Intervento al 12 ° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai

di Francesco Maringiò

Signor Presidente, colleghi delegati: è un onore per me essere delegato dal Dipartimento Esteri del Partito della Rifondazione Comunista d’Italia a partecipare a questo importante incontro internazionale. Innanzitutto vorrei ringraziare, a nome del Partito della Rifondazione Comunista d’Italia, il Partito Comunista Sudafricano per aver organizzato questo importante incontro che per la prima volta si tiene nel continente africano. Un evento che avviene a pochi giorni dal 17º Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti che segnerà ancora di più la lotta dei giovani per sconfiggere l’imperialismo, per un mondo di pace, solidarietà e per la trasformazione sociale. Saluto anche tutte le delegazioni che partecipano a questo incontro ed esprimo la mia convinzione che questo 12º Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti ed Operai avrà successo.

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Grecia, il Pasok tiene e i comunisti volano alto

di Victor Castaldi

su Liberazione del 09/11/2010

Nonostante un crisi economica brutale e delle soluzioni per venirne fuori ancor più devastanti del male, il premier Papandreou ha vinto la sua scommessa, passando indenne le forche caudine delle temutissime elezioni regionali. Il suo partito socialista ha infatti tenuto botta, arrivando al primo posto in sette delle 13 megaregioni in cui è suddivisa la mappa amministrativa della Grecia e che sostituiscono per la prima volta le precedenti 57 province. Papandreou si libera così dello spettro di elezioni politiche anticipate che aveva evocato alla vigilia in caso di una netta sconfitta. «Il popolo che ci portò al potere un anno fa ha confermato che vuole il cambiamento, e quindi proseguiremo per la nostra strada con i nostri obiettivi», ha detto a caldo il premier. Un discorso che è piaciuto molto ai mercati, tanto che la Borsa di Atene ha aperto in netto rialzo. Certo, il Pasok ha vinto ma non ha convinto. Se un anno e mezzo fa i distaccava l’opposizione di centrodestra di oltre dieci punti, oggi la distanza tra i socialisti e Nuova Democrazia si è ridotta al 2,5%. I conservatori riescono infatti ad imporsi nel grande collegio della Macedonia centrale e nelle due principali aree metropolitane del paese, Atene e Salonicco dove si andrà comunque al ballottaggio. Un discreto risultato anche se la tanto evocata rimonta non c’è stata. anche perché i greci ricordano le responsabilità dell’ex premier Karamanlis nella crisi. Alla fine l’unico vincitore della contesa è il Partito comunista (Kke), che sfiora il 12% dei consensi, oltre quattro punti in più rispetto alle legislative del 2009, con un picco del 15% proprio nella regione di Atene, dove sarà più che decisivo per gli esiti del secondo turno. Un’affermazione, quella del Kke che da una parte inceppa il meccanismo bipolarista che caratterizza da decenni la scena politica ellenica. E che dall’altra raccoglie la rabbia di coloro che più di tutti hanno pagato il prezzo della crisi economica, impiegati pubblici, lavoratori dell’industria, giovani disoccupati; un elettorato che, dopo il piano lacrime e sangue varato dal governo per fronteggiare la recessione, ha voltato le spalle al Pasok e che ora si rivolge altrove. In mezzo a questi dati, spicca un’astensione altissima, superiore al 40%, anch’essa figlia della crisi economica e della frustrazione di un paese che dal punto di vista sociale sembra costantemente borderline. Se il premier può tirare un sospiro di sollievo per aver evitato una disfatta elettorale, farebbe comunque bene a riflettere sul sgnificato politico del voto di domenica e sul giudizio che i greci hanno delle ricette economiche ddell’esecutivo.«Papandreou canta vittoria, ma non ha affatto compreso il messaggio degli elettori i quali hanno respinto la politica di asuterità e tagli sociali concertata dal governo con l’Unione europea e il Fondo monetario», ha commentato la segretaria del Kke Aleka Papariga, lasciando intendere che il suo partito non farà sconti ai socialisti. A cominciare dai ballottaggi.

Area Dibattiti: Venerdì 23 Luglio 2010

Venerdì 23 Luglio

Festa Comunista 2010

 

Conosciamo la RPDC ( repubblica democratica popolare di Corea )

Prospettive della pace e riunificazione in Corea

 

Coordinatore: Lorenzo Cosimi segretario Federazione PRC Livorno

 

Intervengono:

 Flavio Pettini, delegato ufficiale in Italia KFA (Korea Frind ssociation) ITALIA

Simone Verdiani, KFA (Korea Frind ssociation) Regione Toscana

AN TAE SONG, Ambasciatore in Italia della Repubblica Popolare Democratica Corea

 

Saluto di benvenuto il vice sindaco di Collesalvetti, Benedetti Alberto

“In Cuba migliori indici di salute che nei paesi sviluppati”

Lo ha affermato il Presidente dell’Associazione Mondiale di Pediatria

José A. de la Osa

“Gli indici di mortalità infantile a Cuba, sia nel primo anno divita che nei minori di cinque anni, sono migliori di quelli che si possono incontrare nei paesi sviluppati, con entrate nazionali molto superiori”, ha affermato a L’Avana il dottor Chok-wan Chan, presidente dell’Associazione Mondiale di Pediatria (IPA, la sigla in inglese), intervenendo nel Seminario Internazionale Esperienze dell’Attenzione alla Salute Infantile.

“Se paragono le statistiche di salute degli Stati Uniti con quelle di Cuba, queste ultime sono superiori e per questa ragione considero che Cuba è un buon esempio nell’ottenimento di indici positivi, come risultato della volontà politica del governo rivoluzionario, nel suo sistema di salute universale e gratuito, il livello dell’educazione raggiunto da tutta la popolazione e l’atteggiamento dei suoi professionisti.

Nelle sue parole di chiusura del Seminario, la dottoressa Elizabeth Mason, direttrice del Dipartimento della Salute Infantile e dell’Adolescente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha detta ai delegati di dieci paesi della regione, di conoscere solo un altro sistema buono come quello cubano, alludendo a quello inglese, ed ha precisato che se si analizzano le risorse monetarie che s’investono in salute annualmente per i  britannici, con quelli che utilizza Cuba, è come paragonare una goccia d’acqua con un enorme bacino…

Contro le politiche liberiste dell’Unione Europea la lotta del KKE e del popolo greco

Intervista esclusiva a l’Ernesto di Aleka Papariga, segretaria del Partito Comunista di Grecia (KKE)

di Francesco Maringiò

Aleka Papariga è la segretaria del Kke. O meglio: è la segretaria generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Greco, una sottolineatura, questa, non nominalistica ma sostanziale, per un partito organizzato secondo i principi del centralismo democratico e che lavora per coniugare la necessità della pratica collegiale nella discussione e nella costruzione della linea politica (centralità del CC), con l’esigenza di lavorare permanentemente per l’unità politico-ideologica del partito, dai sui dirigenti centrali a tutti i suoi militanti. Ma Alexandra “Aleka” Papariga è anche la prima donna del panorama europeo a capo di un grande partito ed anche la prima, per un periodo così lungo, a guidare il Kke. La sua militanza politica inizia nel movimento studentesco, di cui diventa subito una delle leader. È durante il fascismo che decide di iscriversi al Partito Comunista di Grecia e partecipare al movimento delle famiglie dei prigionieri politici. È in questa fase che viene fatta arrestare dal regime e recludere per quattro mesi. Ma questo non affievolirà certo il suo animo risoluto e continuerà così il suo impegno e la sua militanza contro il regime, fino alla sua caduta, e la sua militanza comunista. Importante sarà anche il suo impegno nel movimento delle donne. Tra i fondatori della Federazione delle Donne Greche (Oge), ha partecipato all’organizzazione di eventi inerenti l’Anno internazionale della donna, a conferenze internazionali promosse dalla Federazione mondiale delle donne democratiche ed ha scritto un libro sull’emancipazione e sulla liberazione delle donne.

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