{"id":169,"date":"2008-06-15T12:08:20","date_gmt":"2008-06-15T11:08:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=169"},"modified":"2008-06-15T12:08:20","modified_gmt":"2008-06-15T11:08:20","slug":"non-abbiamo-il-diritto-di-isolarci-come-diceva-marx","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=169","title":{"rendered":"Non abbiamo il diritto di isolarci, come diceva Marx"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di Marco Sferini<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nAvevo provato alcune volte ad immaginare una vita politica e sociale priva di Rifondazione Comunista: l&#8217;avevo immaginata non tanto come una scena dove fosse rappresentato un Parlamento senza comunisti o, anche pi\u00f9 modestamente, senza deputati e senatori di sinistra. No, l&#8217;avevo figurata nella mia mente proprio come un tessuto sociale dove non esistesse pi\u00f9 alcun ruolo per i comunisti, prescindendo dunque &#8211; e chiss\u00e0 mai per quale ragione &#8211; dalla disposizione parlamentare del Partito, dal suo ruolo nelle istituzioni. Forse un riflusso di libertarismo anarcoidaile, o forse una riflessione monca, costruita con i mattoncini di un pensiero che non avrebbe mai contemplato il risultato elettorale dello scorso aprile dove, preludio ad una nostra fuoriuscita dalla vita sociale del Paese, si \u00e8 manifestata in tutta la sua dirompenza la serrata delle porte di Palazzo Madama e Montecitorio per il PRC e per gli altri soggetti politici che avevano raffazzonatamente dato vita a la Sinistra l&#8217;Arcobaleno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more-->Siamo in piena fase congressuale, e cos\u00ec anche i Comunisti Italiani, i Verdi e Sinistra Democratica. Ognuno per s\u00e8 in questo momento. Ognuno &#8220;in fondo perso dentro ai fatti suoi&#8221;, mi pare cantasse Vasco Rossi. E ce n&#8217;\u00e8 ben donde: non mancano infatti i motivi per riprendere in mano le redini dell&#8217;elaborazione certamente concettuale e di profonda analisi, ma anche per sviscerare le cause di una crisi di consenso sociale che non ha precedenti per i comunisti, per la sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la tornata elettorale il corpo militante del Partito ha sentito delle precise, laconiche e icastiche parole d&#8217;ordine: &#8220;Fare la sinistra unita e plurale&#8221;, seguite dall&#8217;ormai celebre diktat: &#8220;Con chi ci sta!&#8221;.<br \/>\nI nostri compagni e le nostre compagne hanno ascoltato la giaculatoria peregrina dell&#8217; &#8220;oltre Rifondazione&#8221;, quasi fosse il tasso di misurazione della volont\u00e0 di ognuno di noi di dedicarsi o no all&#8217;impresa della fondazione di quella costituente della sinistra tanto caldeggiata dal compagno Bertinotti e sostenuta dai giovani rampanti pi\u00f9 o meno ex o ancora comunisti.<br \/>\nOggi, quei compagni e quelle compagne che sostenevano un percorso di superamento graduale o meno del Partito della Rifondazione Comunista, si ritrovano nelle tesi espresse dal documento del compagno Nichi Vendola. Un documento che nella sua prima parte si mostra generoso di espressioni volte alla salvaguardia del progetto politico della &#8220;rifondazione comunista&#8221; e che afferma di escludere qualunque ipotesi di scioglimento del PRC. Questo per quanto concerne la prima parte. Ma se la pazienza non ci abbandona e si seguita la lettura, si potr\u00e0 vedere come dal capitolo 4 in poi si ripetano concetti che prefigurano chiaramente, senza alcuna interpretazione di sorta, quale debba essere la destinazione finale di quel partito nato nel 1991 e che oggi, avendo tastato gli umori della base militante, non si pu\u00f2 scrivere di voler chiudere con un congresso.<br \/>\nScrive, infatti, Nichi Vendola nel gi\u00e0 citato capitolo 4, al paragrafo &#8220;a&#8221;: &#8220;Costruire una nuova soggettivit\u00e0 della sinistra, nella politica, nella societ\u00e0 e nella cultura di questo Paese. Un processo costituente a dimensione unitaria completamente rimotivata nel &#8216;qui ed ora&#8217; dei compiti di opposizione generale che sono oggettivi e incombenti: perci\u00f2 aperto in tutto e per tutto e fatto per rivolgersi, attraverso e oltre tutti i soggetti politici gi\u00e0 ora disponibili&#8230;&#8221;.<br \/>\nSe le parole sono quello che vogliono essere e non bizantinismi messi l\u00ec per dare vita ad un dolce stil novo del politichese, \u00e8 evidente che, parafrasando il tutto, la costruzione di una &#8220;nuova soggettivit\u00e0 della sinistra&#8221; che sia un &#8220;processo costituente a dimensione unitaria&#8221; e che si faccia &#8220;attraverso e oltre tutti i soggetti politici&#8221;, ebbene se le parole sono queste, come vedete ripetute in sequela e senza alcun intento fazioso, vogliono con tutta sincerit\u00e0 dire che per fare una sinista moderna, nuova occorre superare ci\u00f2 che oggi esiste e quindi anche Rifondazione Comunista che, se non sbagliamo, \u00e8 al centro della discussione delle mozioni congressuali tutte.<br \/>\nEcco una delle leve di comprensione della divisione che \u00e8 avvenuta all&#8217;interno della vecchia maggioranza di Venezia e che oggi \u00e8 quella che alza l&#8217;orpello che vorrebbe invece coprire le ragioni di cultura politica che stanno alla base della contrapposizione tra il documento 1 di Acerbo, Ferrero, Grassi, Mantovani e Russo Spena e il documento 2 di Vendola, Giordano, Gianni e Migliore.<br \/>\nHo sempre pensato che anche dalle minuziosit\u00e0 di un carattere, di una qualsiasi espressione di intenti, si possa ricevere qualche segnale pi\u00f9 complessivo, generale. In fondo il modo in cui ci rapportiamo con gli altri non \u00e8 costituito da una sola forma di comunicazione. Ci sfuggono tantissimi nostri messaggi involontariamente subliminali, ma che lo sono perch\u00e8 nascono da ci\u00f2 che sentiamo, da ci\u00f2 che pensiamo e che vogliamo, quindi, comunicare all&#8217;esterna da noi.<br \/>\n&#8220;Manifesto per la rifondazione&#8221;, si intitola la mozione del compagno Vendola: e voi direte, dove sta questa minuscola caratterizzazione politica? Nella parola &#8220;rifondazione&#8221;, che per essere un elemento minuscolo lo \u00e8, a dire il vero, del tutto: infatti non si scrive un manifesto per la &#8220;Rifondazione&#8221; intesa come partito, ma per la &#8220;rifondazione&#8221; intesa come processo non pi\u00f9 associato al comunismo, ma ad una inespressione di aggettivi che dovrebbe essere quindi la caratteristica prima della nuova sinistra del millennio.<br \/>\nIo non credo che la costituente della sinistra che si propongono di attivare i compagni e le compagne del documento 2 sia di per s\u00e8 deleteria, abbia un connotato di innatismo portatore di sciagure e cataclismi per i progressisti pi\u00f9 o meno marxisti, pi\u00f9 o meno comunisti, socialisti o ecologisti.<br \/>\nSe oggi siamo al gradino pi\u00f9 basso della nostra storia, della nostra funzione di incidenza &#8211; lo vogliamo dire senza troppa enfasi? &#8211; &#8220;rivoluzionaria&#8221; (nel senso di capacit\u00e0 di rovesciare anche gradualmente determinate situazioni create dal capitalismo), lo dobbiamo prima di tutto al distacco che abbiamo prodotto tra noi e tutti coloro che si aspettavano dall&#8217;azione di governo una risoluzione delle problematiche sociali che non si \u00e8 verificata. I poteri c.d. &#8220;forti&#8221; hanno saldato molto bene un patto tra di loro e hanno ottenuto, con una intelligentissima manovra neo-borghese del Partito democratico, quella pace sociale che \u00e8 la morte del conflitto di classe, che \u00e8 la sospensione, la passivizzazione della coscienza classista e che relega il moderno proletariato al ruolo esistenziale che Marx definiva &#8220;classe in s\u00e9&#8221;.<br \/>\nUna sinistra senza aggettivi non ha altro orgoglio se non quello di dirsi separata dalle storie operaie, dalle lotte sociali dei tempi ormai passati e ha la faticosissima ambizione, un poco presuntuosa, di essere la rappresentante di un nuovo modo, quello ovviamente vincente, di proporsi come forza propulsiva per la riscossa sociale, avendo abbandonato la vecchia cassetta degli attrezzi e lasciato al suo destino la &#8220;vecchia talpa&#8221; che scavava, scavava incessantemente&#8230;<br \/>\nCi attende, dunque, un congresso di svolta, ci attende un congresso per decidere. Per decidere se proseguire nella costruzione del Partito della Rifondazione Comunista scansando nuovismi che non vogliono connotarsi ma che sono in odor di socialismo riformista e, al contempo, riproposizioni caricaturali del Comunismo non come &#8220;movimento reale che abolisce lo stato di cose presente&#8221;, ma come richiamo ad una aggettivazione esasperata e, altrettanto presuntuosa quanto la costituente della sinistra, laddove ritiene e pensa che solo i comunisti siano necessari e che il dialogo e il cammino comune con le altre forze politiche e sociali di progresso sia un elemento inquinante del valore rivoluzionaro reclamato.<br \/>\nRicordo questa frase di Marx con grande piacere ogni volta che mi viene in mente quache fregola isolazionista o dai contorni settari: &#8220;Il proletariato deve marciare con il grande esercito democratico alla punta dell\u2019ala sinistra, ma guardandosi bene dal rompere ogni legame con il grosso dell\u2019esercito. Il proletariato non ha il diritto di isolarsi, ma esso deve, per quanto ci\u00f2 possa sembrare duro, respingere quanto potrebbe separarlo dagli alleati.&#8221;. Ecco, io credo che l&#8217;attualit\u00e0 di questo pensiero del filosofo di Treviri sia cos\u00ec forte e necessaria da consegnarci un compito: fare di Rifondazione Comunista un partito comunista autonomo, che sappia reagire alle politiche delle destre con una azione di costruzione di una vasta opposizione sociale, che sappia rimettere a nuovo un comune senso antifascista capace di battere i neofascismi e la xenofobia che nascono dallo sfruttamento delle disperazioni sociali da parte delle forze reazionarie della destra. Una Rifondazione Comunista che sia, per tutto questo, unitaria con tutti coloro che sentono il dovere di cambiare la societ\u00e0 a misura d&#8217;uomo e non di profitto. I comunisti sono tali solo se accettano questa grande, importante sfida per il futuro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Sferini Avevo provato alcune volte ad immaginare una vita politica e sociale priva di Rifondazione Comunista: l&#8217;avevo immaginata non tanto come una scena dove fosse rappresentato un Parlamento senza comunisti o, anche pi\u00f9 modestamente, senza deputati e senatori di sinistra. 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