{"id":131,"date":"2008-05-30T11:31:37","date_gmt":"2008-05-30T10:31:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=131"},"modified":"2008-05-30T11:31:37","modified_gmt":"2008-05-30T10:31:37","slug":"e-la-crisi-di-un-capitalismo-fragile-rilanciare-lintervento-pubblico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.prcomunistalivorno.it\/?p=131","title":{"rendered":"E&#8217; la crisi di un capitalismo fragile. Rilanciare l&#8217;intervento pubblico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di Roberto Farneti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">su Liberazione del 29\/05\/2008<\/p>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Emiliano Brancaccio, docente di macroeconomia<\/h5>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abBisogna interrompere questo circolo vizioso che pretende di risolvere le contraddizioni di un capitalismo fragile e frammentato, come \u00e8 quello italiano buttando gi\u00f9 i salari. Il capitale non si riorganizza se ha sempre a disposizione un varco per potere scaricare sui lavoratori i propri problemi\u00bb.<br \/>\nEmiliano Brancaccio, professore di macroeconomia all&#8217;Universit\u00e0 del Sannio, ha le idee chiare su quali siano le cause profonde della crisi che attanaglia l&#8217;economia del nostro paese, impietosamente fotografata nel rapporto Istat relativo al 2007. Alcune cifre: tra il 2000 e il 2006 il reddito per abitante in Italia \u00e8 crollato del 13% rispetto alla media europea. Il 50% delle famiglie \u00e8 costretto a vivere con meno di 1900 euro al mese, il 14,6% arriva \u00abcon molta difficolt\u00e0 alla fine del mese\u00bb, informa l&#8217;Istat, mentre il 28,4% non riesce a far fronte a una spesa imprevista di circa 600 euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more-->Dati deprimenti e che, tuttavia, non sorprendono uno studioso attento come Brancaccio, da tempo consapevole della natura dei mali che affliggono il nostro paese. Basti ricordare l&#8217;appello, sottoscritto assieme ad altri cento economisti italiani, in cui si indicava al governo Prodi una strada precisa da seguire. \u00abUna soluzione di politica economica fondata &#8211; riassume Brancaccio &#8211; piuttosto che sull&#8217;abbattimento del debito pubblico, sulla stabilizzazione del debito pubblico, finalizzata a reperire risorse che dovevano essere impiegate per favorire i processi di centralizzazione dei capitali. Attraverso interventi dello Stato nelle filiere produttive, fino eventualmente agli assetti proprietari\u00bb. Appello, tuttavia, caduto nel vuoto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una soluzione &#8220;veterocomunista&#8221;, direbbe qualcuno del Pd<br \/>\nSi chiama intervento pubblico in economia ed \u00e8 praticato, sotto varie forme, in altri paesi capitalistici. Mi rendo conto che a sinistra siamo stati abituati a interagire con il Pd, vale a dire con il massimo apologeta delle politiche di liberalizzazione e di privatizzazione, ma non \u00e8 questo che ci pu\u00f2 impedire di vedere che altrove il discorso dell&#8217;assetto proprietario pubblico viene valutato in maniera diversa. Faccio per\u00f2 presente che questa proposta noi l&#8217;abbiamo avanzata in un preciso momento politico, con la sinistra al governo. Prodi e Padoa Schioppa hanno scelto un&#8217;altra strada e il risultato \u00e8 stato quello che \u00e8 stato: un disastro politico, economico ed elettorale. Adesso che non abbiamo nessuna fretta, visto che per parecchi anni governer\u00e0 la destra, abbiamo almeno il dovere di essere critici su quello che non \u00e8 stato. Insomma, che ognuno si assuma le proprie responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torniamo al rapporto Istat. Malgrado tutto, il presidente Biggeri esprime \u00abprudente ottimismo\u00bb per il futuro. Condividi?<br \/>\nNo. Purtroppo si tratta di dati che confermano una tendenza che si \u00e8 consolidata nel corso di anni. Questo crollo dei redditi relativi degli italiani rispetto agli altri cittadini dei paesi Ue \u00e8 un indice di crisi del capitalismo italiano. Che \u00e8 un capitalismo fragile, frammentato, fatto di piccole e di piccolissime imprese, fatto di tantissimi intermediari lungo la catena del processo produttivo. Tutte queste inefficienze generano una bassissima produttivit\u00e0 del lavoro. Nel rapporto Istat c&#8217;\u00e8 scritto che in sei anni la produttivit\u00e0 di ogni singolo lavoratore in Italia \u00e8 cresciuta di appena il 4,7% a fronte di un incremento che nella media Ue \u00e8 stato del 18%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il rapporto, le cause dell&#8217;attuale crisi di produttivit\u00e0 vanno ricercate \u00abnel concorso di vari elementi, quale l&#8217;uso pi\u00f9 intenso del fattore lavoro (legato anche alla diffusione di forme di lavoro pi\u00f9 flessibili) e dalla prevalenza di comportamenti di imprese volte a perseguire obiettivi di redditivit\u00e0 piuttosto che di produttivit\u00e0\u00bb. Condividi?<br \/>\nSenz&#8217;altro. Come dicevo, il problema strutturale dell&#8217;Italia \u00e8 la scarsa centralizzazione dei capitali. L&#8217;Istat conferma che la dimensione media delle imprese italiane, poco meno di quattro addetti, \u00e8 ancora la pi\u00f9 bassa d&#8217;Europa. Pretendere di risolvere il problema della bassa competitivit\u00e0 attraverso la flessibilit\u00e0 del lavoro non soltanto non migliora la situazione ma tende a peggiorarla. Abbiamo dati empirici che ci mostrano come, laddove si precarizza il lavoro, la produttivit\u00e0 pu\u00f2 pi\u00f9 facilmente diminuire che aumentare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2 aumenta la redditivit\u00e0&#8230;<br \/>\nIl profitto per unit\u00e0 di lavoro naturalmente cresce, ma per un motivo molto semplice: perch\u00e9 laddove si precarizza il lavoro, la produttivit\u00e0 forse non cresce ma di sicuro si indebolisce il potere contrattuale dei lavoratori. E quindi il salario &#8220;pro capite&#8221; del lavoratore tende a comprimersi. Aggiungo un&#8217;altra cosa, spesso poco sottolineata: questo \u00e8 un paese nel quale si lavora tantissimo. Nelle imprese al di sopra dei nove dipendenti, le uniche su cui si pu\u00f2 fare una comparazione internazionale, noi lavoriamo in media nel settore privato mille e 700 ore all&#8217;anno. La media europea \u00e8 di appena mille e 600 ore all&#8217;anno, in Francia di mille e 500 euro e nella famosa Danimarca, di cui tanto si parla, di mille e 400 ore all&#8217;anno. In sostanza cosa si \u00e8 cercato di fare e cosa sta cercando di fare anche questo governo, tramite la detassazione degli straordinari? Si cerca di spremere di pi\u00f9 i lavoratori senza porci il problema di quella che \u00e8 la capacit\u00e0 produttiva di ogni singola ora lavorata. Io lo definisco un capitalismo da &#8220;bestie da soma&#8221;. Senza peraltro che questo produca una crescita economica, anzi il divario con gli altri paesi aumenta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa politica di abbattimento dei salari si sta per\u00f2 rivelando un boomerang. Non a caso l&#8217;Istat dice che bisogna rilanciare i consumi.<br \/>\nIl problema \u00e8 globale: ormai ogni singolo capitalismo nazionale cerca di vendere le proprie merci all&#8217;estero, perch\u00e9 l&#8217;obiettivo interno \u00e8 quello di tenere basso il costo del lavoro e la spesa pubblica. La timida ripresa in atto delle esportazioni, a mio avviso momentanea, non pu\u00f2 nascondere che questa strada, che in generale \u00e8 fallimentare, lo \u00e8 in particolar modo per l&#8217;Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche Confindustria parla di sostegno alla domanda interna.<br \/>\nS\u00ec, ma sono chiacchiere. La realt\u00e0 \u00e8 che va trovato il modo per tornare a praticare il conflitto sui luoghi di lavoro per opporre una sorta di &#8220;pavimento&#8221; allo schiacciamento dei salari e della spesa pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi pare di capire che chiami in causa il sindacato italiano. A proposito: sta prendendo piede l&#8217;idea che le retribuzioni potrebbero crescere meglio dando pi\u00f9 spazio alla contrattazione aziendale&#8230;<br \/>\nSe si sposta la contrattazione dal livello nazionale ulteriormente verso il secondo livello noi abbiamo evidenze storiche e internazionali che ci dicono che la massa salariale si ridurr\u00e0 ulteriormente. Non \u00e8 certo questa la strada.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Farneti su Liberazione del 29\/05\/2008 Emiliano Brancaccio, docente di macroeconomia \u00abBisogna interrompere questo circolo vizioso che pretende di risolvere le contraddizioni di un capitalismo fragile e frammentato, come \u00e8 quello italiano buttando gi\u00f9 i salari. 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