8217;autobus e l&#8217;unica cosa di cui si parla sono i rischi che si corrono sui tram e sui pullman. 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