{"id":172,"date":"2008-06-17T13:42:38","date_gmt":"2008-06-17T12:42:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=172"},"modified":"2008-06-17T13:42:38","modified_gmt":"2008-06-17T12:42:38","slug":"sinistra-i-danni-dellarcobalenismo-e-il-fantasma-di-un-riformismo-che-non-ce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=172","title":{"rendered":"Sinistra, i danni dell&#8217;arcobalenismo e il fantasma di un riformismo che non c&#8217;\u00e8"},"content":{"rendered":"<p style=\"TEXT-ALIGN: justify\"><em><span style=\"color: #000000;\">Gli elettori hanno fatto il loro &#8217;98, i segnali per capirlo c&#8217;erano tutti a partire dai fischi di Mirafiori. Ora, ripartiamo con umilt\u00e0.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"TEXT-ALIGN: justify\">di Giorgio Cremaschi<\/p>\n<p style=\"TEXT-ALIGN: justify\">L&#8217;inesistenza di una forte opposizione politica \u00e8 il frutto finale e pi\u00f9 velenoso della politica di questi 15 anni. Ed \u00e8 per questo che, per ricostruire l&#8217;opposizione, bisogna riconoscere le ragioni della sconfitta. E cos\u00ec anche risalire alle responsabilit\u00e0 soggettive, che in politica ci sono sempre.<br \/>\nContrariamente a quello che viene sostenuto dai grandi giornali d&#8217;opinione, che dopo aver per anni fatto proprio un centrosinistra liberale oggi si prostrano di fronte a Berlusconi, la prima sconfitta \u00e8 quella del riformismo politico italiano. Il riformismo \u00e8 oggi una ideologia politica che pensa di governare la globalizzazione attraverso il pieno dispiegamento del mercato, di cui si vorrebbero frenare solo le tendenze monopoliste, e la riduzione dello Stato e delle garanzie sociali, concertata con i sindacati. In Europa il riferimento principale di questa ideologia \u00e8 stato il leader laburista Blair: oggi il suo partito si sta sfaldando e si annuncia il ritorno al governo dei conservatori.<\/p>\n<p style=\"TEXT-ALIGN: justify\"><!--more-->In Italia per\u00f2 il riformismo politico ha assunto una particolare caratteristica, che lo ha reso particolarmente fragile se misurato con quello assunto da altre sinistre europee che reggono di pi\u00f9, come in Spagna. Se \u00e8 vero che in tutta Europa, di fronte alla globalizzazione, la politica liberista e del meno peggio adottata dalle socialdemocrazie sta portando a una tendenza a destra che \u00e8 opposta a ci\u00f2 che accade in tutto il mondo, \u00e8 vero che in Italia il riformismo politico ha fatto pi\u00f9 danni. Questo perch\u00e9 esso \u00e8 figlio della crisi e della distruzione dei tre grandi partiti storici del nostro paese, la Democrazia cristiana, il Partito comunista, il Partito socialista. In Italia il riformismo politico \u00e8 figlio dell&#8217;istinto di sopravvivenza del ceto politico di quei partiti. Per dirla brutalmente, \u00e8 diventato una variante del trasformismo. Il lungo confronto tra questo riformismo e Berlusconi si \u00e8 concluso con la vittoria di quest&#8217;ultimo che ne ha occupato saldamente il campo, come appare evidente non appena il confronto politico tocca temi concreti.<br \/>\nIn questo contesto la sinistra radicale ha avuto una funzione anch&#8217;essa negativa in quanto, con i modi e i contenuti della presenza al governo ha alimentato solo sconcerto, riflusso, rabbia e rassegnazione. In particolare in quelle forze, in quei movimenti, che pi\u00f9 costituivano un antidoto alla subalternit\u00e0 del riformismo italiano. In una situazione delicatissima, con una fragilit\u00e0 oggi chiara di equilibri sociali e culturali, ci\u00f2 ha prodotto un effetto valanga su difficolt\u00e0 e crisi gi\u00e0 vive.<br \/>\nIl governo Prodi ha cominciato a distruggere il blocco sociale e i legami con chi l&#8217;aveva sostenuto, un attimo dopo essersi insediato nelle sue funzioni. E&#8217; bene ricordare infatti che se \u00e8 vero che il vantaggio alla Camera del centrosinistra era di soli 25mila voti, nel mese di giugno, nel referendum contro il federalismo e la riforma costituzionale di Berlusconi, il consenso fu del 60%. Era quindi possibile allargare la risicata maggioranza elettorale trasformandola in una vera maggioranza popolare alternativa alla destra. Invece gi\u00e0 con la finanziaria del 2006-2007 cominci\u00f2 l&#8217;alacre opera di distruzione dei legami e delle speranze nei movimenti e nel mondo del lavoro. Il 7 dicembre del 2006 gli operai di Mirafiori travolgevano di fischi i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e la loro politica di consenso verso le scelte del governo.<br \/>\nQui la crisi politica si intrecciava con quella sindacale, in particolare della Cgil, che pi\u00f9 di tutti agli occhi de lavoratori era identificata con il governo, anche perch\u00e9 nulla faceva per dimostrare il contrario. Il patrimonio di credibilit\u00e0 accumulato nella lotta in difesa dell&#8217;articolo 18 veniva dilapidato nell&#8217;assenza di iniziativa di fronte al crollo del potere d&#8217;acquisto dei salari e ai danni della politica dei due tempi adottata dal governo. La Cisl riprendeva cos\u00ec la guida delle scelte confederali, mentre la questione sindacale spariva dall&#8217; agenda sinistra radicale, che anche qui rinunciava ad una sua istanza fondamentale. Cos\u00ec ci si \u00e8 opposti solo all&#8217;ultimo minuto al protocollo del 23 luglio 2007, dopo che si \u00e8 lavorato insieme a Cgil, Cisl e Uil passo passo per costruirlo, salvo poi scartare quando improvvisamente si veniva scartati dal tavolo di negoziazione.<br \/>\nD&#8217;altra parte era chiaro che tutta l&#8217;analisi che accompagnava l&#8217;alleanza con Prodi era sbagliata. Sopravvalutati i movimenti, sottovalutata la spinta conservatrice dell&#8217;Ulivo, non compresa la crisi della globalizzazione, con il ritorno delle politiche statali, magari gestite dalla destra, con la paura diffusa tra i tanti che stanno peggio, paura che il riformismo semplicemente ignora. Ma tutto questo \u00e8 forse meno grave dell&#8217;atteggiamento di arrogante chiusura che si \u00e8 avuto nei confronti di chi obiettava, di chi dissentiva. Fino allo scandalo della sommaria espulsione da Rifondazione comunista di Franco Turigliatto, che dissentiva su pace e guerra, mentre il governo dava il via libera alla base di Vicenza. Inutile e persino fastidioso l&#8217;appello ai movimenti, alle lotte, se ogni volta che c&#8217;era un&#8217;iniziativa, una mobilitazione, la reazione era quella impaurita di chi non sapeva bene cosa fare e comunque doveva subito premettere che non poteva essere messo in crisi il governo.<br \/>\nNon ci si pu\u00f2 stupire poi se chi avrebbe dovuto lottare, nelle fabbriche, nel lavoro precario, nei territori e nei quartieri, abbia oscillato continuamente tra rabbia e rassegnazione. Tutti i gruppi dirigenti della sinistra radicale per due anni hanno solo comunicato impotenza. N\u00e9 mi si venga a dire che sto sopravvalutando la forza reale di Rifondazione comunista e degli altri partiti, e che pi\u00f9 di tanto non poteva fare. Non \u00e8 cos\u00ec. Nel 2001, a Genova, si erano poste le basi per l&#8217;aggregazione di un popolo di sinistra altrettanto forte, diffuso e determinato, da potersi misurare con quello che si stava organizzando a destra. Pochi anni dopo al referendum sull&#8217;articolo 18, nonostante la contrariet\u00e0 del 90% dello schieramento politico, dell&#8217;informazione e delle organizzazioni sociali, ben 11 milioni di persone avevano scelto una posizione di difesa avanzata dei diritti del lavoro. C&#8217;era un popolo di sinistra che poteva costruire legami e progetti, invece \u00e8 stato da un lato inutilmente esaltato, dall&#8217;altro debilitato dalla gestione concreta dell&#8217;esperienza di governo.<br \/>\nSi potrebbe andare avanti a lungo nel sottolineare come, di fronte all&#8217;evidente subalternit\u00e0 alla destra del riformismo politico, il fallimento specifico della sinistra radicale e di Rifondazione comunista sia stato proprio nel non avere esercitato alcuna controtendenza e non aver costruito alcuna alternativa. So bene che a questo punto l&#8217;obiezione \u00e8: ma allora bisognava fare come il \u201898? In Germania Oscar Lafontaine ci mise un mese, quando era al governo con Schroeder, per capire che la politica economica liberista della sinistra non poteva essere n\u00e9 sostenuta n\u00e9 mitigata. Qui le ragioni del &#8217;98, forse anche un certo pentimento per esso, sono state semplicemente rimosse, a favore di un patto tra gruppi dirigenti che si pensava avrebbe garantito da ogni difficolt\u00e0. E invece questa volta il &#8217;98 l&#8217;hanno fatto gli elettori, abbandonando il centrosinistra e, in particolare, la sua sinistra.<br \/>\nLa riflessione sul perch\u00e9 siamo arrivati sin qui potrebbe essere meno necessaria e pedante, se vivessimo in un clima di autocritica , modestia, cambiamento di obiettivi e soprattutto pratiche. Invece il Partito democratico continua imperterrito come se avesse vinto le elezioni e le sue posizioni sono subalterne o ininfluenti rispetto a Berlusconi fino alla caricatura. La sinistra radicale a sua volta si \u00e8 frantumata, ma vedo che in essa \u00e8 ancora presente la tentazione di saltare l&#8217;analisi di questi due anni catastrofici e di riproporre formule aggregative, unioni di ceto politico, come soluzione della crisi. Riformismo politico e arcobalenismo continuano a far danni.<br \/>\nIntanto l&#8217;offensiva della destra e della Confindustria prosegue e si rafforza. Sono all&#8217;ordine del giorno la liquidazione del contratto nazionale, quel federalismo non solidale che solo due anni fa era stato respinto dalla maggioranza del paese, l&#8217;esaltazione del sacro egoismo del lavoratore, dell&#8217;impresa, del territorio, naturalmente temprati dalla minaccia dell&#8217;intervento dell&#8217;esercito, se poi non si va nella direzione voluta.<br \/>\nLa ricostruzione delle sinistre parte dalla capacit\u00e0 di fermare questa deriva e la rottura con il riformismo politico italiano \u00e8 la premessa necessaria per l&#8217;opposizione. Ci\u00f2 non significa la rinuncia a ogni forma di gradualismo e di articolazione. Ma il riformismo ideologico, travolto e assorbito da Berlusconi, non \u00e8 un interlocutore per chi voglia ricostruire in Italia la sinistra e il conflitto sociale: quando si ricomincer\u00e0 a lottare, allora emergeranno altri interlocutori, altri riferimenti anche in quello che \u00e8 oggi lo schieramento riformista.<br \/>\nBisogna definire un programma d&#8217;azione. Bisogna dire no a questa Europa delle banche e del patto di stabilit\u00e0. Bisogna ricostruire il conflitto sociale contro la concertazione. Bisogna ricostruire il potere dei cittadini contro amministrazioni comunali, di destra e di sinistra, ostaggi dei poteri forti dell&#8217;economia e dell&#8217;informazione. Bisogna combattere il neofascismo e contrastare la deriva sicuritaria e intollerante, affrontando il disagio sociale che viene usato per alimentarla.<br \/>\nQuesta \u00e8 la discussione politica di oggi e qui occorrono scelte nette, che saranno credibili solo se partono dalla rottura con l&#8217;esperienza degli ultimi anni. Per questo mi auguro che Rifondazione consideri concluso e non riproponibile l&#8217;impianto politico e di gestione che ha portato al disastro attuale. E&#8217; una condizione necessaria, anche se non sufficiente. Infatti, dopo il disastro, \u00e8 illusorio pensare che si possa semplicemente restaurare la situazione precedente. Con molta modestia tutti coloro che vogliono ricostruire opposizione ed antagonismo dovranno trovare obiettivi e sedi comuni, partendo dalle forze reali che sono rimaste. Si ricomincia stando dalla parte di chi nel dicembre 2006 fischiava.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli elettori hanno fatto il loro &#8217;98, i segnali per capirlo c&#8217;erano tutti a partire dai fischi di Mirafiori. Ora, ripartiamo con umilt\u00e0. di Giorgio Cremaschi L&#8217;inesistenza di una forte opposizione politica \u00e8 il frutto finale e pi\u00f9 velenoso della politica di questi 15 anni. 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